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Il grido silenzioso



 

La (nuova?) geografia dell'aldila
 di Vittorio Messori

Il Papa e la vita eterna

[Dal "Corriere della Sera", 5 Agosto 1999]

Fu, per essere precisi, la ventottesima domanda nel "pacchetto" di questioni che mi aveva chiesto di sottoporgli, concedendomi piena libertà. "Faccia lei, faccia lei!", mi aveva detto a tavola, a Castel Gandolfo. Feci io, dunque , cominciando coll’osservare che una Chiesa divenuta sin troppo loquace (la "documentite" che tracima da ogni livello dell’istituzione clericale) sembrasse poi tacere sull’essenziale: la vita eterna. "Santità - gli chiesi - perché tanti preti ci commentano senza sosta giornali e telegiornali e non ci parlano più del destino ultimo e definitivo di ogni uomo?". Pur cercando di chiarire le ragioni di quel silenzio, di giustificare in qualche modo la reticenza della pastorale attuale, nella sua risposta il Papa volle riconoscere che la mia provocazione aveva "qualche buona ragione". Mi pare di averne conferma in queste settimane in cui, procedendo nel piano di catechesi all’udienza generale del mercoledì, Giovanni Paolo II è giunto a trattare proprio delle "cose ultime", dei Novissimi, per dirla in latino. Nelle sue parole sembra a me (e ad altri di me ben più qualificati) che non ci sia alcuna novità rispetto a quanto sempre creduto dalla Tradizione e insegnato pure dal nuovo Catechismo . Per limitarci a pochissimi esempi: nell’aldilà non esistono, non possono esistere, le coordinate di spazio e di tempo proprie del mondo terreno. Dunque, paradiso, purgatorio e inferno non sono "luoghi", ma "stati", "modi di essere", che non possi amo definire ma solo credere. Altrettanto si dica della "resurrezione dei morti": la fede attende la salvezza di tutta la persona, il corpo compreso. Ma questo è indicato come "glorioso", per impossibilità di concepirlo, mancandoci ovviamente esempi. Ancora: la Chiesa ha un elenco (un "canone") di credenti che sicuramente sono presso Dio, in quello che chiama "Cielo", dove la parola non ha ovviamente nulla a che fare con indicazioni geografiche... Ma la Chiesa non ha, non può né vuole avere un elenco di "dannati" accanto a quello di "beati" e di "santi". L’inferno non è vuoto, perché in esso (quale che sia il significato del termine) stanno, secondo Tradizione e Scrittura, gli angeli ribelli: i diavoli, i demoni. Ma mai la Chiesa ha detto o dirà che, accanto a quei "puri spiriti", vi siano anche persone che camminarono sulla terra. Per proseguire: in questi mesi si sono sprecate parole sul "limbo", come "luogo" dove finirebbero neonati e non cristiani non muniti del lavacro battesimale. Ma già nel 1984, nell’intervista divenuta libro che volle concedermi, il custode stesso dell’ortodossia cattolica, cardinal Ratzinger, mi ricordava come il "limbo" non fosse che una ipotesi teologica, mai entrata nel deposito dogmatico della Chiesa. Così come mai la stessa Chiesa ha definito le "pene infernali", usando dell’immagine biblica del fuoco solo come metafora. Eppure, la riconferma di quanto dovrebbe essere scontato ha provocato e provoca, anche presso i cattolici praticanti, l’impressione che si aprano prospettive diverse, mutamenti dottrinali. Anche da questo si può misurare quali siano stati i frutti del lungo silenzio di un cattolicesimo che, per sfuggire al sospetto di "alienazione nell’aldilà", non ha fatto che occuparsi di "aldiqua", trasformando la teologia in sociologia. Come attendersi insegnamenti su paradiso, inferno, purgatorio, da preti così spesso convinti che prendere sul serio il Vangelo significhi trasformarsi sempre e solo in sindacalisti, politologi, psicologi, militanti di ogni causa buonista alla moda, operatori sociali? Il fatto è che di opinionisti che commentino la cronaca con le ovvietà del politically correct, di organizzatori di marce e manifestazioni variamente "impegnate", di ripetitori inesausti di parole scaramantiche ("Solidarietà! dialogo! tolleranza!"), ne abbiamo sin troppi. Ma nessuno degli appartenenti a quelle categorie ha titoli per dirci che ci sia (e, innanzitutto, se "qualcosa" o "qualcuno" ci sia) al di là di quel Buco Nero che, alla fine, tutti ci attende, che sbarra ogni vita, pur riempita da mobilitazioni per le cause sociali e politiche più nobili. "Militanti" ed "esperti" hanno infinite risposte da proporre alle domande penultime. Ma se gli uomini della Speranza tacciono, chi risponderà alle domande sulle questioni davvero "ultime", a quelle che ogni uomo si pone quando è finito il chiacchiericcio del "dibattito socialmente impegnato" e, nella solitudine, si interroga sul Mistero che incombe, esaurita la riserva di giorni assegnata a ciascuno? Mi pare, dunque, che la sorpresa provocata dalla meritoria - ma, oggettivamente, scontata - riproposta dei Novissimi da parte del Papa dovrebbe indurre certi responsabili ecclesiali a riflettere sugli effetti della chiusura del loro "sportello di informazioni sull’aldilà". La disinformazione religiosa si è spinta a tal punto da sconcertare l’uomo della strada, se il Successore di Pietro ricorda, in sostanza, che Dante fu un sommo poeta e che le tavole di Gustave Doré ad illustrazione de La Divina Commedia sono esempi magnifici di incisione ottocentesca. Ma se ricorda anche che quella poesia e quei disegni poco o nulla hanno a che fare con ciò che, da sempre, la fede attende al di là delle porte bronzee della morte. Oggi più che mai, non ci serve un Virgilio come guida nei gironi infernali né una Beatrice nei cieli paradisiaci. Ci basterebbe qualche buon vecchio parroco che riscoprisse che il suo dovere primario è metterci in mano e spiegarci con pazienza il Catechismo. Cominciando, magari, dal capitolo che nessun altro libro ha nel suo indice e che ha per titolo: De resurrectione carnis et vita aeterna.

© Corriere della Sera

 


 
   

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