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Il grido silenzioso



 

Apologia di Luigi IX
 di Franco Cardini

Francescano, crociato e Re, san Luigi IX Re di Francia, autentico sovrano cristiano è modello esemplare per chi e chiamato al servizio della nazione.

Un cronista arabo, testimone della battaglia di Mansurah e della prigionia di Luigi il Santo nelle mani, benevole e cortesi, del sultana ayyubida, e quindi in quelle, ben più barbare e ineleganti, degli usurpatori mamelucchi, lo definì «un furbo matricolato». Pochi giudizi storici sono mai stati sballati come questo. Molte cose era, il figlio di Bianca di Castiglia. Ma furbo, proprio, no. Discepolo del Vangelo, un po’ di prudenza serpentina per la verità qualche volta l’ha mostrata; e, dovendo guidare il suo popolo, la gioia cristiana d’esser semplice come colomba era di solito — e lo sapeva bene — un troppo gran lusso per lui. Ma furbo, proprio, no. Sia detto a sua gloria. Perché queste righe, per quanto vergate da uno che fa professione di storico — e buttate giù senza soverchie preoccupazioni erudite, ex abundantia cordis —, non sono tuttavia l’abbozzo d’un severo saggio storico. Sono il ‘fazioso” profilo di un discorso apologetico. Di tale faziosità, in questa sede mi vanto.

Luigi IX è tra i personaggi più biografati della storia. Tra i più studiati, quindi. Eppure, dinanzi a lui, è difficile mantenere la testa e il cuore freddi. Può anche irritare e suscitar ostilità, senza dubbio. Ma il più delle volte ispira commozione sincera e trascinante ammirazione. È successo anche al suo ultimo grande, eruditissimo biografo, Jacques Le Goff, che più volte, parlando del “suo” San Luigi, si è quasi dimenticato la sua dichiarata fede laicista (mai faziosa, del resto: il che, a un fazioso “dell’altra parte”, che però gli è amico, fa un gran piacere).

Al fascino carismatico di Luigi soggiacquero già del resto i suoi stessi contemporanei, a cominciare da Jean sire di Joinville, suo biografo e quasi agiografo. Luigi: Re, crociato, francescano. Sovrano cristiano e povero cristiano. Cristiano. V’è al mondo titolo più grande di gloria, che non gloriarsi della croce?

LUIGI RE

Anzitutto, rex iustus, conscio di essere in quanta monarca consacrato typus Christi, di dover essere pastore del suo popolo e che — come avrebbe più tardi splendidamente detto Friedrich Nietzsche — «anche il suo comandare dev’essere un obbedire». Luigi, conscio che il primo atto di difesa del suo popolo, di amore nei suoi confronti, è il tutelarne la purezza della fede e dei costumi. Da lì, senz’ambra di ferocia ma senz’alcuna esitazione, la sua fermezza contro aristocratici e città che in qualche modo attentassero all’autorità della corona. Da lì il suo rigore contro la minaccia ereticale, per quanto del massacri perpetrati durante lo “crociata degli albigesi” o fatti nel suo nome quand’egli era prigioniero del musulmani, nel 1251, dal movimento dei “pastorelli”, egli non possa venir chiamato responsabile.

Re cristiano, Luigi ebbe sempre ben chiara la distinzione tra spiritualia e temporalia e sostenne sempre con umiltà e semplicità che al Re non spettava giudicare delle case della fede, ma rispettare il magistero della Chiesa e difenderlo senza riserve con la spada. Sovrano di una “monarchia feudale” avviata e costituire uno Stato moderno del quale egli è da annoverare tra i fondatori, sostenne nondimeno l’unità del corpus christianorum quale Tunica inconsutile del Cristo e si rifiutò sempre di appoggiare l’azione del Papa contro l’Imperatore Federico II, senza peraltro farsi coinvolgere dalle posizioni antipontificie di questi.

LUIGI CROCIATO

Il senso di fraterna solidarietà con tutti i sovrani cristiani che non fossero esclusi dalla comunione della Chiesa, e la stessa prudente carità con chi temporaneamente si trovasse ad esserlo senza peraltro macchiarsi d’eresia (e questo fu il caso, checché se ne dica e checché ne abbia detto anche Dante, eco in questo caso della propaganda guelfa, di Federico II), implicavano il senso profondo del dovere del Re cristiano di tutelare, insieme con la giustizia, la pace: e la pacificazione.

Da qui il costante impegno crociato di Luigi, che pensa alla crociata anche quando non è in grado di farla, che ad essa subordina politica estera e politica economica, che considera il prender la croce come il suo massimo onore di cavaliere e il suo più alto dovere di Re. La crociata è per lui anzitutto opus pacis: se il sovrano deve tollerare e rispettare, pur senza apprezzarlo (al contrario!), il diritto alla vendetta privato, il bando della croce deve metter fine, pena la scomunica, a qualunque inimicizia. Benedetta quindi la croce, che reca pace e concordia e nel nome della quale ci si dispone al martirio. La crociata, d’altronde, non dà mai luogo in Luigi a forme d’odio nei confronti degli infedeli. La crociata non ha lo scopo né di sterminarli, né di convertirli. Essa deve solo servire a recuperare alla cristianitas quella res sancta per eccellenza, che in quanta sancta le spetta, che è la Terra Sancta. Morendo in crociata nel 1270, Luigi aggiunge alla corona regale la corona del martirio.

LUIGI FRANCESCANO

Secondo l’esempio di san Francesco, il Re santo accetta e guida la crociata in quanto opus pacis; una volta caduto prigioniero degli infedeli, al pari di Francesco e nello spirito della Regola minorita, si comporta come agnello fra i lupi, mantenendosi umile con tutti e testimoniando il Cristo con fermezza. Questo spirito di umiltà e di carità, di rettamente ispirata al magistero del padre serafico, caratterizza il costante atteggiamento del Re nei confronti dei poveri, dei quali è benefattore generoso. San Luigi è il modello esemplare del Re cristiano: la sua vita è. in se stessa, un perfetto speculum principis.

Ricorda

«Nella religione di san Luigi c’è, al fondo, la fede, una fede incrollabile, una fede che è, prima dl tutto, amor di Dio. La dice a Filippo nei suoi Insegnamenti. “Caro figlio, ti insegno anzitutto ad amare Dio con tutto il cuore e con tutta la tua forza, perché, senza questo amore, nessuno vale nulla”. Questo Dio da amare e in cui credere senza il minimo dubbio ê soprattutto il Figlio, centro della religione dl san Luigi. La sua fede è “la fede in Gesù Cristo”. È anche la fede della tradizione e degli insegnamenti della Chiesa ...». (Jacques Le Goff, San Luigi, trad. it., Einaudi 1996, p.628).

© Il Timone n. 29, gennaio 2004

 


 
   

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