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Il grido silenzioso



 

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[Da "Il Timone" - Anno II, numero 10 - Novembre/Dicembre 2000]

"Nelle prime democrazie, compresa quella americana alla sua nascita, tutti i diritti venivano riconosciuti alla persona umana solo in quanto creatura di Dio: in altre parole, la libertà veniva conferita al singolo solo sotto condizione, presumendo una sua permanente responsabilità religiosa: tanto sentita era ancora l’eredità del millennio precedente. Solo duecento anni fa, ma anche cinquanta, in America sarebbe parso impossibile accordare all’uomo una libertà senza freni, così, per il soddisfacimento delle sue passioni. Tuttavia, da allora, in tutti i paesi occidentali questi limiti e condizionamenti sono stati erosi, ci si è definitivamente liberati dell’eredità morale dei secoli cristiani con le loro immense riserve di pietà e di sacrificio e i sistemi sociali hanno assunto connotati materialistici sempre più compiuti. In ultima analisi si può dire che l’Occidente abbia sì difeso con successo, e perfino con larghezza, i diritti dell’uomo ma che nell’uomo si sia intanto completamente spenta la coscienza della sua responsabilità davanti a Dio e alla società". (Aleksandr Solzenicyn, Un mondo in frantumi. Discorso di Harvard, La Casa di Matriona, 1978, p.26).

"Che il "concepito" sia un essere umano oggi non dovrebbe essere messo in dubbio più da nessuno che non voglia negare i dati della scienza e della ragione. Se è un essere umano, sia pure in forma microscopica, possiede già, sin dal momento del concepimento, la dignità propria degli esseri umani. E con la dignità possiede pure i diritti che non sono valori aggiunti, ma insiti, cioè iscritti nella stessa dignità. Probabilmente la tenace resistenza a non ammetterlo deriva in molti non dal fatto in sé, ma dalle possibili conseguenze che dal principio si possono poi trarre per l’illegittimità dell’aborto". (P. Gino Concetti, Fecondazione assistita..., in L’Osservatore Romano, 23-24/6/2000, p. 20).

"Proprio quelli che più dicono di avere a cuore la giustizia si preoccupano solo dei loro contemporanei, dimenticando che c’è un dovere di giustizia anche verso coloro che ci hanno preceduti. Occorre essere giusti non solo verso i vivi, ma anche verso i morti: anzi, più che mai verso questi, perché non possono difendersi; e soprattutto se si tratta di fratelli in una fede della quale non solo noi (checché ne pensi la nostra risibile superbia di moderni) abbiamo capito da poco le esigenze". (Vittorio Messori, Le cose della vita, San Paolo, Cinisello Bal.mo [MI]1995, p.322).

"L’uomo è un essere sociale che nasce in una comunità, la famiglia, e vive in un’altra comunità più vasta, famiglia di famiglie, chiamata nazione o patria. La famiglia e la patria sono gli ambiti naturali nei quali il progetto divino sulla vita sociale prevede avvenga l’educazione degli individui in tutti i suoi aspetti, fisico, intellettuale e spirituale. Come tali, famiglia e patria sono beni superiori alla vita del singolo e spesso, nel corso della storia, al singolo uomo è stato chiesto di sacrificare la vita per difendere la propria famiglia o la patria. Perciò i principi "Dio, patria e famiglia" sono stati sentiti come profondamente uniti tra loro da tutti i popoli, almeno fino alla diffusione dell’ideologia illuminista, nel Settecento, e alla conseguente Rivoluzione francese". (Marco invernizzi, Il movimento nazionalista in Italia, in IDIS [Istituto per la Dottrina e l’Informazione Sociale], Voci per un Dizionario del pensiero forte, a cura di Giovanni Cantoni, Cristianità, Piacenza 1997, p. 179).

"La Spagna subì in quegli anni (1931-1939, ndr) una persecuzione religiosa senza precedenti nella sua storia. Dove passò la furia devastatrice dei comunisti, con il contributo anche di socialisti, anarchici ed altri elementi incontrollati, tutto ciò che aveva attinenza con la Chiesa fu distrutto, incendiato, saccheggiato: chiese, seminari, canoniche, palazzi vescovili, conventi, sedi di associazioni cattoliche. Alcune chiese furono rase al suolo, arredi sacri e tesori artistici distrutti e rubati. Le perdite del patrimonio storico-artistico furono immense ed irreparabili. Il numero degli ecclesiastici massacrati nei modi più barbari ammonta a parecchie migliaia e quello dei laici cattolici, per lo più appartenenti all’Azione Cattolica e ad altre associazioni e movimenti ecclesiali, a molte decine di migliaio. Le statistiche più attendibili anche se non ancora definitive dicono: 13 vescovi, 4.184 sacerdoti e seminaristi, 2.365 religiosi, 283 suore e migliaio di laici cattolici uccisi per motivi religiosi". (Vicente Carcel Ortì, Buio sull’altare. 1931 - 1939: la persecuzione della Chiesa in Spagna, Città Nuova, Roma 1999, p. 10).

"C’è un ampio progetto che minaccia, in vari modi, la vita umana e che sembra puntare alla sua distruzione. Il nuovo paradigma della salute, i nuovi "diritti dell’uomo", la nuova etica lasciano sempre maggiore spazio a una cultura della morte che, servendosi dell’ONU e delle sue agenzie, intende banalizzare pratiche quali l’aborto, l’eutanasia, la sterilizzazione, la contraccezione, che vanno contro la vita e sanciscono il dominio dei più forti sui più deboli". (Michel Schooyans, Nuovo Disordine Mondiale. La grande trappola per ridurre il numero dei commensali alla tavola dell’umanità, San Paolo, Cinisello Bal.mo (MI) 2000, IV di copertina).

"Effettivamente, durante tutto il corso del Medioevo l’arte non fu mai avulsa dalle sue origini. Intendiamo dire che essa esprime il Sacro. E questo legame tra arte e il sacro è radicato nelle fibre stesse dell’uomo, in tutte le civiltà; gli specialisti di preistoria ce lo confermano, e sin dall’apparizione dell’arte delle caverne. Tutte le razze, sotto tutti i cieli, volta a volta attestarono quest’intima comunione, questa tendenza che inerisce all’uomo e lo porta a esprimere il Sacro, il Trascendente, in quest’altro linguaggio che è l’arte in tutte le sue forme". (Regine Pernoud, Medioevo. Un secolare pregiudizio, Bompiani, Milano 1992, pp. 34-35).

© il Timone

 


 
   

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