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Il grido silenzioso



 

Non tutti sanno che...
 
[Da "il Timone" - Anno II, numero 9 - Settembre/Ottobre 2000]

Il Papa "buono"

Papa Giovanni XXIII passa per essere stato un Pontefice "progressista". Pochi sanno che il cardinale Oddi, che lo conosceva bene, lo definì, al contrario, "il conservatore più incallito che Dio abbia mai creato". In effetti, di Papa Roncalli non si ricordano mai quelle decisioni che risultano scomode per un certo cattolicesimo da intellettuali modernisti. A parte il severo giudizio che diede sulle Esperienze pastorali di don Milani, Giovanni XXIII non mancò di condannare severamente i regimi comunisti, di dettare norme "ferree" sull’abbigliamento dei sacerdoti, di approvare il monito del Sant’Uffizio contro Teilhard de Chardin e di deprecare l’iniziativa dei preti operai (quand’era Nunzio a Parigi), la cui esperienza egli considerava "la deformazione del sacerdozio". Ha ragione Roberto Beretta quando scrive su Avvenire (26.5.2000) che Giovanni XXII è "un personaggio che non sta nelle caselle...".

...e quello "non buono"

È difficile trovare un Pontefice più demonizzato di Bonifacio VIII (circa 1235-1303), fautore della teocrazia medievale. Eppure, non solo egli fu il Papa che indisse meritoriamente il primo Giubileo (1300), ma, stando a quanto scrive Rino Cammilleri (Storia dell’Inquisizione, Tascabili economici Newton, p. 18), appena eletto si prodigò per accogliere i ricorsi degli imputati dell’Inquisizione, che avevano diritto (quanti lo sanno?) di appellarsi al papa. Non solo: nel 1297 annullò la condanna inflitta dall’Inquisizione a Rainero Gatti da Viterbo e ai suoi due figli per l’inaffidabilità dei testimoni a carico. Nel 1298 fece restituire al figlio di un eretico i beni confiscati al padre e impose all’inquisitore di Orvieto (città in mano ai catari, responsabili di omicidi e intimidazioni ai danni dei cattolici) di smettere di molestare un cittadino già assolto dal precedente inquisitore". Non sono, questi, atti di bontà?

Adulatori

Il 5 marzo 1953, alle ore 21,50, moriva Giuseppe Stalin. Per causa sua, e dell’ideologia comunista, milioni di uomini furono processati, torturati, imprigionati, condannati ai lavori forzati ed infine sterminati. Naturalmente i credenti di ogni religione, specialmente gli ortodossi ma anche milioni di cattolici subirono atroci persecuzioni. Notizie note anche a quell’epoca. Tuttavia, l’Unità, giornale dell’allora Partito Comunista Italiano, appresa la morte del dittatore sovietico, scriveva: "1 comunisti e i lavoratori italiani, inchinano le loro bandiere dinanzi al Capo dei lavoratori di tutto il mondo, al difensore della pace [sic!], al costruttore della società socialista, all’Uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso del genere umano [sic!]". Anche il senatore Sandro Pertini, poi Presidente della Repubblica, intervenne il 6 marzo per commemorare la morte di Stalin. Sono sue molte espressioni che oggi farebbero semplicemente rabbrividire. Eccone una: "Amici ed avversari debbono oggi riconoscere l’immensa statura di Giuseppe Stalin. Egli è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerà tramonto".

Caso

Come è noto, quando non si vuole attribuire a Dio la causa del mirabile ordine regnante nell’universo, si ricorre al caso. Ma si sta assottigliando sempre di più il numero di coloro che al caso addebitano l’origine e la realtà del cosmo. Vittorio Messori, nel suo Inchiesta sul Cristianesimo, riporta le parole dell’astronomo e matematico Fred Hoyle: "Ma è davvero possibile che il caso abbia prodotto, nel brodo primordiale di cui si favoleggia, anche soltanto gli oltre duemila enzimi necessari al funzionamento del corpo umano? Basta una piccola serie di calcoli al computer per rendersi conto che la probabilità che questo sia avvenuto casualmente è pari alla probabilità di ottenere 12, per 50.000 volte di fila, gettando due dadi sul tavolo" (p. 174). Due dadi non truccati, aggiungiamo noi. Ora, se è di fatto impossibile che casualmente si sia formata la catena degli enzimi, come può il caso essere all’origine della ben più complessa realtà umana?

Conquistadores

Molti sono convinti che la conquista dell’America centrale, ad opera degli spagnoli di religione cattolica nel XVI secolo, abbia portato al genocidio di popolazioni pacifiche e inermi, quali quelle azteche che abitavano il Messico. Rino Cammilleri, nel suo prezioso I mostri della ragione (Ares, Milano), ci informa, tuttavia, che poi così pacifici gli Aztechi non erano proprio. Sottomesse tutte le popolazioni e resele schiave, praticavano i sacrifici umani, offrivano, uccidendoli, ventimila schiavi l’anno per placare l’ira dei loro dei. Nella sola cerimonia per la dedicazione del tempio di Huitzilopoctli, nell’anno I486, le vittime furono ben settantamila.
Ogni cerimonia religiosa prevedeva lo squartamento e lo scuoiamento di una giovane vittima, maschio o femmina, dodicenne e vergine. Chiunque poteva comprare uno schiavo, sacrificarlo e cibarsi della sue carni. La verità è un’altra: gli spagnoli furono accolti come provvidenziali liberatori e aiutati nella conquista proprio da quanti erano costretti alla schiavitù più crudele.

Guerra e pace

Nel corso del Medioevo cristiano, la Chiesa riuscì a regolare l’esercizio della guerra. Sapendo bene quanto fosse impossibile eliminare lo scontro fra fazioni, il Papato pose limiti che vennero sostanzialmente rispettati dai sovrani cristiani. Ne parla Vittorio Messori nel suo formidabile Pensare la storia: "Vietato guerreggiare dopo il crepuscolo; vietato la domenica perché dies Domini, il venerdì perché giorno di penitenza, il giovedì in ricordo dell’istituzione dell’Eucaristia; vietato in Quaresima e in Avvento, anzi per tutto l’inverno; obbligo di liberare a Pasqua tutti i prigionieri, che, comunque, una volta catturati dovevano essere trattati come fratelli" (p. 606). E poi c’è ancora chi denigra il Medioevo cristiano!

© il Timone

 


 
   

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