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Il grido silenzioso



 

Codice, cari cattolici c'è poco da ridere
 di Renato Farina

Questo film non è un’opinione su Gesù. Ma un vero e proprio tentativo molto applaudito di espiantare il cuore della nostra civiltà cristiana...

[Da "Libero", 24 maggio 2006]

C’ è una grande regola nella vita. Quando ti dicono bravo, mentre altri ti stanno infilando qualcosa diciamo tra le costole, qualcosa non va. Forse non sei stato tanto bravo, forse sei bravo solo perché lasci fare. Parlo del "Codice da Vinci" e dei complimenti che si sono meritati cattolici per il loro fair play. La cosa non mi convince. Possibile che il politicamente corretto si sia infilato come undicesimo comandamento persino là dove dovrebbe valere la regola del sì sì no no? Il film intanto è un successone. Come e più del libro. La macchina per il lancio di queste merci para-religiose è stata lei sì veramente leonardesca. Una trappola meravigliosa. Parte da due fatti: Gesù interessa sempre, la Chiesa piace poco. Per cui qualsiasi cosa facessero o dicessero prelati o uomini ritenuti di Chiesa, si risolveva per forza in una curiosità rafforzata e in un successo commerciale. Io mi domando però. Com’è possibile che questo nostro popolo cattolico in Italia e comunque cristiano in Occidente conosca così poco Gesù, e non creda abbia sofferto sulla croce? Adesso che abbiamo imparato che nemici del nostro modo di vivere odiano il simbolo della croce in special modo, anche noi accettiamo con un sorriso l’idea che sia una bambinata atroce e non ci sia mai stata, comunque non con Gesù appeso? Bisognerebbe informare Bin Laden, forse ci lascerebbe in pace, siamo scivolati nel nichilismo gaio per cui la salvezza anche secondo Gesù è un buon orgasmo... Questo è il massimo della cultura popolare ancora interessata a Gesù... Non ci credo. Comunque non c’è da essere contenti. I contenuti proposti dal romanzo e dalla pellicola, al di là della trama da poliziesco, sono sintetizzabili in questo modo ammetto un po’ rozzo:
1) i Vangeli sono stati scritti da falsari.
2) Gesù non è morto in croce e neanche risorto.
3) Si è sposato con Maddalena ed è scappato in Francia, dove ha avuto figli.
4) Maddalena era stata nominata da Gesù suo successore.
5) La discendenza di Gesù e Maddalena è la stirpe dei re Merovingi. Il luogo della divinità cercato nel Medioevo con il nome di Santo Graal è questo Sangue Reale (Sang Réal).
6) Pietro l’ha giurata a Maddalena, per questo si è inventato con i suoi compari il cristianesimo.
7) Altro che battesimo e sacramenti, confessione e comunione. Il culmine del cristianesimo consiste in una pratica sessuale complicata, una specie di prostituzione sacra, che mette in contatto grazie al piacere amoroso con il divino.
8) Questa è la vera religione, tramandata segretamente da una casta di sapienti tra cui Leonardo da Vinci.
9) I Papi e l’Opus Dei sanno tutto, ovviamente. Per mantenere il potere tengono viva la loro (poco) pia frode, nascondendo la verità a costo di omicidi. Potrei arrivare a dieci, uno più pignolo arriverebbe a settanta volte sette: ma non voglio dare soddisfazione a Dan Brown parificando il suo lavoro alle tavole di Mosè o al numero di volte che bisognerebbe perdonare secondo il Vangelo.

D’accordo: perdonare. Ma qui si è scambiata l’attitudine evangelica a porgere l’altra guancia con quella di lasciar menare tranquillamente nostro Signore, la verità della sua persona. Per non parlare della Chiesa trattata come una masnada di briganti e assassini. Non si può lasciar fare increspando gentilmente le labbra. Scusate l’ardire, ma i cattolici hanno questa convinzione che coincide con quanto più caro hanno: che offendere la Chiesa sia violare il corpo stesso di Cristo. Che cosa bisognava fare allora? Escludo gesta di tipo islamico come incendiare i cinema dove si proietta l’evento o la casa editrice Mondadori che ingrassa in questo mercato blasfemo. Qui in Occidente c’è la libertà, anche di sparare balle grandi come una casa. Per fortuna non c’è più l’inquisizione eccetera. Ok. Ma da qui alla rinuncia a qualsiasi opposizione culturale, fa spavento. Mi sarebbe piaciuto qualche intervento pesante di un rabbino capo, di un imam. Oppure di un manipolo di laici così propensi oggi ad impugnare la croce. Ehi, su quella croce c’era inchiodato Gesù ed è risorto, non è un logo elaborato da qualche creativo. Lì c’è dentro la nostra essenza, la nostra speranza. Io so che molti, tra i semplici fedeli, le suore che ancora si vedono sugli autobus con le loro sporte, sono restati male di questo successo di massa del film. Non per loro, ma per Gesù. E poi perché ci sono tanti creduloni. Gli dispiace non ci sia rispetto tra molti per quanto è stato loro tramandato dalle generazioni. E si possa far tutto, perché tutto è uguale. Bisognerebbe lanciare una bella battaglia culturale. Accidenti. Questo film non è un’opinione su Gesù. Ma un vero e proprio tentativo molto applaudito di espiantare il cuore della nostra civiltà cristiana. Essa non coincide con una morale dell’amore, ma con il bel racconto (evangelo) di un fatto storico. Incontrando quella persona ieri e oggi c’è la possibilità di essere uomini. Invece niente. Si lascia fare, con un sorriso. Possibile che tutti parlino di croce e di Gesù solo per reazione agli islamici, e invece guardino con benevolenza alle offese alla figura di Cristo? Don Brown è un’occasione per lottare contro l’ignoranza su Gesù - dicono i vescovi. Giusto. Altri fustigano: peggio di Dan Brown sono certi teologi. Sottoscrivo. Ma intanto qui abbiamo Dan Brown e non possiamo sorridergli mentre tira sotto il suo camion le verità della nostra vita, solo perché qualcuno prima ci ha già provato con il bulldozer. Io mi ribello a questa logica dell’acqua di rose sparsa sulle ferite. Dinanzi allo scempio, non apprezzo che il Corriere della Sera in prima pagina esalti come vittoriosa la strategia del sorriso. Per una volta anche i vescovi hanno meritato affettuosi complimenti. Nell’articolo di Gianni Riotta c’erano molti elogi all’Opus Dei e ai cattolici per la trasparenza. È nella glasnost alla Gorbaciov l’essenza del cristianesimo? Secondo me, ora gli Alti Papaveri della cultura e del giornalismo auspicherebbero una telefonata del Papa a Dan Brown, per riconoscerne il trionfo. Chi non ci sta alzi la mano.

 


 
   

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