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Il grido silenzioso



 

“Prima dell’alba”
 di don Pietro Cantoni

Finalmente in italiano l’autobiografia di Zolli, il rabbino capo degli ebrei romani che chiese il battesimo al termine della seconda guerra mondiale. Una conversione maturata attraverso lo studio della Sacra Scrittura.

[Da "il Timone" n. 33, maggio 2004]

Israel Zoller nasce il 17 settembre 1881 a Brody, nella Galizia occidentale, oggi Polonia, allora territorio dell’Impero Austro-Ungarico e muore a Roma il 2 marzo 1956. La sua vita laboriosa e tanto travagliata di studioso e rabbino si raccoglie e si ordina tutta attorno ad un evento centrate: quello della sua adesione aI cristianesimo e del suo ingresso nella Chiesa cattolica. La vicenda della sua conversione è stata al centro di tante polemiche, di tante infamanti accuse ma anche oggetto di imbarazzato silenzio non solo da parte ebraica. Chi si rivolgesse alla Encyclopaedia Judaica per cercarvi informazioni troverebbe un laconico articoletto che lo descrive come «rabbino e apostata», colpevole di aver abbandonato la sua comunità in occasione della persecuzione nazista e quindi da essa rifiutato per il suo «comportamento indegno». Parole spietate che lasciano intuire, forse meglio di qualunque altra descrizione, il dolore e il dramma di una vita veramente difficile.

Ora abbiamo a disposizione, per la prima volta in italiano, il testo chiave per una conoscenza più approfondita di questa straordinaria vicenda: si tratta dell’autobiografia religiosa di Zolli, il racconto appassionato e appassionante del suo cammino religioso che lo conduce, quasi insensibilmente, da un progressivo approfondimento dell’Antico Testamento al battesimo cristiano: Prima dell’alba. Il testo era gia conosciuto, perché pubblicato negli Stati Uniti nel 1954 con il titolo — appunto — Before the Dawn; ma la novità non è costituita solo dalla pubblicazione in Italia — da molti a lungo attesa —, ma dalla scoperta che l’italiano è la sua lingua originale e questa edizione, senza la pretesa di essere una “edizione critica”, ci offre proprio il testo tratto dal dattiloscritto originale di Zolli. La sua carriera universitaria nell’ambito dell’orientalistica frutterà una quantità di contributi di grande valore sparsi in diverse riviste specializzate. Alcuni di questi lavori sono stati raccolti in due volumi: Israele (Udine 1935) e Il Nazareno (Udine 1938). Ma è allo Zolli uomo, più che allo scienziato, che qui vorrei dedicare attenzione. Anche se due aspetti sono essenzialmente legati proprio nella vicenda della sua conversione. Una conversione è — per sua stessa natura — qualcosa di misterioso. In sé e anche per il soggetto stesso che la vive. Di tutti i miracoli di Dio è certamente, se non il più appariscente, certamente il più essenziale.

La conversione di un ebreo e di un ebreo studioso dell’Antico Testamento ha poi dei tratti suoi peculiari, unici, e di un valore che è difficile sopravvalutare. Nel 1940 è chiamato a dirigere il Collegio rabbinico di Roma, dove ricopre contemporaneamente la carica di rabbino capo. Quando si profila la minaccia nazista che, nel settembre 1943, diventa per la comunità ebraica di Roma qualcosa di assolutamente prossimo e concreto, il dramma di Zolli si consuma. Tedesco di lingua è troppo colto e informato per non capire fin da subito che orribile minaccia grava sulla sua comunità e si sforza in mille modi di allertare le sue autorità, ma senza successo. È lui in particolare che si adopera per reperire il quantitativo di oro necessario a pagare la forte taglia richiesta dai nazisti per non deportare gli ebrei romani, oro che venne allora garantito da Pio XII. Per sfuggire a morte certa lascia la sua casa nel ghetto e si rende irreperibile: per la Gestapo però e non per la comunità ebraica che ha sempre il modo di contattarlo. Il risultato sarà che nessuno dei dirigenti — troppo compromessi con le autorità del governo fascista — gli darà retta e, dopo l’ingresso in Roma degli alleati, sarà pesantemente accusato di aver abbandonato il suo popolo in pericolo. Rileggendo certe sue pagine sui profeti non si può non cogliere una eco autobiografica.

Il martirio di Zolli non è stato un martirio di sangue, ma certamente un martirio morale. Anche per intervento delle autorità alleate si vede restituire dopo la Liberazione sia la carica di rabbino capo sia quella di direttore del Collegio rabbinico che gli erano state tolte, ma il suo cammino è ormai giunto a un altro approdo. Stranamente il testo italiano non riporta l’episodio che Zolli ha vissuto come il sigillo miracoloso del suo itinerario interiore ormai consumato. Molto opportunamente l’editore lo ha riportato in appendice, in quanto presente nel testo americano e quindi certamente della penna di Zolli. «Era il Giorno dell’Espiazione nell’autunno del 1944, e stavo presiedendo alle liturgie religiose nel Tempio. […] La sera c’era l’ultima funzione liturgica, ed ero là con due assistenti, uno alla mia destra e l’altro alla mia sinistra. Ma mi sentii così di gran lunga allontanato dal rituale che lasciai recitare agli altri le preghiere e il canto. Non sentivo nessuna gioia o dolore; era svuotato sia di pensieri che di sensazioni. Il mio cuore giaceva come morto nel mio petto. E subito dopo vidi con l’occhio della mente un prato stendersi in alto, con erba luminosa ma senza fiori. In questo prato vidi Gesù Cristo vestito con un mantello bianco, e oltre il Suo capo il cielo blu. Provai la più grande pace interiore. Se dovessi dare un’immagine dello stato della mia anima in quel momento direi: un limpido lago cristallino tra le alte montagne. Dentro il mio cuore trovai le parole: Tu sei qui per l’ultima volta. Le presi in considerazione con la più grande serenità di spirito e senza alcuna particolare emozione. La replica del mio cuore fu: Cosi sia, così sarà, cosi deve essere» (Prima dell’alba, pp. 273-274).

Il 13 febbraio 1945, nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, nella cappella annessa alla sacrestia, monsignor Traglia amministra il battesimo a Israel Italo Zolli che sceglie come nome quello di Eugenio, in omaggio a papa Pio XII. Quali i motivi della conversione? Zolli stesso ci tiene a precisare che essi non sono da ricondurre né all’evento misterioso del Giorno dell’Espiazione nella Sinagoga di Roma, né a un moto di riconoscenza nei confronti di papa Pio XII per quanta da lui fatto a favore degli ebrei: «Questa conversione fu motivata dall’amore di Gesù Cristo, un amore che derivò dalle mie meditazioni sulle Scritture» (Prima dell’alba, p. 267). Per lui la conversione non è tanto l’abbandono di un passato e di una tradizione, quanto la scoperta di un compimento, la gioia di un “arrivo”. E questo compimento è indubbiamente Cristo e l’Amore che Lui rivela: «Gesù, Gesù soltanto conobbe Iddio al punto di dire: “Vostro Padre è mio Padre”. Ai discepoli disse: “Chi conosce me conosce il Padre”. In Gesù conosciamo il Padre. Chi ama Gesù ama e conosce Iddio. Chi ama comprende. Non chi comprende Iddio Lo ama, ma chi Lo ama Lo comprende. Lo comprende perché conosce e riconosce l’Amore» (Prima dell’alba, pp. 32-33).

Bibliografia

Eugenio Zolli, Prima dell’alba, a c. di Alberta Latorre, San Paolo, 2004.
Sofia Cavalletti (a c. di), Talmud. Il Trattato delle Benedizioni (Berakhot), trad. di Eugenio Zolli, UTET, 2003.
Paolo Dezza, S.J., Eugenio Zolli: da Gran Rabbino a testimone dl Cristo (1881-1956), in La Civiltà Cattolica (n. 3136, 1981), pp. 340-349.
Judith Cabaud, Il rabbino che si arrese a Cristo. La storia di Eugenio Zolli, rabbino capo a Roma durante la seconda guerra mondiale, prefazione di Vittorio Messori, San Paolo, 2002.

© il Timone

 


 
   

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