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Passa attraverso la pedofilia la realizzazione del comunismo? |
| Corrispondenza Romana
[Da Viewsfromrome.org]
RECENSIONI LIBRARIE E’ stato ristampato, per i tipi della Feltrinelli, il saggio "Elementi di critica omosessuale" scritto da Mario Mieli (1952-1983) e pubblicato la prima volta dalle Edizioni Einaudi nel 1977.
Il testo, un Manifesto della "politica dell’esperienza" che all’epoca conobbe una diffusione limitata all’interno del circuito politico omosessualista in Italia a all’estero, "rimane a tutt’oggi il più importante saggio teorico prodotto in Italia nell’area del movimento di liberazione omosessuale", come scrive il redattore de "Il manifesto" Gianni Rossi Barilli curatore, insieme a Paola Mieli, della nuova edizione del saggio. "La proposta di Mieli illustrata nel libro( ...) è un’utopia da vivere partendo dal presupposto che la liberazione dell’Eros nelle sue forme neglette e represse è il solo vero antidoto al predominio mortifero della Norma e del capitalismo", tesi "oggi, ancora più di ieri, in sintonia con linee di evoluzione culturale e sociale".
Mieli, figlio di industriali della seta, al liceo Parini di Milano abbraccia la dottrina marxista, aderisce a "Lotta Continua" che abbandona per fondare il "Fuori" (Fronte Unitario Omosessuali Rivoluzionari Italiani) prima e poi i "Collettivi Omosessuali Milanesi", protagonisti della contestazione dal 1971 al 1977. Muore suicida il 12 marzo 1983 dopo essersi dedicato negli ultimi anni di vita all’esoterismo e alla magia.
Mario Mieli nel saggio propone una metamorfosi del vetero-comunismo nel movimento libertario antiproibizionista, cioé l’emancipazione dell’uomo tramite la "prassi" sessuale contronatura o "perversa", da lui sintetizzata nello slogan "Mens sana in corpore perverso".
L’autore aggiorna il marxismo con le tesi di Freud e Reich e lo definisce "comunismo polimorfo perverso" , auspicando una società di uguali in "comunione totalizzante" tra di loro. Per questo è necessario "liberare" l’uomo, il cui corpo è gerarchicamente schiavo della Logica (che Mieli chiama la Norma), alienante sovrastruttura storica, tramite il dissolvimento di ogni identità "in una estetica transessuale".
Il prof. Tim Dean psicoanalista dell’Università di Buffalo, nel suo contributo in appendice, basandosi sul modello libertario della sessualità gay, nota: "nel processo politico di ristrutturazione della società (...) Mieli non esita a includere nel suo elenco di esperienze redentive la pedofilia, la necrofilia e la coprofagia" - e -"ridefinisce drasticamente il comunismo descrivendolo come riscoperta dei corpi (...) In questa comunicazione alla Bataille di forme materiali, la corporeità umana entra liberamente in relazioni egualitarie multiple con tutti gli esseri della terra, inclusi "i bambini e i nuovi arrivati di ogni tipo, corpi defunti, animali, piante, cose." annullando "democraticamente" ogni differenza non solo tra gli esseri umani ma anche tra le specie.
A questa rivoluzione sociale sono di ostacolo i valori famigliari naturali e cristiani, liquidati da Mieli come "pregiudizi di certa canaglia reazionaria" che, trasmessi con l’educazione, hanno la colpa di "trasformare il bambino in adulto eterosessuale".
I bambini, secondo quello che sembra il pensiero di Mieli, possono però "liberarsi" e trovare la realizzazione della loro "perversità poliforme" grazie anche ai pedofili, specie se omosessuali: "Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino ... l’essere umano potenzialmente libero. Noi, si, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo - sentenzia Mieli - la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega".
(Viewsfromrome.org)
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