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Il grido silenzioso



 

Ragiono, dunque credo in Dio
 di Giacomo Samek Lodovici

La stragrande maggioranza dei filosofi credeva – e crede – in Dio. La fede non costituisce un problema per la ragione. Al contrario, la illumina e aiuta a conoscere il vero.

[Da "Il Timone" n. 21, Settembre/Ottobre 2002]

Molti cattolici si vergognano di manifestare la loro fede, anche perché vengono di solito guardati e considerati dagli altri con superiorità o anche con disprezzo. Infatti, è molto diffusa la convinzione che la fede sia un sintomo di ingenuità di infantilismo: avere fede - si dice – è un atteggiamento tipico dei bambini o dei poco dotati intellettualmente, perciò una persona matura e intelligente non deve curarsi della religione, deve andare a testa alta nel mondo e tralasciare le tavole religiose.

Ora, questa equazione: fede = scarsa intelligenza, è completamente falsa, come dimostra il fatto che la stragrande maggioranza delle migliori menti della storia dell’umanità è costituita da uomini credenti. Circoscriviamo la nostra analisi ai filosofi (degli scienziati si occupa G. Cavalieri in questo dossier), cioè a quegli uomini che, per professione, hanno proprio esercitato l’intelligenza, visto che, almeno in un senso minimale, filosofare significa appunto ragionare, pensare. Ebbene, la maggior parte dei filosofi, cioè la maggior parte di coloro che hanno in modo eminente esercitato la ragione, è costituita da uomini che hanno coltivato la fede. Cominciamo, anzitutto, ricordanda che molti filosofi hanno inteso dimostrare l’esistenza di Dio già con la sola ragione. A questo proposito, molti ricordano le dimostrazioni di S. Tommaso (le famose cinque vie), ma si deve altresì tener presente che egli non è stato l’unico: anzi, è in una compagnia molto folta, insieme a Socrate, Platone, Aristotele, Agostino, Anselmo, Cartesio, Spinoza, Leibniz, Schelling, Hegel, per citare solo i più famosi. Non stiamo ovviamente qui a riprendere queste dimostrazioni (ne abbiamo esaminata una nel n. 16 del Timone, pp. 32-41), ci preme soltanto mostrare che per tutti questi autori la religiosità non si oppone alla ragione, bensì è richiesta precisamente dalla ragione stessa, quindi non è poco intelligente chi sostiene l’esistenza di Dio, semmai chi la nega, perché vuoi dire che non è in grado di capire i ragionamenti e le argomentazioni che la provano. Ad ogni modo, sia che ritengano Dio dimostrabile mediante la ragione, o raggiungibile solo con la fede, vogliamo ribadire che la maggior parte dei filosofi è composta da uomini religiosi. Vediamone dunque alcuni, senza fare una sorta di elenco telefonico e limitandoci ai più celebri.

Cominciamo da Socrate, simbolo imperituro del filosofo, il quale fu un eroe morale che testimoniò il proprio magistero accettando volontariamente la condanna a morte, e un uomo profondamente religioso (ma religiosi erano stati già lutti i filosofi precedenti). Anzi, egli intratteneva uno speciale rapporto con Dio, che gli si manifestava tramite una voce interiore, indicandogli la missione di scuotere i suoi concittadini dal torpore spirituale e morale in cui vivevano.

Anche Platone fu credente, e tutta la sua filosofia è pervasa da un’ispirazione religiosa, che gli fa descrivere Dio e la generazione dell’universo con alcuni accenti che prefigurano il cristianesimo: "Egli era buono e in uno buono non nasce mai nessuna invidia per nessuna cosa. Essendo dunque immune da questa, Egli volle che tutte le cose diventassero il più possibile simili a lui". Di più, Dio è "artefice e Padre" di tutto l’universo, perciò bisogna amarlo assecondando la nostalgia di Dio seminata in ogni uomo, bisogna "rendersi simili a Dio" cioè "diventare giusti e santi".

Aristotele fu uno dei più grandi filosofi di sempre e credette in Dio, che descrive così: "è un essere che esiste di necessità"," esiste come Bene e in questo modo è il Principio" da cui "dipendono il cielo e la natura. Ed il suo modo di vivere è il più eccellente". Infatti egli è "vita ottima ed eterna. Diciamo infatti che Dio è vivente, eterno, ottimo; cosicché a Dio appartiene una vita perennemente continua ed eterna". Plotino fu uno degli ultimi filosofi pagani, e la sua religiosità è talmente forte da costituire l’anima della sua intera speculazione filosofica, che voleva insegnare agli uomini il modo di sciogliersi dalla vita terrena per riunirsi a Dio e poterlo contemplare. Le sue ultime parole prima di morire furono: "cercate di ricongiungere il divino che è in voi al divino che è nell’universo".

S. Agostino fu il padre della cultura dell’occidente latino e grandissimo filosofo. Notiamo che da giovane egli aveva disprezzato la fede cristiana, considerandola ingenua e infantile, proprio come fanno coloro di cui parlavamo all’inizio.

Ebbene, dopo una giovinezza dissoluta in cui aveva sperimentato l’oscurità della lontananza da Dio, S. Agostino si convertì e trovò finalmente la pace anelata: "ci hai fatti per te Signore, e il nostro cuore non trova pace finché non riposa in te"; e ancora: "Folgorato al cuore da te mediante la tua parola, ti amai, e anche il cielo e la terra e tutte le cose in essi contenute, ecco, da ogni parte mi dicono di amarti, come lo dicono senza posa a tutti gli uomini, affinché non abbiano scuse". Questo passo spiega che tutti gli uomini, non solo i filosofi, devono convincersi dell’esistenza di Dio perché chiunque può facilmente capire che Dio esiste, semplicemente osservando il mondo, il quale richiede evidentemente una causa adeguata che può essere soltanto Dio (cfr. Il Timone n. 16, cit.). Per dirla con il salmo 18: "i cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l’opera delle sue mani

S. Tommaso fu personaggio di spicco delle università europee e probabilmente il più grande genio filosofico e teologico di tutti i tempi.

Caposaldo del suo pensiero è che ognuno di noi è creato e continuamente mantenuto nell’essere dall’amore di Dio (anche quando si rivolta contro Dio), altrimenti scomparirebbe nei nulla, perciò dobbiamo corrispondere a Dio amandolo e amando coloro che egli ama, cioè gli altri uomini. Così, il suo programma di vita recita: "so di dovere a Dio, come dovere principale della mia vita, che ogni mia parola e senso parlino di Lui".

Cartesio, padre della filosofia moderna, fu a sua volta un credente (quantunque il suo pensiero sia erroneo in molti aspetti), che individuava in Dio il garante della possibilità umana di conoscere il mondo. Ancora, Leibniz fu un altro importante filosofo credente, e dedicò molte energie ad un progetto ecumenico per riunificare le chiese cristiane.

Fu profondamente religioso anche Pascal, secondo cui "il supremo passo della ragione consiste nel riconoscere che c’è un’infinità di cose che la sovrastano", cioè nel riconoscere che soltanto la fede dà all’uomo le risposte definitive.

Credente fu ancora Vico, che indagò molto il ruolo della provvidenza divina nella storia. Ma religioso fu anche Kant, che, sebbene rifiutasse (sbagliando) le dimostrazioni filosofiche di Dio, continuò a credere in Dio con la fede.

Anche Spinoza, Scheiiing ed Hegel furono convinti assertori dell’esistenza di Dio, che per loro coincide con il mondo. Quest’ultima tesi è sbagliata per varie ragioni, però, non solo sostiene l’esistenza di Dio, ma addirittura Lo rintraccia in tutte le cose. Anzi Hegel dice: affermare che non si deve pensare a Dio "è dire che non si debba ragionare. in effetti gli animali non io fanno [...] e perciò non hanno alcuna religione". Profondamente religioso fu anche Kierkegaard, che caratterizza l’uomo proprio come interlocutore di Dio, che con Lui può intrattenere un rapporto personale.

Potremmo continuare oltre, ma ci fermiamo perché, come detto, non avrebbe senso fare un elenco.

Accenniamo solo che quei pochi filosofi che invece hanno negato l’esistenza di Dio (per es. Marx e Nietzsche) non hanno mai esibito una sola prova di ciò: hanno preteso di mostrare la genesi della credenza in Dio, ma non hanno mai esaminato la verità di tale credenza. Ne ripareremo in uno dei prossimi articoli.

Per concludere, quando l’uomo cercca la risposta ultima sui senso dei mondo e della vita, allora la ragione umana tocca il suo vertice e si apre alla religiosità, che rappresenta l’espressione più elevata dell’uomo e sgorga dalla sua aspirazione profonda alla verità. 

Bibliografia

Giovanni Paolo II, Fides et ratio, 1998, in particolare i punti 16-48 e il capitolo sesto. 

A.L. Gonzalez, Filosofia di Dio, Le Monnier, Firenze 1988, in particolare pp. 3-10.

Le Edizioni S. Paolo stanno pubblicando una collana che si intitola Scrittori di Dio, con una breve presentazione e una selezione antologica del pensiero degli autori che hanno soffermato la loro riflessione su Dio.

Non tutti gli autori scelti esprimono considerazioni condivisibili (quindi non si capisce come possano contribuire al Progetto culturale della Chiesa Italiana, di cui la collana è espressione), tuttavia alcuni di questi volumetti possono essere utili per formarsi una prima visione del pensiero su Dio dei filosofi. Segnaliamo a tal proposito la recente uscita del bel volume di M. Schoepflin, collaboratore del Timone, dedicato a Blondel.

A. Livi, La filosofia e la sua storia, Dante Alighieri, Roma 1996, vol. I, pp. 7-8.

Dio esiste

"Se Dio dunque si trova eternamente in quella felice condizione in cui noi ci troviamo solo è certo cosa meravigliosa. Ma se è in una con anche superiore, sarà più meravigliosa ancora. Eppure è così. Ed è anche vivente, perché l’atto del pensiero è vita, quest’atto: atto che, essendo per se stesso è in lui vita ottima ed eterna. Affermiamo dunque che Dio è eterno, sommo e perfetto, sicché a lui appartiene una vita ed una esistenza continue eterne. Ecco infatti che cosa è Dio". (Aristotele, Metafisica)

© Il Timone

 


 
   

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