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Il grido silenzioso



 

Santi e soldati
 di Vittorio Messori

[Da "Le cose della vita", San Paolo, Milano 1995]

Monsignor Giovanni Marra, arcivescovo militare, inizia la sua presentazione osservando che il titolo "ha un sapore provocatorio". In effetti, il libro appena uscito, presso le edizioni Piemme, si chiama I santì militari. Ne è autore Rino Cammilleri. Il suo gusto per un cattolicesimo senza complessi, a viso aperto, si estrinseca pure in questa "galleria dì personaggi disegnati con mano veloce e incisiva", per rifarci ancora alle parole del "vescovo castrense : sono 113 santi, dall’epoca apostolica ai nostri giorni, che furono soldati o che in qualche modo ebbero a che fare con il mestiere delle armi. Ad essi si aggiungono 27 santi patroni delle varie categorie militari. Una sezione è dedicata ai più celebri cappellani. Tra di essi, Angelo Roncalli, che scrisse: "Di tutto sono grato al Signore, ma particolarmente lo ringrazio perché ha voluto che a vent’anni facessi il mio bravo servizio militare e poi, durante tutta la Grande Guerra, lo rinnovassi da sergente e da cappellano". Il libro si chiude con una carrellata dedicata a quelli che sono definiti da Cammilleri "i combattenti cattolici dimenticati": i samurai giapponesi che difesero la loro fede nel vangelo contro le persecuzioni imperiali; gli insorti della Vandea; i popolani italiani che presero le armi contro i giacobini francesi invasori e i loro lacché indigeni; i Cristeros, gli eroici messicani (cfr il frammento 117) che morirono a migliaia contro le truppe del governo ateo appoggiato dagli americani del Nord. Libro pieno di notizie, dunque. Ma perché anche "provocatorio"? Ma perché, come si sa bene, in questi ultimi anni sono cresciute le voci di coloro che affermano che esisterebbe una incompatibilità radicale tra accettazione del vangelo e vita militare, tra sequela di Cristo e professione di soldato. Come al solito, ci si richiama, genericamente, "al Concilio": ma, anche in questo caso, si tratta di un Vaticano II immaginario. Gaudium et spes, n. 79: "Coloro che, al servizio della patria, esercitano la loro professione nelle file dell’esercito, si considerino anch’essi come ministri della sicurezza e della libertà dei loro popoli e, se rettamente adempiono il loro dovere, concorrono anch’essi veramente a stabilire la pace".

Si sono fatte anche delle piccole antologie dei molti interventi, sul tema, di Giovanni Paolo II il quale, tra l’altro, il 2 aprile del 1989, alla Città Militare della Cecchignola disse: "Fra i soldati e Gesù Cristo ci sono stati incontri molto significativi. Pensiamo alle parole che ogni volta ripetiamo avvicinandoci alla santa Comunione: "Signore, non sono degno che tu entri nella mia casa. Ma di una sola parola...". Sono parole di un militare, di un centurione romano che così ha espresso la sua fede. Ma non solo questo. Se prendiamo gli Atti degli Apostoli, è significativo che il primo convertito pagano sia stato un militare, un centurione romano che si chiamava Cornelio. Poi, durante le persecuzioni, troviamo tante figure eroiche di militari, di soldati, di ufficiali. Basta pensare alla figura di san Floriano: io sono molto legato, per la mia storia personale, a questo santo, forse poco conosciuto qui in Italia (*). Ma anche considerando l’Italia, non sono certo mancati anche qui gli eroici confessori e martiri della fede che erano militari: hanno scoperto la fede e hanno saputo vivere da soldati la loro situazione interiore". Il papa alla pari del Vaticano II - è fedele, ovviamente, a una tradizione che risale a Gesù stesso; anzi, ancora prima, a tutta quanta la storia sacra d’Israele, che ebbe anch’esso i suoi eserciti e la cui Scrittura si rifà alla milizia come a un’immagine esemplare della vita dell’uomo; e che alle schiere armate terrestri equipara le gerarchie celesti. Punto di congiunzione tra l’antico e il nuovo Israele è, come si sa, Giovanni Battista, le cui esigenze morali sembrano addirittura più severe di quelle di Colui cui apre la strada. Eppure, quando accorrono a lui, per essere battezzati, alcuni soldati e chiedono "Che cosa dobbiamo fare?", la sua risposta non è il "Razza di vipere, fate frutti degni della penitenza!" con cui ha apostrofato altre categorie. Ma, parola di Luca (3,14), Giovanni replica: "Non vessate né denunziate falsamente nessuno e contentatevi delle vostre paghe".

Tra i vantaggi della ricerca di Cammilleri c’è la denuncia di una mistificazione che in questi anni di pacifismi ideologici - spesso fanaticamente "guerreschi" e aggressivi contro chi abbia idee diverse - ha avuto libero corso in certo mondo anche cattolico. La mistificazione, cioè, di chi vuol far credere che il cristianesimo dei primi secoli, "precostantiniano", si sarebbe schierato contro il mestiere delle armi e avrebbe praticato l’obiezione di coscienza. Le cose non stanno affatto così: come per la questione della schiavitù, l’annuncio del vangelo non si è proposto da eversore dell’ordine sociale, anche ingiusto, ma si è sforzato di infondere un’anima nuova, una prospettiva fraterna, un affiato caritatevole nelle strutture esistenti del mondo. La guerra, dunque, non è stata rifiutata per principio, ma si è iniziato semmai lo sforzo per limitarla e umanizzarla, circoscrivendola alle cause "giuste" e togliendole per quanto possibile l’aspetto di odio. Così come non sono stati affatto esclusi dalla piena comunione ecclesiastica i ricchi e i potenti (checché ne dica un demagogismo di origine vetero-marxista), non si è certo richiesto ai militari che si "pentissero" del loro servizio e abbandonassero le armi. La carriera militare sembra, anzi, una delle strade preferite dai cristiani. L’esercito fu tra gli ambienti evangelizzati in modo più precoce e più esteso: legioni intere, soprattutto di reclutamento orientale, furono presto cristiane, dagli ufficiali superiori agli ultimi fanti. E si trattava di soldati fedeli e valorosi, stimatissimi dagli strateghi.

Già, ma i martiri, quelle liste impressionanti di uccisi per la fede, provenienti proprio dalle forze armate? Il fatto è che coloro che parlano di un presunto "pacifismo" del cristianesimo primitivo cadono nell’equivoco di richiamarsi alle eresie di quel cristianesimo stesso. In Frigia, attorno al 150, apparve un certo Montano, che asserì di essere portavoce dello Spirito Santo Attorno a lui si creò un movimento che riassume, già allora, molti degli errori che accompagneranno la fede sino ai giorni nostri. In sostanza, si trattava del solito radicalismo di fanatici, non rassegnati al fatto che la fede autentica è equilibrio, composizione degli opposti, pratica faticosa ma feconda dell’et-et. Il vangelo c’è stato dato per completare, non per distruggere. Ciò che contrassegna ogni santo è la coerenza tra vita e ideali; non l’estremismo, che è proprio prima degli eretici e poi degli ideologi post-cristiani. Il "montanismo" consigliava tra l’altro la ricerca del martirio, suggerendo quei comportamenti provocatori contro le autorità costituite che il cattolicesimo ortodosso raccomandava invece di evitare. Dilagando nell’esercito, l’eresia è in gran parte responsabile

del molto sangue che, in certi periodi, vi scorse: le autorità non andavano per il sottile e, in caso di rivolta, decimavano "montanisti" e "ortodossi", facendo un fascio di ogni erba "cristiana". Nacquero così quelle "apologie" che i responsabili della Chiesa spedivano agli imperatori, cercando dì spiegare che l’autentico discepolo di Cristo era buon soldato e buon patriota. Altri martiri ci furono tra i militari "non montanisti", ma solo quando qualche pagano "integrista" volle farli andare al di là del giuramento davanti alla statua dell’imperatore come capo supremo dell’esercito e simbolo dello Stato (giuramento che i cristiani prestavano senza problemi), imponendo anche sacrifici agli dèi o al Cesare stesso divinizzato. Ma, a parte questi casi, i cristiani, a migliaia, servirono indisturbati, con fedeltà e onore, sotto le insegne imperiali. Non sarebbe gravissima ingiustizia verso questi antichi fratelli considerarli come battezzati che in realtà nulla avevano capito del vangelo perché - secondo l’invito del Cristo si sforzarono di essere "pacifici" ma non furono né "pacifisti" né "obiettori"?

(*) Veterano delle legioni romane che presidiavano il Danubio, saputo dell’arresto di altri quaranta soldati cristiani, durante la persecuzione di Diocleziano, manifestò anch’egli la sua fede nel vangelo e fu gettato nel fiume con una pietra al collo. Nel 1183 alcune reliquie di Floriano furono donate dal vescovo di Modena al duca Casimiro dì Polonia che edificò a Cracovia una bella basilica. lì suo culto tra gli slavi è legato anche alla protezione contro gli annegamenti.

© Edizioni San Paolo

 


 
   

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