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Il grido silenzioso



 

Guerra dei sessi e genere, quando la liberazione è un inganno
 di Vittorio Messori

La condanna dell' ideologia classica del conflitto. Il no al nuovo tentativo di annullare le diversità fisiche.

[Dal "Corriere della sera" del 1 agosto 2004]

LA LETTURA / Un documento lontano da ogni moralismo, consapevole che è in gioco l’avvenire di maschi e femmine: uniti più che mai in una comunità di destino.

D’accordo: certa pubblicistica cattolica è ormai irrilevante, ispirata com’è a un buonismo politicamente corretto, a un solidarismo da talk show televisivo. Non vi è più traccia dello «scandalo e follia» evangelici, bensì adeguamento alla vulgata corrente, con la sola aggiunta di un pizzico di moralismo. «Se il sale diventa insipido, non serve più a niente», secondo la drastica parola evangelica. D’accordo pure sulla fastidiosa «documentite» che affligge il mondo clericale, da cui tracimano pagine e pagine su tutto e di più. Accumuli, troppo spesso, di parole che macinano l’ovvio, da sociologi un po’ attardati (come capita ai preti che inseguono il «mondo»), piuttosto che da teologi eredi della più lunga e ricca tradizione del mondo. Eppure, succede talvolta che la noia di certo esangue cattolicesimo attuale sia lacerata da una zampata vigorosa, dove la forza si unisce alla sapienza. Tanto che - con umile orgoglio: ossimoro giustificato - la Chiesa può definire se stessa come «esperta in umanità». Sono queste, non a caso, le parole che aprono la «Lettera ai vescovi sulla collaborazione dell’ uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo». La firma («Joseph cardinal Ratzinger») non è soltanto garanzia di autorevolezza, ma anche di qualità. Il porporato bavarese ha ormai superato da oltre due anni il limite per il ritiro, ma Giovanni Paolo II gli impedisce di tornare agli studi prediletti, se lo tiene stretto accanto a sé, nel palazzo austero del Sant’Uffizio. A ragione, peraltro, come questa vigorosa Epistola riconferma. Già il tema è tra i più attuali e non coinvolge interessi settoriali, ma, addirittura, l’umanità intera. Scopo essenziale del documento è richiamare l’attenzione su ciò che a molti sembra un dibattito come un altro e provoca, invece, e ancor più provocherà, «conseguenze immense e disastrose». Oltre ad analizzare il presente, si getta uno sguardo su un futuro che - se continuerà la deriva attuale - potrebbe presentare effetti gravissimi, soprattutto per quelle donne che pure le nuove ideologie dicono di volere aiutare nella loro «liberazione». Da qui, l’intervento di una Chiesa che si propone in un ruolo non moralistico, ma profetico. La posta in gioco è, nientemeno, che la distinzione dell’ umanità tra maschile e femminile: distinzione «ontologica», iscritta cioè nell’essere stesso, e non manipolabile, se non provocando rovine. All’inizio del caos, c’è - osserva la Lettera - un femminismo che, in una prima fase, «denuncia fortemente la condizione di subordinazione della donna, per suscitare un atteggiamento di contestazione». Così, «la donna, per essere se stessa, si costituisce quale antagonista dell’ uomo. Agli abusi di potere, ella risponde con una strategia di ricerca del potere, proclamando una sorta di guerra tra i sessi». È l’ideologia femminista classica, che ben conosciamo e che sembra avere fatto il suo tempo, «pur avendo provocato» si afferma, «effetti nefasti nella struttura della famiglia», oltre che nella psiche di tante che l’hanno presa sul serio. Ma ciò che oggi cresce, denuncia Ratzinger, è un’ideologia che sembra ancora più insidiosa: «Per evitare ogni supremazia di un sesso sull’altro, si tende a cancellare le loro differenze, considerate come semplici effetti di un condizionamento storico-culturale». Una sorta di «livellamento», dove «la dimensione corporea, chiamata sesso, viene minimizzata, mentre la dimensione culturale, chiamata genere, è sottolineata al massimo e ritenuta primaria». Insomma, il tentativo di sradicare sia l’uomo che la donna dallo loro stessa natura, nella convinzione che ciascuno possa essere maschio o femmina o entrambi (e come tale comportarsi) a seconda del desiderio, della vicenda personale, se non del capriccio o del piacere. Da qui, tra l’altro, l’equiparazione della omosessualità a quella che era - e che per la Chiesa resta - la «normalità sessuale». Come svelano, tristemente, le cronache, la pederastia non è di certo assente neppure tra il clero: ma una cosa è la miseria concreta dei singoli, un’altra la dottrina e l’ideale che (anche questo documento lo ribadisce) non sono mutati e mai potranno mutare, ancorati come sono alla Rivelazione. In effetti, enunciato l’obiettivo (confutare le teorie correnti in tema di sessualità e mostrarne il fall out negativo), il Prefetto della Fede fonda il suo discorso in una incursione a tutto campo nell’intera Scrittura, Antico e Nuovo Testamento. Una straordinaria sintesi dell’antropologia biblica che ne svela la complessità, la ricchezza e, alla fine, la sapienza. Un’operazione apologetica, nel senso migliore: dimostrare, cioè, come la Rivelazione sia una sorta di «libro d’istruzioni per l’uso dell’uomo». Un manuale che, se inteso in profondità, può rispondere alle domande di sempre e, quindi, anche di oggi, proponendo una meta liberante. Per tutti, ma a cominciare dalle donne, ingannate e rovinate da dottrine che si presentano, suadenti, come benefiche. Ciò che la Chiesa propone (in linea con un insegnamento millenario) è una «collaborazione attiva» tra i sessi, una feconda «unità nella diversità» dove ciascuno e ciascuna, restando radicalmente se stesso, espanda il suo «genio», a beneficio di tutti. Un testo, insomma, che - per sua natura - di certo non convincerà tutti. Ma nessuno potrà negarne la lucidità, la lontananza da ogni moralismo, la consapevolezza che, qui, è in gioco l’avvenire stesso di maschi e di femmine, uniti più che mai in una comunità di destino.

© Corriere della Sera

 


 
   

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