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Il grido silenzioso



 

Gli gnostici di «Matrix»
 di Alessandro Zaccuri

La saga ispira ardite riletture del Vangelo Ma il capitolo finale rivela una visione tutt’altro che cristiana.

[Da "Avvenire", 18 novembre 2003]

Spirituale o esoterico? Ecco i segreti di un film davvero «di culto»

David Bruce, l’animatore di Hollywood Jesus (www.hollywood-jesus.com), sito specializzato nell’interpretazione spirituale dei film di successo, non ha dubbi: ai critici Matrix Revolutions non è piaciuto perché è troppo cristiano. Neo, l’eroe-salvatore interpretato da Keanu Reeves, non allude forse al Messia? E l’Oracolo, la misteriosa figura femminile che porta lo stesso Neo alla consapevolezza, non è forse un’immagine dello Spirito Santo? L’entusiasmo di Bruce è tutt’altro che isolato. Lo dimostrano libri come The Gospel Reloaded di Chris Seay e Greg Garrett o The Reality Within the Matrix di Kristenea LaVelle, che sostengono senza esitazioni una sostanziale identificazione fra Neo e Cristo. Entusiasmo, appunto, ma anche molta approssimazione (una svista ricorrente per tutte: il nome di Morpheus, l’amico-mentore di Neo, viene erroneamente collegato al concetto di trasformazione, metamorfosi, e non alla divinità greca preposta ai sogni). E una buona dose di ingenuità. Perché gli ammiccamenti religiosi di Matrix, in realtà, hanno ben poco a che fare con il Vangelo e molto con la tradizione gnostica. Se n’è accorta nei giorni scorsi Radio Vaticana, lo ripetono da tempo siti Internet come «The Gnosis Archive» (www.gnosis.org), che mette a disposizione dei navigatori una videoconferenza su Matrix, oppure lo spagnolo Gnosticos.net.
Insomma, se il primo film della trilogia (Matrix, 1999) era stato concepito dagli autori-registi, i fratelli Andy e Larry Wachowski, come esperimento di «action movie intellettuale», nel successivo Matrix Reloaded e ancor più nell’attuale Matrix Revolutions le ambizioni sono persino più alte. Un indizio - uno dei molti - è fornito dall’avvicendarsi dei «pensatori di riferimento» della saga. Il Matrix originario, com’è noto, conteneva esplicite citazioni dell’opera di Jean Baudrillard. I Wachowski, anzi, avevano addirittura pensato di coinvolgere il filosofo francese nella realizzazione di Reloaded e Revolutions, ma Baudrillard li ha gelati definendo Matrix «il film sulla Matrice che la Matrice stessa avrebbe potuto realizzare». Un filosofo, comunque, nel cast ci è finito lo stesso: Cornel West, figura di spicco della cultura afro-americana, autore di importanti studi sulla questione razziale, ma anche di un’interpretazione della Pasqua in chiave politico-concettuale. Attenzione, però: West - che ama essere annoverato fra gli eredi di Martin Luther King - è un cristiano vagamente eterodosso, non uno gnostico dichiarato come il critico letterario Harold Bloom o come la storica Elaine Pagels, che nelle interviste rilasciate in occasione dell’uscita del suo ultimo libro, Beyond Belief (un saggio sul cosiddetto Vangelo di Tommaso) ha ammesso di essersi convertita alla «vera tradizione» in seguito alla morte del figlio.
E i Wachowski? Negli ultimi mesi i fratelli prodigio di Hollywood hanno attirato l’attenzione dei cronisti più che altro per il pettegolezzo secondo il quale il più anziano dei due, Larry, sarebbe addirittura in procinto di cambiare sesso (la polarità maschile/femminile, del resto, è uno dei cardini del pensiero gnostico). Di sicuro sono stati abilissimi a confondere le tracce, dando avvio alla saga su tonalità decisamente zen («Non pensare di colpirmi: colpiscimi», è l’insegnamento che Morpheus impartisce a un ancora spaesato Neo) e aumentando in un secondo e terzo tempo le dosi di sapienza gnostica. Secondo Joe Haldeman, autore di uno dei saggi raccolti da Karen Haber nel volume collettivo Visioni da Matrix (Sperling & Kupfer, pagine 198, euro 12,00), il risultato è un cocktail degli insegnamenti del poeta visionario William Blake, di Cristo e del Buddha. Come nei titoli di testa di un film, anche qui l’ordine non è affatto casuale. 

l’analisi

Una crocifissione per il Deus ex machina
di Alessandro Zaccuri

La scena. Il duello finale fra Neo e il suo nemico, l’inquietante agente Smith impersonato da Hugo Weaving, rappresenta il momento in cui il simbolismo gnostico di «Matrix Revolutions» appare con maggiore evidenza.
I personaggi. Neo, il salvatore, è l’unico uomo in grado di violare Matrix, il programma di simulazione in cui l’umanità è stata imprigionata dalle macchine. Smith, al contrario, è uno spietato software di controllo della stessa Matrix. Fra i due corre lo stesso rapporto speculare che per i bogomili (eresia medievale di impronta gnostica) lega Gesù e Satana. Durante la lotta precipitano dal cielo sulla terra, causando una voragine simile a quella provocata da Lucifero.
L’elemento femminile. Neo e Smith sono legati in modo indissolubile all’Oracolo, un programma che assume le sembianze di un’anziana donna nera e che ha deciso di parteggiare per gli uomini. È la condizione di Sophia, l’emanazione divina che nello gnosticismo ha la «debolezza» di presidere alla creazione del mondo.
La crocifissione. Mentre combatte contro Smith all’interno di Matrix, nel mondo reale Neo è crocifisso al cospetto del Deus ex machina (così nella sceneggiatura), il marchingegno che sta all’origine dell’intera simulazione.
L’annientamento. La morte di Neo in croce è soltanto apparenza (il «docetismo» è un altro tratto tipico della gnosi) . In realtà Smith lo annichilisce trasformandolo in una copia perfetta di se stesso, ma viene a sua volta distrutto. Bene e Male sono entrambi annientati, rimane soltanto il simulacro dell’Oracolo, che Smith aveva assimilato a sé in precedenza. In termini gnostici, l’Oracolo è il Cristo spirituale (elemento femminile) che si unisce all’uomo Gesù durante il battesimo nel Giordano. Tutta la scena, infatti, si svolge sotto la pioggia. 

Cavalleri: così l’uomo crede di salvarsi da solo
di Alessandro Zaccuri 

«Sopravvive una cultura che non vuole rinunciare al sacrificio cruento della vittima innocente»

Per Cesare Cavalleri il ritorno della gnosi non è una novità. Ha iniziato a occuparsene sul finire degli anni Settanta, quando la casa editrice da lui diretta, l’Ares, pubblicò un importante saggio di Emanuele Samek Lodovici intitolato, appunto, Metamorfosi della gnosi. Da allora Cavalleri non ha più smesso di indagare i segnali della «dissoluzione» nostra contemporanea. Il caso di Matrix, per lui, è più una conferma che una scoperta. «Nella fase attuale - spiega - è venuta meno la consapevolezza di un rapporto con la trascendenza basato sull’iniziativa redentrice di Dio. Lo gnosticismo, al contrario, fa dipendere la possibilità di salvezza soltanto dall’uomo o, meglio, dalle conoscenze più o meno arcane alle quali l’uomo stesso riesce ad accedere. In questo momento, è un surrogato perfetto per il senso religioso».

Questo lo si diceva già del New Age. La saga di "Matrix", però, punta molto sull’aspetto rituale.

«Altro bisogno umano insopprimibile, che le centrali occulte dello gnosticismo intendono soddisfare rimodellando di continuo il nostro immaginario. Il nemico, come sempre, è il cristianesimo. Anzi, l’Eucaristia».

Perché?

«Perché è un sacrificio incruento, inaccettabile per lo gnosticismo più radicale, che non rinuncia allo spargimento di sangue e all’uccisione della vittima innocente. Magari promuovendo l’aborto».

Sì, ma se il nemico è il cristianesimo, perché presentare Neo come un nuovo Cristo?

«Proprio perché è l’avversario contro il quale si combatte. Quando, nelle ultime scene di Matrix Revolutions, si assiste alla «crocifissione» di Neo, nella mente del pubblico scatta un cortocircuito. Si è indotti a credere che quella crocifissione, in cui la vittima è annientata (è la dottrina della kenosi, lo svuotamento), esprima l’autentico insegnamento del Vangelo. Mentre invece quello che viene messo in scena è, appunto, un trattato gnostico».

Parazzoli: la domanda conta più della risposta
di Alessandro Zaccuri 

«Centrale l’interrogativo sulla presenza del male. E Internet è la metafora di una ricerca senza fine».

I Wu Ming per l’Italia, i racconti di Ballard per la scena internazionale. Due esempi presi quasi a caso, per ribadire che il ritorno della gnosi non è soltanto un fenomeno cinematografico. A sostenerlo è lo scrittore Ferruccio Parazzoli.

«Ma parlare di ritorno non è del tutto esatto - puntualizza -. Lo gnosticismo, in realtà, non è mai scomparso. Ha continuato a scorrere come un fiume al di sotto della nostra tradizione, in modo inavvertito e costante. E adesso, nel momento in cui questa stessa tradizione si sta disgregando, torna in superficie, di nuovo visibile».

Sempre per la precisione, quale gnosi sta riemergendo oggi?

«Non tanto quella "dotta" espressa da Marcione, da Valentino e da altri commentatori eterodossi del Nuovo Testamento, quanto piuttosto quella magico-esoterica, di derivazione iranico-babilonese, nella quale la domanda centrale è espressa in termini assolutamente drammatici».

Quale domanda?

«La solita: perché esiste il male? E perché questo male ha una presenza attiva nella nostra vita, provocando il dolore e la morte? La gnosi non pretende di rispondere, ma si presenta piuttosto come ricerca infinita di una luce capace di illuminare questo mistero. Da questo punto di vista Lucifero, il "portatore di luce", è davvero il perfetto eroe gnostico, così come lo è Prometeo, che ruba agli dèi il segreto del fuoco per farne dono agli uomini. A pensarci bene, è un po’ quello che accade in Matrix».

Soltanto che in questo caso la refurtiva è rappresentata da informazioni digitali...

«Negli ultimi anni Internet si è rivelata una formidabile metafora della ricerca gnostica. Qualcosa in più di una metafora, in effetti. Parlavamo di un fiume sotterraneo, ricorda? Bene, la rete è essa stessa un fiume, un flusso ininterrotto e inesauribile di informazioni, attraverso le quali ci si muove (si "naviga") in modo virtualmente infinito. Provando un senso di smarrimento, ma anche di onnipotenza».

© Avvenire

 


 
   

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