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Il grido silenzioso



 

Il medioevo contro i taleban
 di Riccardo Cascioli 

Il medioevo non c’entra: sono figli dell’Islam, ma anche dei totalitarismi del ‘900. I taleban dell’Afghanistan progettano di azzerare la storia. Come hanno fatto comunismo e nazismo. Meglio il medioevo. Quello cristiano.

"Roba da Medioevo". Eh sì, non poteva mancare nemmeno questa volta qualcuno che liquidasse un fenomeno di barbarie mettendoci di mezzo il Medioevo, inteso come cristiano. L’occasione, in questo caso, e venuta dalla distruzione in Afghanistan dei due giganteschi Buddha (53 e 38 metri di altezza) scavati oltre 1500 anni fa nella roccia della valle di Bamiyan, che allora si trovava sull’itinerario della Via della Seta ed era un fiorente centro di spiritualità buddhista. Colpevoli: i taleban, ovvero quegli "studenti del Corano" che controllano il 90% circa dell’Afghanistan e che dal ‘96 (anno della conquista della capitale Kabul) sono diventati lo spauracchio della comunità internazionale. Dopo avere compiuto massacri di civili e imposto la più severa legge islamica che ha colpito soprattutto le donne, i taleban stavolta hanno deciso di prendersela con tutte le statue presenti sul territorio afghano, eredità della cultura pre-islamica e considerate pericolosi idoli. E le hanno distrutte tutte, a partire appunto dai Buddha di Bamiyan.

"Roba da Medioevo", dunque? Eh no, neanche per idea! Chi fa affermazioni di questo genere dimostra di non sapere nulla né del Medioevo né dei nostri tempi. Eppure basterebbe soltanto un po’ di spirito di osservazione: da dove viene la maggior parte del patrimonio artistico e culturale del nostro Paese? Dal Medioevo, appunto. Le splendide cattedrali, basiliche e chiese, romaniche e gotiche, vanto del nostro Paese, non sono forse capolavori medievali? E gli affreschi e i meravigliosi dipinti che le arricchiscono, da dove vengono? E la poesia di Dante Alighieri, la filosofia di San Tommaso d’Aquino, il canto gregoriano, tanto per fare pochi esempi? E non parliamo poi della fioritura di santità, i cui frutti arrivano fino ai nostri giorni grazie agli ordini monastici e religiosi nati proprio allora, dai Benedettini ai Francescani ai Domenicani. Il Medioevo cristiano è stato un’esplosione di creatività artistica e culturale senza precedenti, ma anche di valorizzazione dell’arte, della filosofia e della cultura pre-cristiana. E può essere questo il frutto di oscurantismo e barbarie? La risposta mi sembra evidente. Chi distrugge opere d’arte, chi calpesta sistematicamente la dignità dell’uomo non ha a che fare con il Medioevo.

E anche chi relega la donna a una condizione di schiavitù - parliamo sempre di taleban ma non solo - non è figlio del Medioevo cristiano. Perché allora l’importanza e la dignità della donna erano chiaramente affermate nella struttura della società (per un approfondimento consiglio la lettura di Régine Pernoud, Medioevo - Un secolare pregiudizio, Bompiani 1983).

I taleban dunque. In realtà essi sono figli dell’islam e delle nefande ideologie del ‘900. E’ ovvio che non tutti gli sIamici sono violenti o contemplano la violenza come mezzo di affermazione della propria identità religiosa; anzi, possiamo dire tranquillamente che la maggior parte di essi non lo sono affatto. Ma è innegabile che la violenza abbia accompagnato l’islam fin dal suo sorgere: Maometto ha usato la spada per difendere la sua verità, pur con tutte le giustificazioni del caso (ma che differenza col Gesù che accetta la Croce!). E se il potere temporale della Chiesa è stato un fatto contingente, legato agli eventi del tempo, Io Stato islamico è connaturale alla presenza musulmana: il primo Stato islamico è stato creato da Maometto stesso.

Ciò ovviamente non giustifica i taleban, anche se gli dà delle possibili basi teoriche. Ma ciò che colpisce maggiormente è l’analogia tra il regime dei taleban e le ideologie totalitarie del ‘900: il nazifascismo e le differenti versioni del comunismo. Minimo comun denominatore è la pretesa di partire dall’Anno Zero, di" rifare" l’uomo cancellando ogni traccia del passato, in nome di una razza o di una classe, imponendo una "cultura" nuova.

La furia iconoclasta dei taleban afghani, l’assurdità dell’imposizione della barba per gli uomini (e dei turbanti per gli studenti) e del velo integrale per le donne, del divieto di vedere la tv e di ascoltare la radio, la spietatezza nei confronti di chi non rispetta fino in fondo la rivoluzione islamica, appaiono così parenti stretti dei gulag e dei campi di sterminio; dell’imposizione dei vestiti "alla Mao"; della Rivoluzione Culturale che ha distrutto migliaia di opere d’arte e luoghi di culto in tutta la Cina; della Rivoluzione di PoI Pot che ha distrutto la Cambogia e sterminato un terzo della sua popolazione (tutte le persone con gli occhiali venivano uccise perché considerate intellettuali); ma anche della Cina attuale che cerca di imbavagliare Internet.

Questo mito dell’ "anno zero" ha provocato in pochi decenni decine e decine di milioni di morti. "Cancellare la memoria" sembra essere stata la parola d’ordine di tutte queste ideologie, e i taleban ripercorrono la stessa strada, un vero e proprio crimine contro l’umanità, perché le impediscono un reale sviluppo. Riferendosi ai filosofi dell’antichità, nel XII secolo Bernardo di Chartres diceva: "Siamo nani appollaiati su spalle dei giganti", ma concludeva affermando che proprio per questo egli era in grado di "vedere più lontano di loro". Nazismo, comunismo, islamismo alla taleban vogliono farci invece restare nani e basta. E guardando i taleban, i tanti laici di casa nostra (ma anche alcuni cattolici) invece di additare un Medioevo che esiste solo nella loro fantasia farebbero bene a sfogliare il proprio album di famiglia.

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"Alcune donne (che nulla metteva particolarmente in risalto, né la famiglia né la nascita, poiché provenivano, come oggi diremmo, da tutti gli strati sociali, prova ne sia la pastorella di Nanterre) hanno goduto nella Chiesa, e attraverso la loro funzione nella Chiesa, di un potere eccezionale nel Medioevo. Alcune badesse agivano come autentici signori feudali il cui potere era rispettato al pari di quello di tutti gli altri signori; alcune donne indossavano la croce al pari dei vescovi; sovente amministravano vasti territori che includevano villaggi, parrocchie…". ("Régine Pernoud, Medioevo. Un secolare pregiudizio, Bompiani, I ed. saggi tascabili, Milano 1992, p. 108)".

© Il Timone n. 13, maggio/giugno 2001

 


 
   

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