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Il grido silenzioso



 

Un falso senza ragione
 di Dino Boffo

«Unità» d'altri tempi

[Da "Avvenire, 28 maggio 2004]

Chi ieri avesse avuto la ventura di informarsi attraverso le pagine dell’Unità su ciò che di importante accade in Italia e nel mondo avrebbe avuto di che stupirsi. Ad essere elevata a notizia del giorno era niente meno che una bufala, non però di quelle in cui i giornali talvolta incappano loro malgrado. Piuttosto una bufala inscenata dal giornale stesso e servita come pietanza principale ai propri lettori. Che per fortuna non sono stupidi, se no ci sarebbe seriamente da preoccuparsi. "La Moratti consegna la scuola a Ruini": recitava il titolo a sei colonne della prima pagina di ieri del quotidiano fondato nel 1924 da Antonio Gramsci. Insomma, una notizia bomba, un allarme angoscioso se solo il fatto fosse stato vero. Che dico vero? basterebbe verosimile, in un Paese evoluto, con i fondamentali a posto. Forse che può rientrare nel novero delle cose possibili che un ministro della Repubblica consegni la più emblematica e capillare istituzione formativa pubblica al presidente dei vescovi? No, fa sorridere solo l’idea. E infatti trattasi di una mistificazione incredibile, della quale si stenta a trovare un’appena comprensibile ragione. 

Ragione che infatti non c’è. Perché è semplicemente - spiace dirlo - calunnia allo stato puro. La firma di un accordo da tempo previsto, e predisposto secondo ogni crisma istituzionale, circa i programmi di insegnamento della religione cattolica è diventato un atto di sottomissione della scuola italiana alla Chiesa cattolica. Una falsificazione da bontemponi, si sarebbe tentati di chiosare, se l’impianto del titolo e le tre-righe-tre di catenaccio non obbligassero a imboccare pensieri diversi, comunque amari. E se il fondo a firma del direttore Furio Colombo non fosse lì a garantire sull’autenticità della farsa, e sulla drammatica ironia di tutta l’operazione. Cosa fa infatti il nostro illustre collega? Prende la firma protocollare apposta sotto i criteri in base ai quali dovrà svolgersi l’ora di religione ripensata alla luce della riforma scolastica e li abbina a stralci di una relazione svolta in assemblea della Cei una settimana fa, e da subito resa pubblica, ma che non c’entrano nulla con l’oggetto degli accordi. Operazione di bassa cucina, della quale ci si può forse accorgere per gli incongrui accostamenti, ma di cui si resta facilmente vittime in una lettura frettolosa ed emotiva del testo. 

In che Paese pensa all’improvviso di vivere Furio Colombo? Un Paese di sprovveduti, si direbbe. O di cittadini scossi al punto da non potersi più fidare del proprio intuito. E quale classe politica immagina di allarmare, e di istigare all’ennesima guerra di religione, lui il campione - in altri tempi - degli opinionisti liberal, il morbidone scattante, il generoso suggeritore di ricette etiche per ogni caso di giornalismo sfigurato e sfigurante? 

E con quali interlocutori cattolici immagina di rapportarsi? E quali percorsi prefigura per un dialogo vero, vigoroso, tra istanze culturali diverse, tra mondi che oggi non sono (o non dovrebbero essere) più raffigurati nelle vetuste tipologie di Peppone e don Camillo? Un dubbio però ci viene, e preferiamo dirlo con franchezza a titolo preventivo. Se l’iniziativa celasse una velleità di intimidazione, un avvertimento a cittadini di ispirazione religiosa, alle loro famiglie e alle loro associazioni sul territorio, a non impicciarsi della scuola, beh, si sappia che il messaggio è semplicemente irricevibile. Noi ci siamo, e amiamo la scuola di tutti

© Avvenire

 


 
   

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