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Il grido silenzioso



 

Sermonti al rogo: quando gli scienziati censurano
 di Maurizio Blondet

[Da "Avvenire", 04 febbraio 2003]

Uno scienziato - Giuseppe Sermonti è genetista - critica lo scientismo: ossia la riduzione della scienza a ideologia materialista-progressista.

Sembra che suoi colleghi, consapevoli della natura problematica della ricerca, debbano applaudire a una simile impresa. Invece, quando apparve nella prima edizione (Rusconi, 1971), questo saggio provocò al suo autore, allora ordinario di Genetica a Palermo, la perdita della cattedra a Roma. 

La storia è istruttiva per capire come mai, nelle Università italiane, la ricerca langue. Appena uscito, Il Crepuscolo dello Scientismo (ora riproposto da Nova Scripta, pp. 212, euro 18,60) riceve un premio letterario e buone accoglienze dalla critica. Anche Guido Ceronetti, il colto intellettuale torinese, scrive una recensione favorevole e la consegna all’Espresso, il settimanale per cui collaborava, allora diretto da Livio Zanetti. 

Ma pone il veto un autorevole consulente del periodico: Giorgio Tecce, fisiologo a Roma, e "organico" nel Pci. Anzi, Tecce scrive di suo pugno una stroncatura del libro e lo propone alla rivista in luogo della recensione di Ceronetti. L’Espresso finisce per non pubblicare né l’una né l’altra (per questo, Ceronetti chiude la sua collaborazione al periodico). 

Intanto, negli ambienti universitari, si organizza il linciaggio dell’eretico. Presso l’Istituto di Genetica di Roma, il professor Tecce raduna un «dibattito» contro il pericoloso libro di Sermonti, ovviamente senza invitare l’autore; alle proteste di Sermonti, risponde che «gli studenti non vogliono un contraddittorio» (siamo in piena contestazione studentesca). 

Infine Sermonti ottiene un’auletta a Genetica. Può parlare, decretano i gestori della libertà scientifica, ma a precise condizioni: parli delle sue ricerche microbiologiche, ma non del suo libro. Sulla lavagna, qualcuno ha scritto: «Fascista chi sta a sentire, fascista chi cancella». 

In quei giorni, la chiamata di Sermonti a Roma, come cattedratico di Genetica, pareva sicura: al punto che il genetista (da Palermo) vi aveva già trasferito la famiglia. Invece la sua nomina, misteriosamente, cade. Il malcapitato chiede in giro perché l’università di Roma lo rifiuti. Riceve risposte del tipo: «Le motivazioni scientifiche si troveranno». Sic. 

Insomma: Sermonti sarà pure uno scienziato di fama internazionale, ma gli va stroncata la carriera, dipingendolo come «fascista». Come preciserà l’Unità nel marzo 1972 in una, chiamiamola così, recensione del libro, che comincia su questo tono: «Sermonti ha trovato giustamente la sua collocazione tra gente di provata fede nazista e antisemita...». 

Sermonti, che intanto ha avuto una cattedra a Perugia, continua la sua carriera di scienziato, molto stimato all’estero. Nel 1979 viene eletto presidente della International Commission for the Genetics of Industrial Microorganisms. Nel 1980, è addirittura l’Accademia Sovietica delle Scienze a chiamarlo per fare da vicepresidente, a Mosca, al XIV Congresso internazionale di Genetica. 

Con gran sorpresa dello stesso Sermonti, e non parliamo dei suoi nemici. Infatti il professor Tecce avrà occasione di dire in tv (di cui è consulente) che "nessun italiano ha partecipato al Congresso" moscovita..

© Avvenire

 


 
   

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