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Il grido silenzioso



 

Hanno scritto - hanno detto
 
[Da "Il Timone" - Anno I, numero 3 - Settembre/Ottobre 1999]

"La scienza ha molto a che vedere con l’ordine dell’universo: senza ordine non ci sarebbe scienza. E come può esserci ordine senza intelligenza? Quanto più la scienza progredisce più ordine si scopre, in una progressione che ha del meraviglioso. II progresso scientifico non sopprime la capacità di stupirsi di chi pensa: risolve alcuni problemi, ma ne rivela altri ancora più profondi, in cui l’ordine è ancora più grande e complesso. Questa è la quinta "via" razionale di san Tommaso per giungere a Dio, e la scienza, progredendo, offre una base sempre più estesa in suo favore". [Mariano Artigas, Le frontiere dell’evoluzionismo, Ares, Milano 1993, pp. 83-84).

"In effetti, perché quello massonico è il pericolo che la Chiesa, con un istinto significativo, avvertì subito come talmente insidioso da dedicargli il maggior numero di condanne? Ma perché niente e in apparenza più rassicurante e ragionevole - anche per un cristiano non scaltrito - dell’ideologia delle Logge: amore per l’umanità con relativo impegno filantropico, fratellanza, tolleranza, mutuo rispetto, universalismo non disgiunto dall’amor di patria, impegno per il miglioramento morale proprio e degli altri; e così via, Non c’è, dunque, qui, una convergenza con i valori del cristianesimo? Certo: ma con l’avvertenza che ciò che caratterizza questa visione del mondo (che è quella che sta alla base di organizzazioni pur meritorie come la Croce Rossa, la Società delle Nazioni, certi club a diffusione internazionale) è un’apparenza evangelica senza più la sostanza, la base. Un cristianesimo, ma evirato, perché senza Cristo". (Vittorio Messori, Pensare la storia, Paoline, Cinisello B.mo [Ml] 1992, p. 105).

"Dobbiamo avere il coraggio di ridire chiaro che, presa nella sua totalità, la Bibbia è cattolica. Accettarla come sta, nell’unità di tutte le sue parti, significa accettare i grandi Padri della Chiesa e la loro lettura; dunque, significa entrare nel cattolicesimo". (Card. Joseph Ratzinger, in Vittorio Messori, Rapporto sulla Fede, Paoline, Cinisello B.mo (Ml] 1985, p. 173).

"Ricordiamoci che, in tempi ancora non troppo lontani, nelle prediche durante i ritiri o le missioni, i Novissimi morte, giudizio, paradiso, inferno e purgatorio - sempre costituivano un punto fisso del programma di meditazione e i predicatori ne sapevano parlare in modo efficace e suggestivo. Quante persone furono indotte alla conversione e alla confessione da queste prediche e riflessioni sulle cose ultime. [...] Si può dire che tali prediche, perfettamente corrispondenti al contenuto della Rivelazione nell’Antico e nel Nuovo Testamento, penetravano profondamente nei mondo intimo dell’uomo. Scuotevano la sua coscienza, lo gettavano in ginocchio, lo conducevano alla grata del confessionale, avevano una loro profonda azione salvifica", (Papa Giovanni Paolo II, Varcare le soglie della speranza, intervista di Vittorio Messori, Mondadori, Milano 1994, pp. 197-8).

"In Italia l’ambito più disastrato è quello della cultura (più di quelli della politica, dell’informazione, della giustizia e dell’economia); la cultura dominante - che sostanzialmente emargina Dio - si regge oggi sulla menzogna. Torna alla mente il discorso di sant’Agostino a proposito della "città terrena", che non facendo spazio a Dio finisce inevitabilmente col fare spazio al principe di questo mondo, cioè al demonio, i cui attributi sono di essere omicida (lo abbiamo visto a iosa in Russia, in Germania, in Cina, in Indocina e menzognero. Adesso, conclusa la fase degli omicidi di massa, è subentrata la fase della menzogna: la portano avanti i grandi giornali, la radio, la televisione, soprattutto col sistema delle mezze verità, che impediscono alla gente comune di avere un’idea chiara della realtà. Per questo dobbiamo impegnarci a ricercare e a far conoscere la verità. II fronte più importante oggi è dunque quello della cultura", (Eugenio Corti, in Paola Scaglione, I giorni di uno scrittore. Incontro con Eugenio Corti, Maurizio Minchella Editore, Milano 1997, p. 119).

"In terzo luogo [la Chiesa] è santa perché possiede in modo infallibile la verità rivelata. E in questo è da collocarsi il principio medesimo dell’apologetica cattolica: la Chiesa non può esibire nel suo corso storico un’irreprensibile sequela di azioni conformi alla legge evangelica, ma può allegare un’ininterrotta predicazione della verità: la santità della Chiesa e da ricercare in questa, non in quella". (Romano Amerio, Jota unum, Ricciardi, Milano-Napoli 1989, p. 111l.

"A furia di studiar utopie e utopisti, e giudicandoli con l’unico metro di giudizio universalmente valido, cioè guardandone i frutti, chi scrive non poteva fare a meno di costatare che gli unici frutti non avvelenati ma nutrienti per gli uomini sono stati sempre e solo quelli prodotti dal cristianesimo. Non c’è stato nulla di simile prima: di questo possiamo star sicuri. Da qualsiasi parte lo si rigiri il cristianesimo mostra sempre la sua origine divina; le dottrine di origine umana - lo abbiamo visto - sono pie intenzioni che si rovesciano immancabilmente nel loro contrario". (Rino Cammilleri, I mostri della Ragione, Ares, Milano 1993, p. 231).

"Presi in se stessi, i conflitti che travagliano l’umanità non meritano di attirare la nostra attenzione e il nostro dolore. Sono soltanto la maschera - una maschera che bisogna strappare - di un’altra scissione che sola è reale e sola importa: la fuga fuori di Dio e dell’attrazione del suo amore. La disgrazia non è che due menzogne si sbranino a vicenda, ma che lottino sul corpo di una verità assassinata. I gesti con i quali due idoli si feriscono reciprocamente mi toccano poco: ciò che mi spaventa è che ambedue compiono un identico gesto che ferisce Dio! La tragedia non consiste nella lotta dei frammenti tra di loro, ma nell’unità distrutta. Quando due idoli si battono, Dio è fra loro, e sanguina ad ogni colpo! Quando vedo due fratelli snaturati farsi guerra, la mia tristezza non si ferma a quei miserabili, ma risale al Padre comune che, prima di battersi, hanno dovuto rinnegare". (Gustave Thibon, Diagnosi. Saggio di fisiologia sociale, Volpe, Roma 1973, pp. 76-79).

© il Timone

 


 
   

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