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Il grido silenzioso



 

Vladimir Solov'ëv e l'islam
 di Adriano Dell’Asta

[Da "Il Timone" n. 19, Maggio/Giugno 2002]

Nel panorama dei giudizi all’islam, spicca la posizione di Viadimir Solov’ëv, che ha il merito di mostrarci come sia possibile evitare la contrapposizione tra chi demonizza l’islam o chi lo vede come una vittima dell’occidente cristiano. Solov’ëv parte dalla rilevazione della positività di Maometto per l’Arabia del suo tempo, dove l’islam rappresentò il superamento di un paganesimo rozzo e crudele, che si macchiava dl sacrifici umani. Un nuovo Dio e una nuova unità tra gli uomini: questo venne offerto da Maometto agli arabi. Ma questo, agli occhi di Solov’ëv, non basta, occorre qualcosa capace dì liberare l’umano sai suoi limiti e di garantirgli un autentico pregresso, qualcosa che l’uomo stesso non può darsi, anche quando quest’uomo è un genio religioso. Questo cuore essenziale che l’uomo non può darsi da solo è la divinoumanità di Cristo, alla cui luce si può cogliere il limite dell’islam che, per Solov’ëv, è dato dal fatto di essere una religioni nella quale la creatura, abbandonata alle sue sole forze, è privata di qualsiasi libertà dl fronte a un Creatore che le chiede soltanto un atto di devozioni dica: tale è, appunto, ricorda Solov’ëv, il significato della parola ìslam, e tale è il contenuto della sua dottrina che è come il condensato di due eresie cristiane, "l’una delle quali (quella dei monoteliti) negava indirettamente la libertà umana, mentre l’altra (quella degli iconoclasti) rifiutava implicitamente l’incarnazione divina. L’affermazione diretta ed espilcità di due errori costituì l’essenza religiosa dell’islam, che vede nell’uomo una forma finita senza alcuna libertà e in Dio una libertà infinita senza alcuna forma. Una volta che Dio e l’uomo siano stati così fissati ai due poli dell’esistenza, non vi è più alcun nesso fra loro, e ogni realizzazione discendente del divino al pari di ogni spiritualizzazione ascendente dell’umano resta del tutto esclusa; e la religione sì riduce a un rapporto puramente esteriore tra il creatore onnipotente e la creatura che è privata di qualsiasi libertà e non deve altro al suo signore se non un semplice atto di devozione cieca". Al dl là del suo contenuto, questo giudizio, ci offre uno spunto metodologico essenziale: il limite fondamentale dell’islam è per Solov’ëv un’occasione dl ripensamento e dl critica della stessa posizione dei cristiani, in questo modo, pur non rinunciando a pronunciare un giudizio assolutamente chiaro in nome della verità che li ha investiti, non possono pretendere dl fare di questa verità uno strumento per affermare una superiorità egoistica e aggressiva: di fronte a questa verità sono chiamati a convertirsi esattamente come coloro di cui, grazie ad essa, hanno potuto rilevare i limiti.

Bibliografia

Vladimir Solov’ëv, Islam ed ebraismo, La Casa di Matriona, Seriate (BG), pp. 200, € 18.08

© Il Timone

 


 
   

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