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Il grido silenzioso



 

Dopo Assisi nessun terrorismo potrà darsi legittimazioni teologiche
 di Antonio Socci

[Da "Il Foglio", 22 gennaio 2002]

Certi ecumenisti che amano il fatuo supermarket delle religioni stavolta sono stati bloccati in anticipo dal papa in persona che nell’Angelus di domenica ha avvertito: "La Giornata di preghiera per la pace non intende in alcun modo indulgere al sincretismo religioso". Anzi pare l’opposto. Non a caso il papa ha esordito ricordando "il tragico attentato dell’11 settembre scorso" e, indicando "il rischio di nuovi conflitti", ha aggiunto che "di fronte alla violenza" diffusa si avverte il bisogno di "sconfessare e isolare quanti strumentalizzano il nome di Dio per scopi o con metodi che in realtà lo offendono".

Si direbbe che quello di Assisi sia quasi un evento di tipo "illuministico" che punta il dito sulla carica di violenza da sempre insito nelle religioni (e nelle diverse civiltà) come ha dimostrato nei suoi libri René Girard. Il cardinal Ratzinger più volte ha sviluppato l’idea che il cristianesimo sia entrato nel mondo come il vero "illuminismo" che dissolve le nebbie della superstizione e la pretesa divina del potere e della violenza. Alla Sorbona il 27 novembre 1999 spiegò perché il cristianesimo significò "la vittoria della demitologizzazione". Non a caso nella Roma antica fu accusato di "ateismo", perché "non voleva essere una religione fra le altre, ma la vittoria dell’intelligenza sul mondo delle religioni". La negazione cioè della pretesa divina di ogni Stato, di ogni potere e di ogni carnefice. Clamoroso dunque risulta il patto a cui sono state invitate ad Assisi le religioni. Nell’attuale situazione politica del mondo è un evento epico togliere ogni legittimazione teologica a qualunque forma di terrorismo o di violenza (e alle tante persecuzioni religiose di cui molti cristiani sono vittime). Ed è straordinario che almeno qualche rappresentante di religioni come l’Islam sottoscriva "l’effettivo riconoscimento dei diritti umani" come "condizione indispensabile per una pace autentica e duratura". Naturalmente la Chiesa si è mossa verso Assisi col suo metodo che non è quello dello scontro o della sfida, ma "dell’amore cristiano, del rispetto e della fraternità con gli altri" (Ruini). Così la giornata di Assisi si concluderà con una solenne promessa di pace da parte di ciascun rappresentante delle diverse religioni. 

A qualche superficiale potrà sembrare strano che a volere questo incontro ecumenico sia lo stesso papa che ha fatto pubblicare la Dominus Iesus. Perché quel documento sconfessa il "relativismo" di quei teologi per i quali la rivelazione di Gesù Cristo avrebbe carattere "limitato, incompleto e imperfetto" e "sarebbe complementare a quella presente nelle altre religioni". La Dominus Iesus inoltre ricorda che per i cristiani Gesù Cristo è l’unico e definitivo salvatore ed è "la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana". E ripete che vanno considerati "testi ispirati" solo i libri canonici dell’Antico e Nuovo testamento (la fede della Chiesa si concepisce in continuità con quella di Israele) ribadendo "fermamente" la differenza tra "la fede teologale e la credenza nelle altre religioni".
Tuttavia il documento ripete ­ in linea con il Concilio e la tradizione ­ che "la Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni" che "non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini". E’ dunque con stima e simpatia che cerca con esse il dialogo per far emergere la grandezza di ogni sensibilità religiosa e purificarla dall’umana violenza.
Non perché i cristiani ne siano diventati immuni. Al contrario, proprio perché se ne ritengono i primi portatori e il Figlio di Dio crocifisso, vittima definitiva della storia umana, giudica per prima la violenza dei cristiani. Infatti Giovanni Paolo II ha voluto il solenne "mea culpa" del grande Giubileo del 2000 per confessare pubblicamente davanti al crocifisso tutte le violenze perpetrate dai cristiani in due millenni, talora perfino in nome di Cristo. 

La Chiesa che chiama le altre religioni ad Assisi a delegittimare la violenza religiosa non è fatta di cristiani che impartiscono lezioni dall’alto, ma da uomini che stanno prostrati a terra "come il figliol prodigo", umiliati come Pietro dopo il tradimento, che per primi confessano la propria colpevolezza ai piedi dell’agnello di Dio, il cui sacrificio innalza ed esalta tutte le vittime della sanguinaria storia umana. C’è chi ha notato la corrispondenza dei gesti e delle parole del Papa con gli appelli della Madonna di Medjugorje le cui apparizioni non sono state ancora riconosciute dalla Chiesa (anche perché sarebbero tuttora in corso). Nessuno può stabilire un nesso sicuro. Ma certo la giornata di "digiuno e preghiera per la pace" voluta dal papa nel dicembre scorso sembra ricalcare proprio ciò che chiedono da vent’anni i messaggi di Medjugorje. E qualcuno ha notato anche altre corrispondenze dopo l’11 settembre. Ecco il messaggio di Medjugorje del 25 settembre: "Cari figli oggi vi invito alla preghiera, particolarmente oggi quando Satana vuole la guerra e l’odio. Io vi invito di nuovo, figlioli: pregate e digiunate affinché Dio vi dia la pace! E non abbiate paura perché chi prega non ha paura del male e non ha l’odio nel cuore". 

Molto simili le parole usate dal papa nell’Angelus del successivo 30 ottobre e in quello di domenica scorsa. E in entrambi si è rivolto a Maria col titolo di "Regina della pace" come lei si definisce a Medjugorje. Del resto è il papa polacco, il papa del "Totus tuus".

© Il Foglio

 


 
   

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