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Il grido silenzioso



 

La sindrome armena
 di Luigi Geninazzi

Nella discussione che si è aperta sull'ingresso della Turchia nella Ue non si è fatto alcun cenno al genocidio avvenuto all'inizio del '900: un milione e mezzo di persone furono massacrate o lasciate morire di stenti. Ankara rifiuta ogni mea culpa. Solo il Parlamento europeo e la Francia hanno riconosciuto lo sterminio. L'omaggio del Papa, l'imbarazzo di Usa e Israele.

[Da "Avvenire", 18 dicembre 2002]

Abbiamo letto e sentito tantissime "cose turche" quest’ultima settimana. La prospettiva di un allargamento dell’Unione europea oltre il Bosforo, fino a comprendere i discendenti dell’impero ottomano, ha suscitato discussioni e polemiche molto accese. L’esame d’ammissione è stato rinviato al dicembre 2004, quando l’Ue deciderà se la Turchia nel frattempo avrà colmato il suo "deficit democratico", passando al setaccio le riforme avviate o promesse dal governo di Ankara su temi umanitari come l’abolizione della tortura, la modifica del regime carcerario e il rispetto delle minoranze etniche. La Commissione europea ne ha fatto un lungo elenco nel suo Rapporto del 9 ottobre scorso. Balza agli occhi una vistosa lacuna: fra le condizioni per l’ingresso della Turchia nella Ue non compare il riconoscimento del genocidio armeno. Nessuno vi ha fatto cenno durante il vertice di Copenaghen, una singolare amnesia che ha colpito giudici e avvocatori difensori della causa turca.

Era stato il Parlamento europeo a riconoscere ufficialmente il genocidio del popolo armeno compiuto dalla Turchia nel 1915, oltre un milione e mezzo di persone massacrate o lasciate morire di stenti nei deserti della Siria. Ma la questione, come dicevamo, è stata completamente dimenticata dai leaders dell’Unione.

Il motivo è semplice: parlare del genocidio armeno non è politically correct, significa evocare un problema che complica il dibattito sull’Olocausto, imbarazza l’Europa e irrita profondamente la Turchia. A differenza dei tedeschi che continuano a interrogarsi sulla "Schuldfrage" per i crimini del nazismo, i turchi non riconoscono il genocidio armeno preferendo parlare di «una tragedia che ha accomunato turchi e armeni in circostanze di guerra, provocando sofferenze reciproche e migliaia di vittime da entrambe le parti». Una menzogna colossale che si fa scudo di una piccola verità: la tragedia avvenne effettivamente durante la Grande Guerra ma ciò non toglie che s i sia trattato di un vero e proprio genocidio che, secondo la definizione dell’Onu, è «lo sterminio di un gruppo nazionale, etnico o religioso«. L’Armenia è la più antica nazione cristiana ed ha subìto un martirio collettivo.

Tutto cominciò con la crisi dell’Impero ottomano e la nascita del nazionalismo turco. Già alla fine dell’Ottocento vi furono stragi e massacri fra la popolazione armena ma la pulizia etnica venne teorizzata e praticata per la prima volta dai Giovani Turchi che nel 1909 sterminarono 30 mila armeni nella regione della Cilicia, sotto lo sguardo indifferente delle potenze europee. All’inizio della prima guerra mondiale la Turchia viene sconfitta sul fronte caucasico, terra in maggioranza armena. La vendetta di Istanbul non si fa attendere: gli armeni dai 18 ai 60 anni vengono reclutati dall’esercito ottomano, quindi isolati a gruppi di cento e massacrati. Si calcola che siano stati 350 mila, nessuno di loro si è salvato. Per gli altri c’è l’ordine di deportazione. Centinaia di migliaia di donne, vecchi e bambini vengono avviati, a piedi, verso i lontani deserti asiatici. Molti muoiono durante il viaggio stroncati dallla fame, dalla sete e dalla fatica. Chi riesce a giungere fino al punto d’arrivo non troverà altro che sabbia, una soluzione finale più terribile ed efficace delle camere a gas che saranno inventate poi dai nazisti: è il deserto a inghiottire i corpi delle vittime.

«Il genocidio degli armeni che ha dato inizio al secolo è stato il prologo agli orrori che sarebbero seguiti», ha dichiarato Giovanni Paolo II. Nel corso della sua visita in Armenia, nel settembre del 2001, il Papa volle rendere omaggio alle vittime del genocidio sostando in preghiera nel mausoleo di Tzitzernagaberd a Erevan. In quell’occasione si domandò con sgomento «come il mondo possa conoscere aberrazioni tanto disumane». Eppure lo sterminio degli armeni resta un genocidio dimenticato e proterviamente negato. Ancora oggi gli Stati Uniti non vogliono sentirn e par lare. Due anni fa un documento del Congresso che prevedeva il riconoscimento del genocidio degli armeni è stato ritirato su pressione dell’allora presidente Clinton. Le cose non sono cambiate, anzi. La Turchia è l’alleato fedele dell’America, avamposto militare nell’imminente guerra all’Iraq, ed è anche l’unico Paese musulmano amico d’Israele. Il negazionismo turco va a braccetto con "l’unicità dell’Olocausto" sostenuta dalla stragrande maggioranza del mondo ebraico. Così, ogni volta che qualcuno s’azzarda a ricordare il primo genocidio del secolo XX scatta l’interdizione politico-mediatico-culturale.

La Francia è l’unico Stato ad aver riconosciuto il genocidio degli armeni e per questo ha avuto pesanti ritorsioni commerciali da parte del governo turco. Un comportamento su cui è calato l’imbarazzante silenzio della comunità internazionale. "Il Grande Male", come gli armeni chiamano il loro Olocausto, deve farsi piccolo, nascondersi e sparire agli occhi del mondo. L’Europa, che ha già troppe vertenze aperte con gli Stati Uniti ed Israele, non se l’è sentita a Copenaghen di tirar fuori la questione. Chissà, forse se ne parlerà quando l’Armenia chiederà d’entrare nella Ue…

cosa accadde

Deportazioni e massacri

La tensione in Anatolia orientale e ovunque dov’erano gli armeni si aggravò nella seconda metà dell’Ottocento, quando peggiorarono i rapporti con curdi e circassi, turchi e russi. La tensione esplose tra il 1890 e l’inizio della Prima guerra mondiale in massacri ripetuti, sia per le rappresaglie della popolazione incoraggiate dalle autorità, sia per le deportazioni ottomane. Negli anni successivi le deportazioni diventarono vero e proprio genocidio con l’uccisione di oltre un milione e mezzo di armeni e l’esodo di centinaia di migliaia di armeni in Europa, America, Iran, Iraq, Siria e Libano. Le terre abitate dagli armeni furono coinvolte nel crollo degli imperi ottomano e zarista. Nel 1922 nacque una Repubblica armena che aderì all’Urss con Georgia e Azerbaigian, autonoma dal 1936, indipendente dal 1991. Ma le persecuzioni verso gli armeni non finirono negli Stati confinanti.

© Avvenire

 


 
   

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