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Il grido silenzioso



 

Lo stato di grazia
 di Stefano Biavaschi

[Da "Il Timone" n. 6, Marzo/Aprile 2000]

La teologia affronta assai poco il terna dello stato di grazia, che invece è il luogo dell’incontro tra l’uomo e Dio. Il Catechismo della Chiesa Cattolica lo definisce dono soprannaturale, che permette all’uomo la "partecipazione alla vita di Dio". Lo stato di grazia è pertanto lo stato dell’uomo in Dio. È il tralcio che rimane nella Vite (Cristo), e da questa riceve vita di grazia. È infatti un dono della Grazia, che è l’azione amorosa di Dio sull’uomo, azione che trasforma e deifica l’esistenza umana, conducendola così nello Spirito Santo secondo il disegno del Padre. 

Lo stato di grazia è dunque quel regno di Dio già in mezzo a noi di cui parla il Vangelo, che sulla terra comprende tutti gli uomini in stato di grazia, e unendoli misticamente verso la santità.
Battesimo e confessione costituiscono la soglia d’accesso a questo stato privilegiato, e, anche se ciò non viene compreso sufficientemente, quello cui l’uomo va incontro tramite questi sacramenti è un effettivo cambio di stato: la natura dell’uomo viene quasi modificata, o meglio restituita a se stessa, come appunto nella trasformazione da un legno secco a un legno vivo. 

Uno dei cambiamenti più importanti che viene operato è il riallineamento mente-cuore. La mente, intesa come sede della ragione, viene abitualmente adoperata dall’uomo come cosa a sé, separata dal cuore a sua volta inteso come sede dell’amore e in particolare del sacro. Lo stato di grazia conferisce invece all’uomo la capacità di farli operare in sintonia, per cui i pensieri tornano ad essere allineati secondo le finalità dell’amore. Si ha pertanto la riattivazione dell’intelletto, che è quel modo di funzionare della mente quando questa è illuminata dal cuore. 

L’uomo in simile stato può accedere a nuove forme di conoscenza, che la filosofia riesce assai poco ad indagare, specie se anch’essa non è intrapresa col soccorso della Grazia. Eppure tale processo potrebbe interessare assai quegli studiosi che cercano una nuova epistemologia in grado di interpretare il mondo. La via per una maggiore conoscenza dunque c’è, ma solo per chi sa andare oltre il semplice sforzo razionalistico. E non si tratta di un procedimento gnostico di autoilluminazione: è la Grazia che opera, e poiché la Luce di Dio è Amore, viene colta e goduta solo per apertura del cuore e disponibilità all’amore. Amando l’uomo conosce. Ecco perché le maggiori conoscenze, anche filosofiche, sono sempre state riservate ai santi. Non esiste per l’uomo un modo di accedere ai beni dell’intelletto senza un percorso di santità che ci introduca in profondità nello stato di grazia, che in fondo è uno stato angelico. 

Gli Angeli vivono già spontaneamente in tale condizione, e non conoscono scissione o dissidio tra mente e cuore. Ogni loro ragionamento è un ragionamento d’amore. La natura umana si trova invece svantaggiata da una situazione di peccato originale, con una mente lasciata senza luci a se stessa, e con un cuore senza guida dell’intelletto e pertanto esposto alle passioni. Ma se l’uomo comprende che l’unico scopo della vita è lo stato di grazia (al di fuori del quale la vita perde di senso), ecco che entra nella dimensione di quella sapienza del cuore che lo rende concittadino della città celeste e testimone anticipatore della Parusia finale, regno definitivo della Grazia.

© Il Timone

 


 
   

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