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Il grido silenzioso



 

Lo scivolone sull’ora di religione
 di Antonio Socci

Il «caso Unità»

[Da "il Giornale", 28 maggio 2004]

Letizia Moratti è di gran lunga il miglior ministro della Pubblica Istruzione da alcuni decenni a questa parte. Sia per l’efficienza manageriale che ha introdotto finalmente in quel carrozzone sovietico che è la scuola di Stato (ha eliminato molte inefficienze, ritardi, disfunzioni). Sia per l’intelligenza riformatrice e rinnovatrice dei programmi e dei cicli di studio: sta portando davvero il sistema formativo italiano nel XXI secolo.

Dunque è facile capire perché le corporazioni sindacali più conservatrici che finora hanno spadroneggiato nella scuola e l’opposizione di sinistra, con la stampa e la cultura dell’«ancien régime», l’hanno messa nel mirino. Periodicamente s’inventano «scandali» totalmente inesistenti: prima la presunta «abolizione del tempo pieno», poi la ridicola diatriba su Darwin. Tutte invenzioni, ovviamente, che però cercano di annebbiare il lavoro di questo ministro.

Ma l’attacco lanciato sull’Unità di ieri è davvero un clamoroso autogol. Innanzitutto perché è fondato su un errore, su una gaffe (come vedremo). E poi perché quello che fu l’organo del Partito comunista italiano e oggi è il «Quotidiano dei Gruppi parlamentari DS l’Ulivo» con esso ha lanciato un attacco frontale non solo contro la Moratti, ma anche contro il cardinal Ruini e la Chiesa Cattolica. Cosicché ora il cattolico Romano Prodi – leader della lista unitaria fra Margherita e Ds - deve dire (dovrebbe dire, se fossimo in un Paese serio) se condivide questo pesante bombardamento sul cardinal Ruini e sulla Chiesa, questa sorprendente campagna antireligiosa in un momento storico che esigerebbe proprio l’opposto.

Eccolo qua. Titolo di apertura a tutta prima pagina dell’Unità: «La Moratti consegna la scuola a Ruini». Sottotitolo: «Firmato un documento che sottomette alla religione tutto l’insegnamento pubblico. Il ministro e il cardinale parlano di “antropologia cristiana” come base degli studi. Così sale in cattedra un principio confessionale che non ha esempi in Occidente».

Ma cosa è accaduto? A cosa ci si riferisce? Quando mai e dove il ministro ha firmato la «sottomissione» di «tutto l’insegnamento pubblico» alla «religione»? Lo spiega (si fa per dire) l’editoriale del direttore, Furio Colombo, intitolato: «Una lunga ora di religione». Ed è appunto dalla lettura di questo editoriale che si capisce l’incredibile infortunio in cui sono incorsi.

Dunque l’antefatto è il seguente: da venti anni circa, in base al nuovo Concordato del 1984, nella scuola italiana ci si può avvalere, su richiesta, dell’insegnamento della religione cattolica. Tale Concordato era già stato recepito dai governi precedenti, incluso quello ulivista del ministro Berlinguer. In base alle modifiche dei programmi di studio si è adeguato anche il piano di studi dell’ora facoltativa di religione. Così l’altroieri il ministro Moratti e il presidente della Cei, il cardinal Ruini, hanno firmato l’Intesa sugli «Obiettivi specifici di approfondimento per l’insegnamento della religione cattolica» nella scuola secondaria di primo grado.

Fin qui nessuno poteva obiettare. Ma Furio Colombo e la sua Unità sono andati a prendere un altro documento, che non risulta aver nulla a che fare con la firma del ministro Moratti, un testo della Conferenza episcopale italiana, elaborato da monsignor Nosiglia, in cui si afferma che la Chiesa vuole trasmettere «una corretta visione antropologica» per rispondere al «confuso relativismo» dilagante. Si può forse impedire alla Chiesa di trasmettere la sua visione del mondo?

Ovviamente no. E infatti Colombo scrive: «tutto ciò appare perfettamente comprensibile come posizione della Chiesa cattolica», Poi però incredibilmente aggiunge: «Ma qui stiamo parlando di un documento che è stato firmato da un ministro italiano dell’Istruzione».

Dunque Colombo, che all’inizio del suo editoriale aveva spiegato che stava analizzando e citando parti di un testo «firmato dal vescovo Nosiglia», alla fine del suo editoriale se ne dimentica e confonde tale testo con l’«Intesa» sull’ora di religione firmata l’altroieri da Ruini e dalla Moratti, che è tutt’altra cosa e che va sotto il titolo «Obiettivi specifici», su cui nessuno ha avuto da ridire.

Tuttavia il direttore dell’Unità, convinto di aver fatto un clamoroso scoop e intenzionato a salvare lo Stato dalla catastrofe incombente, si lancia con foga in una dura polemica: «D’ora in poi dopo una firma che è legge, perché si richiama esplicitamente ai protocolli dei Patti lateranensi, la scuola di Stato italiana è rigorosamente confessionale. È una scuola fondata… sulla specifica ed esclusiva visione teologica della Chiesa Cattolica».

Col finale dell’editoriale siamo in piena tragedia: «L’evento cambia drammaticamente il senso del rapporto tra Stato e Chiesa in Italia. Ci si domanda come tutto ciò possa essere avvenuto al di fuori di ogni pubblicità… e fuori dal Parlamento».

Naturalmente il «drammatico» evento denunciato da Colombo non ha fatto notizia semplicemente perché non esiste, non avendo mai firmato – il ministro Moratti – nessuna sottomissione «alla religione» dell’«insegnamento pubblico», né avendo mai firmato nemmeno il testo di monsignor Nosiglia che è un documento interno alla Cei. E allora come si spiega la «sparata» dell’Unità?

L’ostilità pregiudiziale alla Moratti li ha indotti a fare un autogol. «Quella pagina è una mistificazione totale», ha commentato il deputato Mario Mauro. Forse ci sarebbe solo da sorridere per questo infortunio del giornale diessino, ma un simile attacco frontale al cardinal Ruini e alla Chiesa apre di fatto anche un grande problema politico che chiama in causa direttamente Romano Prodi, come leader della coalizione.

È vero che il Pci non ha mai digerito l’esistenza dell’ora di religione nella scuola: gli attacchi degli anni Ottanta si sono schiantati di fronte alla quantità di famiglie italiane che richiede l’ora di religione (insegnamento facoltativo che ancora nell’anno scolastico 2002-2003 è stato scelto dal 93 per cento degli studenti).

Ma l’indole profonda della Sinistra resta radicalmente anticattolica. E l’attuale gestione dell’Unità si sta caratterizzando per le sue posizioni laiciste. Dunque come possono la componente cattolica della Margherita e il suo leader, Romano Prodi, convivere con posizioni ottocentesche così ostili alla Chiesa che riemergono con molta frequenza?

Il senatore della Margherita Alberto Monticone, che ricordavamo – anni fa - presidente dell’Azione Cattolica, non ha trovato di meglio ieri che attaccare il ministro Moratti «rea» di aver ringraziato Ruini per «l’appoggio ininterrotto al processo di rinnovamento della scuola». E che doveva fare la Moratti? Doveva forse maltrattare il presidente della Cei per lo spirito di collaborazione manifestato dalla Chiesa italiana?

Monticone, ma soprattutto Prodi, hanno oggi il dovere di dire cosa pensano della prima pagina dell’Unità e del suo attacco a Ruini e alla Chiesa. Se proprio non vogliono difendere il cardinale, la Chiesa e il ministro Moratti, dovrebbero almeno difendere la verità dei fatti e il buon senso. Ma lo faranno? O la necessità di conquistare il potere – con i voti della Sinistra comunista e postcomunista - sarà considerata più importante della verità e della Chiesa a cui affermano di appartenere?

© il Giornale

 


 
   

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