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Il grido silenzioso



 

Socci: Il cardinale in originale è peggio che su Repubblica (o anche meglio)
 di Antonio Socci

Lettura molto diffidente di un discorso


[Da "Il Foglio" del 19 dicembre 2001]

Il discorso originale fatto il 6 dicembre dal cardinal Martini è perfino peggiore del riassunto fattone da Repubblica. Però anche migliore. Perché c´è tutto e il contrario di tutto, eccetto la stringente logica aristotelicotomista. C´è una pesantissima e netta condanna del terrorismo e del fanatismo, ma anche l´equidistanza fra Bush e bin Laden, c´è il riconoscimento del diritto alla legittima difesa e la critica pratica dell´intervento americano, insieme a una sorta di condanna metafisica dell´Occidente che somiglia a una fatwa islamica. Gesuitismo, dirà qualche maligno. O martinismo?

Una pagina del vangelo di Luca (13, 15) è usata come testo chiave. In essa si parla di alcuni galilei che furono uccisi dai soldati di Pilato mentre stavano offrendo i loro sacrifici al Tempio. Un episodio storicamente tanto oscuro che alcuni testi lo attribuiscono a Erode. Ma Martini non ha dubbi, fa di quei galilei dei "terroristi disposti al sacrificio supremo" e definisce la risposta "una strage di Stato voluta dal rappresentante dell´imperatore e per di più perpetrata nel luogo sacro del Tempio".

E´ una forzatura. Oltretutto, a prenderla per buona, sembra assurdo accostare una patriottica ribellione contro le truppe d´occupazione romane, alla immotivata strage di civili innocenti perpetrata a New York dai terroristi islamici. Né si può accostare la repressione sanguinosa fatta da Pilato, per di più nel Tempio, alla legittima difesa degli Stati Uniti contro Al Qaida. Nel primo caso infatti erano stati i romani a dichiarar guerra e a occupare uno Stato libero. Nel secondo sono stati i terroristi a dichiarar guerra agli Stati Uniti.

Su questo parallelo storico abusivo Martini costruisce il suo discorso.

Poi va a vedere come Ambrogio giudica la "strage di Stato" dell´Impero e dice: "Noto un particolare curioso. S. Ambrogio, che pure commenta con accuratezza e talora con pedanteria l´intero terzo Vangelo, su tale punto è reticente. Sorvolando su qualunque sentimento antiromano che poteva risultare dal crimine di Pilato, si limita a un´affermazione marginaleÉ".

In sostanza il cardinale di Milano afferma che sant´Ambrogio fu talora "pedante" e a proposito di quella pagina del Vangelo "reticente" e - par di capire opportunista dal punto di vista politico. Una sciabolata passata inosservata, davvero sorprendente visto che Ambrogio è un grande Padre della Chiesa ed è il simbolo stesso della Chiesa milanese.

Ma c´è di più. A rigor di logica quell´accusa dovrebbe finire pure a carico di Gesù. Anch´egli infatti, come Ambrogio, evita di scagliarsi contro i romani, che poi sarebbero gli americani del tempo nell´affresco martiniano. Gesù non pronuncia una parola contro Pilato e non inveisce parlando di "strage di Stato". Il cardinale definisce "sconcertante e inedito il comportamento di Gesù". E aggiunge: "Ciò può sorprendere, deludere, turbare".

Sembrerebbe su una via senza uscita. Ma il gesuita vi si sottrae con un magistrale rovesciamento. Siccome Gesù non condanna neanche quei galilei significa che è super partes. Il lettore pensa che dunque oggi sarebbe equidistante fra vittime e carnefici. A questo punto il ragionamento, già viziato dalla forzata ricostruzione dell´episodio e dall´improprio paragone storico, si perde nella pura fantasia. Infatti a Gesù non era stato richiesto un giudizio politico su Pilato o i "terroristi", ma una spiegazione teologica sul nesso sciagurepeccati.

A quel tempo infatti era molto diffusa l´idea che il dolore fosse dovuto ai peccati commessi dalla vittima o dai genitori. Allora Gesù afferma che le cose non stanno così. Ricorda "quei diciotto sopra i quali rovinò la torre di Siloe" e anche in questo caso spiega che essi "non erano più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme". Stesso concetto esprime parlando del cieco nato e spiegando che non c´era una colpa sua o dei genitori. Intendeva dire che non c´è relazione fra sciagure subite e peccati personali commessi. Il male, la morte e il dolore sono entrati nel mondo con il peccato originale, e nessuno - a partire dai giusti - può ritenersene esente perché è la comune condizione umana. Si tratta dunque di un giudizio teologico sull´origine del dolore, non c´entra nulla l´equidistanza politica.

Ma nel discorso del cardinale si sovrappongono le due cose. Così al peccato originale, che è un mistero metastorico, viene attribuito un contenuto storicosociale. "Gli sforzi umani di distruggere il male con la forza delle armi" dice il prelato "non avranno mai un effetto duraturo se non si prenderà seriamente coscienza di come le cause profonde del male stanno dentro, nel cuore e nella vita di ogni per Branco? No grazie Dai maschi mi guardi Iddio che dalle femmine mi guardo io Soncini strappa il burqa rosa "Adesso che possiamo scegliere, torniamo in cucina: farsi mantenere è bello" sona, etnia, nazione, istituzione che è connivente con l´ingiustizia".

E giù con le solite citazioni e i dati sui ricchi e i poveri. Quella che per Gesù è la condizione decaduta di ogni essere umano di ogni tempo, da Adamo fino alla fine dei tempi, diventa per Martini la condizione prodotta dal capitalismo occidentale di oggi, il quale dunque, avendo prodotto il "peccato originale", finisce per identificarsi con Satana.

Infatti poi Martini evoca l´ "apocalisse" come "rivelazione del male in cui siamo immersi, dell´assurdità di una società il cui dio è il denaro, la cui legge è il successo e il cui tempo è scandito dagli orari di apertura delle Borse mondiali". Proprio come l´Anticristo, anche il capitalismo avrebbe pretese "messianiche".

Basterebbe dunque abbattere il capitalismo per cancellare il peccato originale e avere il paradiso in terra. Ma il cardinale non è un ingenuo e si sottrae di nuovo alla via senza uscita, subito aggiungendo che c´è un po´ di male anche negli altri regimi, sia pure non precisati, e tutti sono un po´ colpevoli, non solo l´Occidente. Infine conclude con un fervorino evangelico, un invito al dialogo interreligioso, una messa in guardia dal "consumismo prenatalizio" e perfino un elogio dell´ "autonomia scolastica". Manca qualche pillola di buon senso sull´euro e sul ghiaccio nelle strade di questi giorni.

Un discorso in cui emerge irrisolto il grande problema - in cui si dibatte tanto mondo cattolico - del rapporto fra natura e grazia. Quello che Agostino aveva ben chiaro spiegando la distinzione fra le due città e fondando la sana laicità dell´ordine terreno. Come illustra splendidamente il passo della Città di Dio citato, non a caso, nel discorso del Papa per la Giornata della pace.

© Il Foglio

 


 
   

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