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Il grido silenzioso



 

Se Scalfari confonde «dio» con l'Io
 di Antonio Socci

[Da "Il Giornale", 21 Dicembre 2002]

Nella Bibbia sta scritto: «Dio non esiste». É il primo versetto del salmo 53. Solo che la frase integrale recita testualmente così: «"Dio non esiste", pensa lo stolto». Estrapolando una frase fuori dal suo contesto si può far dire al testo sacro l’esatto contrario di ciò che dice. Qualcosa di analogo è accaduto al benissimo di scorso del Papa dell’11 dicembre scorso. Commentava le terribili parole del profeta Geremia sull’umanità che ha abbandonato Dio, per invitare tutti alla conversione e alla speranza («possiamo essere certi che Dio non ci abbandona») e invece tutti i mass media sì sono fermati alla prima parte: Dio è disgustato dall’uomo.

Alcuni arguti giornali e commentatori hanno voluto spiegarci che ovviamente Dio è disgustato da Bush, Blair e Berlusconi. Qualche fantasioso catto-pacifìsta vede un Dio no-global che sarebbe disgustato dall’intervento Usa in Irak, sennonché il Papa ha detto che il Male non è questo o quel problema sociale, ma rifiutare Dio, che è «una tragedia maggiore» della spada e della fame, perché finisce per sembrarci un «silenzio di Dio che non si rivela più» nella nostra vita. Per il Papa abbandonare Dio è la causa di ogni infelicità e di ogni male.

Ma il più singolare è il commento che al discorso papale ha fatto Eugenio Scalfari a cui L’Espresso ha dedicato addirittura la copertina. Secondo Scalfari infatti il Papa avrebbe annunciato che Dio ha dato le dimissioni e la Chiesa chiude bottega: «Mai prima d’ora il Vicario aveva reso pubblica testimonianza del ritiro di Dio dalla scena del mondo. Nessun papa - ch’io sappia - l’ha fatto prima di lui», «Dio non vuole più ascoltare le sue creature, è diventato sordo alle loro preghiere e muto di fronte alle loro domande». Si tratta di «un abbandono che priva la stessa Chiesa della sua missione mediatrice che è poi la sola che ne motiva e ne giustifica la presenza storica», perciò «è un evento di immensa portata religiosa e culturale, etica e perfino politica».

Che dire? Viene da sorridere. Ma c’è pure un aspetto serio. Infatti secondo Scalfari, Dio «non si ritirò di fronte ai massacri e ai genocidi dello scorso secolo o almeno i suoi vicari non ne dettero alcuna rivelazione», mentre - sempre a suo dire - avrebbe deciso le dimissioni irrevocabili di fronte a un fenomeno dei nostri giorni: «Il peccato è l’esclusivo o almeno dominante amore di sé, espresso in tutte le forme».

Lascerei perdere Dio, che non parla per bocca di Scalfari, e anche il Santo Padre, il cui discorso nulla c’entra con l’esegesi scalfariana. Tuttavia lo spunto scalfariano dell’«amore di sé» dice un fenomeno vero. Il «narcisismo» è infatti oggi l’altra faccia della depressione e del disgusto di sé, eccessi dolorosi che affliggono tutti noi, smarriti nelle nostre pretese, nelle nostre frustrazioni e nella nostra solitudine. Non è però una novità apocalittica: è così la nostra povera natura. Confondiamo io e Dio.

A proposito, per quasi tutto l’articolo Scalfari scrive «dio» con la minuscola, laddove un suo noto libro s’intitolava Incontro con Io e quella parolina «io» aveva sempre la «I» maiuscola. Del resto Sandro Magister nella pagina web che cura proprio nel sito dell’Espresso nota che Scalfari «impersona in pieno proprio quell’uomo naturistico che il cardinal Ruini individua come il nuovo grande sfidante della visione cristiana».

«Nuovo» e «grande»? Non esageriamo. in quell’articolo si sentono solo i soliti vecchi e piccoli pregiudizi che tutti ci portiamo addosso e che ci impediscono di accorgerci di una grande cosa che accade, quella che il papa annuncia con tutte le sue forze: Dio si è fatto uomo per venire a cercarci uno per uno, ha avuto pietà di noi, della nostra presunzione e della nostra solitudine. É venuto a riempire la nostra esistenza di bellezza e significato, cioè di Sé.

Scrive Scalfari: «Non si era mai visto un Papa più disperato di questo al termine del suo pontificato». E se invece i disperati fossimo noi che non conosciamo la bellezza dell’amicizia di Cristo che riempie il cuore di Karol Wojtyla?

© Il Giornale

 


 
   

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