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Autolesionismo, antico deficit dei cattolici |
| di Gabriella Sartori
Dal cinema all’editoria, ai mass media: la Chiesa è oggetto di ostilità e vittima dell’ignoranza. E i credenti? Appaiono divisi, ma così rischiano di diventare irrilevanti.
[Da "Avvenire", 13 settembre 2002]
Non è più solo un’impressione: in Italia, ma anche in Europa e in America, si vanno moltiplicando gli attacchi al cattolicesimo. Si poteva pensare ad una tendenza superata e invece ritorna.
Il Leone d’oro attribuito "all’unanimità" dalla giuria di Venezia a "Magdalene", film che - per dirla con le parole del suo acclamato regista - presenta i cattolici come "peggiori dei talebani" (e giù applausi: soprattutto nei commenti sui "grandi" mass media laicisti doc, nostrani ed esteri), è solo l’ultimo esempio di un "impegno" artistico che ha visto di recente schierati vari nomi celebri in patria e fuori. Per restare solo sul piano del cinema, le generali ovazioni tributate a "Magdalene" seguono, in stretta sequenza temporale, quelle, un po’ meno internazionali ma pur sempre rumorose, regalate senza risparmio a "Amen" e a "L’ora di religione", pellicole che pure rispondono allo zelo da proselitismo con cui non pochi uomini "di cultura" si dedicano alla causa. Se uscendo dal cinema si passa in libreria (o alle rubriche letterarie dei "grandi" mass media di casa nostra), la situazione non subisce scarti: celebratissime firme di quotidiani, comunicano ai loro lettori che Cristo non si sa nemmeno se sia storicamente esistito (e dunque quanto in basso devono trovarsi quei poveracci che ancora si affidano a questo parto dell’umana fantasia?), mentre uomini di cultura forse "raffinata" ma indubbiamente lacunosa, sdottoreggiano sulle storiche lezioni di tolleranza che i cattolici dovrebbero prendere dai protestanti (quelli delle stragi e dei roghi così efficacemente ricordati su queste pagine dal professor Cardini). E l’uno e l’altro vanno orgogliosamente diradando coi loro immarcescibili "lumi" le tenebre altrui senza minimamente arrossire: in realtà nessuno può vergognarsi dell’ignoranza che non sa di avere, la peggiore della specie. La lista degli esempi di questo genere, di qua e di là dell’Atlantico, sarebbe lunga. Qui basti dire che ha ben ragione il professor Campanini, in quel suo apprezzato intervento di qualche settimana fa su Avvenire, ad osservare che oggi non solo la cultura cattolica ma anche tutte le varie culture laiche, di "destra" o di "sinistra" che siano, sono "minoranza" (una ragione in più per non montare in superbia). Ma è anche vero che, quando si tratta di attaccare i "cattolici" o, più largamente "le religioni", assistiamo da un po’ di tempo ad un’innaturale convergenza fra laicisti d’ogni sponda, quasi convinti che ci sia una vera razza "superiore" del Terzo Millennio, la loro: quella di chi non crede in Dio, anzi in alcun dio.
A fronte di questa situazione, diventa sempre più antistorico un certo quale autolesionismo vivo nel mondo cattolico. Una sorta di specialità, che si va affinando, nel senso di apparire vieppiù eccentrica e bizzarra, a prescindere dalle provocazioni a cui ci si dovrebbe far carico di rispondere.
Ci si divide per i motivi meno sostanziali: una diversa maniera di intendere i problemi del Terzo e Quarto mondo, l’appartenenza a questo o quel gruppo o associazione ecclesiale, le diverse opzioni partitiche. Tutte opzioni perfettamente legittime che dovrebbero esser da tutti serenamente accettate senza mai diventar ragione di dispregio reciproco. Un’autorefenzialità, una super-stima di sé che diventa giudizio di sufficienza verso gli altri, provocando una situazione complessivamente masochista. Il mondo non deve fraintendere: essere cattolici non darebbe alcun obbligo di pensare e sentire insieme, meglio allora renderlo evidentissimo e soprattutto meglio apparire à la page. Perché turbarsi se poi si finisce irrilevanti?
© Avvenire
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