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Il grido silenzioso



 

Antonio Rosmini, sacerdote e filosofo
 di Maurizio Schoepflin

Filosofo e apologeta, uno dei "maestri del pensare cristiano" (Giovanni Paolo II), sacerdote cattolico obbediente alla gerarchia, apostolo della carità intellettuale. Scrisse di logica, metafisica, pedagogia, diritto, politica, teologia e ascetica. Per rigettare l’errore e proporre la verità.

[Da "Il Timone" n. 12, Marzo/Aprile 2001]

Annoverato da Giovanni Paolo II nell’enciclica Fides et ratio tra i "maestri del pensare cristiano", Antonio Rosmini è certamente una delle più grandi e più belle figure della cultura cattolica italiana di tutti i tempi.

Nato a Rovereto, in una nobile famiglia, il 24 marzo del 1797, Rosmini diventa prete nel 1821, e nel 1823 è lo stesso papa Pio VII a incoraggiarlo a continuare con impegno gli studi di filosofia per i quali mostra una straordinaria inclinazione. Tale incoraggiamento verrà confermato qualche anno più tardi dal nuovo pontefice Pio VIII, che ne approva pure la volontà di dar vita a un Istituto religioso maschile. Nel frattempo, Rosmini compone molte opere che destano l’ammirazione di uomini del calibro di Galluppi, Tommaseo, Gioberti e Manzoni, ai quali fu legato da una sincera amicizia. Nel 1838 vengono approvate le Costituzioni dell’Istituto della Carità, la nuova famiglia religiosa da lui voluta con ardore profondo. Nel 1841 è fatto oggetto di aspre critiche: è l’inizio di una polemica che durerà molto a lungo (addirittura fin dopo la sua morte) e che condizionerà pesantemente una corretta e serena ricezione delle idee rosminiane. Nel 1848, Pio IX intende farlo cardinale e nominarlo Segretario di Stato, ma la cosa non si realizza; anzi, poco tempo dopo, il suo celebre scritto Delle cinque piaghe della Santa Chiesa viene condannato. Rosmini si sottomette e si ritira a Stresa, ove continua a impegnarsi assiduamente nello studio e nella preghiera fino al 1º luglio 1855, quando, nelle prime ore del giorno, muore.

Uomo dalla cultura amplissima e poliedrica, Rosmini scrisse molto. spaziando nei campi più diversi: si occupò, infatti, di logica, metafisica, etica, pedagogia, diritto, politica, teologia e ascetica.

La prima e principale preoccupazione che muove Rosmini è di carattere apologetico: egli è convinto che la filosofia moderna può recare gravi danni alla verità cattolica, soprattutto a motivo del fatto che essa è tutta impregnata di quel soggettivismo che non è possibile conciliare con la più genuina tradizione religiosa. Movendosi su questa linea, egli individua nell’idea dell’essere il fondamento e il presupposto di ogni conoscenza umana: tale idea, a suo giudizio, è innata e non deriva dall’esperienza; essa è il lume stesso della ragione. connaturato all’uomo per volere di Dio. In tal modo. Rosmini ritiene di aver trovato quell’elemento universale, comune a tutti gli uomini, che mette a riparo la conoscenza dal rischio del soggettivismo e che permette di elaborare una filosofia non più invischiata nell’empirismo e nel sensismo, che avevano finito per condurla lontano dalla verità che ha il suo culmine nel Cristianesimo. Su questa base. Rosmini costruisce il suo edificio speculativo, sottolineando in modo particolare l’inalienabile valore della persona umana, detentrice di due fondamentali diritti, quello alla libertà e quello alla proprietà, che implicano il netto rifiuto di qualsiasi teoria politica che pone l’individuo in secondo piano rispetto allo Stato. Il pensatore roveretano fu pure. come si è detto, teologo e asceta, e nei suoi scritti è rintracciabile anche una profonda e suggestiva riflessione sul tema dell’amore che merita di essere conosciuta e che testimonia una sicura fedeltà all’ispirazione evangelica, la quale, peraltro, anima tutto il sistema rosminiano. Per Rosmini l’amore di Dio e per Dio è il cuore della fede cristiana e a esso egli riconosce un primato assoluto: è dall’amore di Dio che scaturisce l’amore del prossimo ed è ancora l’amore a fungere da fondamento di tutta l’etica. Sulla scorta del messaggio evangelico e della grande tradizione del pensiero di ispirazione cristiana, Rosmini identifica l’amore con l’essere e ravvisa in esso la realtà sulla quale si fonda la persona umana. Secondo il filosofo di Rovereto, il Dio di Gesù Cristo è soprattutto un Dio amante, e sceglie di rivelarsi all’uomo proprio come amore: fede e carità, dunque, si uniscono intimamente sino a fondersi, così che, come Gesù ha testimoniato in modo perfetto, l’amore che da Dio proviene a Dio ritorna. A questo proposito, Rosmini ripete spesso che l’amore ama l’amore, dando vita a un costante scambio di ruoli tra l’amante e l’amato. Rosmini suggerisce pure alcune modalità concrete secondo cui attuare questo amore caritativo: tra queste, egli attribuisce un valore del tutto particolare alla carità intellettuale, che si realizza attraverso l’impegno della mente e attraverso lo stesso filosofare che prevede due momenti ugualmente importanti: la rinuncia e il rigetto dell’errore e la proposta della verità, nella certezza che non v’è carità più bella di quella che svela la verità, di quella che fa un tutt’uno con la verità. È la carità che ha per unico scopo Dio e che a Lui vuole indirizzare gli uomini.

Non meraviglia che il Santo Padre Giovanni Paolo II, nel messaggio inviato al Rettore dell’Università Cattolica nel marzo dello scorso anno, abbia scritto le seguenti parole: "Nulla è tanto devastante nella cultura contemporanea quanto la diffusa convinzione che la possibilità dì raggiungere la verità sia un’illusione della metafisica tradizionale. È allora più che mai necessaria un’azione a vantaggio della cultura, che potrebbe essere chiamata ’opera di carità intellettuale’, secondo una pregnante espressione del Rosmini".

Ricorda

"Antonio Rosmini, fondatore dell’Istituto della Carità, approvato dalla Santa Sede nel 1839, nelle sue opere ascetiche rade via ogni traccia di soggettivismo dalla virtù di obbedienza e la riduce alla sua nuda essenza. L’obbedienza consiste nell’abdicare liberamente semel pro sempre la volontà propria nella volontà del Superiore e quindi rinunziare all’esame del comando. Certo l’obbedienza è atto sommamente razionale, perché è fondato sopra una persuasione ragionata, non però sulla persuasione che la particolare opera comandata sia buona (questa era la dottrina di Lamennais), ma nella persuasione che il Superiore ha autorità legittima per comandare". (Romano Ameno, Iota unum, Riccardo Ricciardi Editore, Milano-Napoli 1985, pp. 291-292).

Bibliografia

G. Beschin [a cura di], Filosofia e ascesi nel pensiero di Antonio Rosmini, Morcelliana, Brescia 1991.
Antonio Rosmini teologo e filosofo europeo, numero 41 (set-dic 1997) della Rivista "Per la filosofia", organo dell’Associazione Docenti italiani di Filosofìa.
U. Muratore, Conoscere Rosmini, Edizioni Rosminiane, Stresa (VB) 1999.

© Il Timone

 


 
   

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