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Il grido silenzioso



 

Hanno scritto - hanno detto
 
[Da "Il Timone" - Anno I, numero 4 - Novembre/Dicembre 1999]

"Il progetto laicista sulla storia e sul mondo ha mostrato i suoi equivoci ed ha fallito; nel vuoto delle ideologie che è anche luogo di attese e di speranze, la fede può e deve tornare ad essere la proposta di vita autentica e di civiltà per l’uomo". (Luigi Negri, Fuga dal mondo? Piedi per terra, occhi al cielo, in Litterae Communionis, apr. 1985).

"La grandiosa resistenza combattuta ad armi assolutamente impari dalla Chiesa di Pio IX contro la coalizione di tutte le maggiori potenze europee, sostenitrici del dominio borghese e così pure del progetto piemontese, in fondo ebbe quest’unico significato: l’irremovibile difesa della fede dei poveri, il rifiuto di trasformare la Chiesa in meschino supporto politico del progetto di potere della borghesia, e meno ancora in agenzia di complemento morale allo status quo. A costo di scomunicare quel re cattolico e tutta quella classe dirigente cattolico-liberale...
É perfino sconcertante che si sia potuto rimuovere cosi completamente dalla coscienza collettiva, dalla manualistica scolastica, dalla pubblicistica, questa eccezionale persecuzione subita dalla Chiesa in Italia per decenni a partire dal 1850: una sequela impressionante di sopraffazioni, violenze, arbitri, aggressioni, perfino di assassini, di umiliazioni. Questa impressionante censura ha occultato pure - egualmente - i connotati reali, antipopolari della conquista piemontese, costata lacrime e sangue ai popoli italiani, specialmente al mezzogiorno " (Antonio Socci, La società dell’allegria. Il partito piemontese contro la chiesa di don Bosco, Sugarco, Milano 1989, p. 16).

"Il passato sapeva distinguere le istituzioni dalle persone: si poteva disprezzare un re o un papa (il medioevo non se n’è astenuto!) senza mettere per nulla in discussione il principio della monarchia o del papato. Si sapeva che un’istituzione sana - un’istituzione venuta da Dio - restava feconda anche attraverso il più imperfetto degli uomini. I capi politici e religiosi erano allora degli anelli di congiunzione tra Dio e gli uomini: si attribuiva più importanza a ciò che essi trasmettevano che non a ciò che erano. L’altare sosteneva il prete, il trono il re. Oggi si chiede al re di portare il trono, al prete di sostenere l’altare. Le istituzioni si giustificano agli occhi delle folle solo attraverso il genio o il magnetismo di qualche individuo. Questa esigenza porta con sé due rovinose conseguenze: impone agli sventurati "portatori" delle istituzioni un grado di tensione e di attività veramente inumano, e, correlativamente, lega la sorte delle istituzioni ai miserabili casi individuali". (Gustave Thibon, Diagnosi. Saggio di fisiologia sociale, Volpe, Roma 1973, p. 125).

"Se si entra in una dimensione religiosa, si comprende come la fede sia il bene più alto e prezioso, proprio perché la verità è l’elemento fondamentale per la vita dell’uomo. Dunque, la preoccupazione perché la fede non si corrompa dovrebbe essere considerata - almeno dai credenti - ancor più necessaria della preoccupazione per la salute del corpo. II vangelo ammonisce di "non temere coloro che uccidono il corpo", ma di temere "piuttosto coloro che, assieme al corpo, possono uccidere anche l’anima" (Mt 10,28)". Cardinale Joseph Ratzinger, in Vittorio Messori, Rapporto sulla fede, Paoline, Cinisello B.mo (MI) 1985.

"C’è oggi qualcuno che, pur dicendo di prendere sul serio il vangelo, reputa una colpa intollerabile non essere accettati da tutti e non accettare le idee di tutti. Dunque, atei, agnostici, mangiapreti, bestemmiatori non sono solo amati in quanto persone - come doveroso - ma, si direbbe, sono stimati per le loro idee, visto che i cristiani chiedono loro di far lezione, ascoltandoli reverenti e pensosi, senza osare replicare qualunque accusa e offesa (o semplice castroneria disinformata) lancino.
Tanto che in certi ambienti ecclesiali il "nemico", l’"avversario", il solo che la prospettiva "teologicamente corretta" permetta, anzi raccomandi, di contrastare, è il fratello nella fede sospettato di "credere troppo". Accettare il vangelo nella sua integrità porta oggi all’accusa di "integrismo", il solo marchio d’infamia ammesso dai nuovi benpensanti". (Vittorio Messori - Michele Brambilla, Qualche ragione per credere, Mondadori, Milano 1997, p. 77.

"Parlare di origine del mondo porta inevitabilmente a pensare alla creazione e, guardando la natura, si scopre che esiste un ordine troppo preciso che non può essere il risultato di un "caso", di scontri tra "forze" come noi fisici continuiamo a sostenere. Ma credo che sia più evidente in noi che in altri l’esistenza di un ordine prestabilito nelle cose. Noi arriviamo a Dio percorrendo la strada della ragione, altri seguono la strada dell’irrazionale". (Carlo Rubbia, Premio Nobel per la fisica, citato in Carlo Fiore, Scienza e fede, Elledici, Leumann (TO) 1986, p. 23).

"Soprattutto di questi tempi, sarà bene che ciascuno di noi - di noi cui ancora preme dirci "cattolici" - non dimentichi che l’unità della Chiesa si fa attorno alla Scrittura, al Credo, all’Eucaristia, alla Tradizione; non attorno alle opinioni sociali e politiche, per le quali non esistono - né possono esistere - dogmi". (Vittorio Messori, Le cose della vita, Paoline, Cinisello B. mo [Ml], 1995 p. 11).

© il Timone

 


 
   

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