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Il grido silenzioso



 

Dieci comandamenti
 di Alessandro Maggiolini

[Da "Liberal"- Anno II numero 8 Ottobre/Novembre 2001]

Si può anche essere spicci nel siglare qualche slogan vagamente ecologico. Ma non si redigerebbe un decalogo dell’ambientazione dell’uomo dentro il contesto della natura: dentro la sua casa (oikòs) più precisamente. Almeno per due motivi. L’ecologia è imperativo morale che concerne la persona, prima ancora che il creato. E poi, perché una norma etica non si pone da sé, priva di fondamento: ha bisogno di essere collocata in un orizzonte sapienziale e ultimamente anche religioso. Detto questo, schizzo qualche precetto senza dimenticare i motivi di giustificazione (da buon italiano che non può non dirsi cattolico, mi rifaccio almeno lontanamente alla prospettiva ebraico-cristiana. Che in parte può valere anche per chi vive come se Dio non esistesse, e per chi vive come se Dio esistesse: le cose non cambiano poi molto).

1) Non identificare l’ecologia con ciò che affermano e ripetono (e cambiano) gli ecologisti militanti

- L’ecologia è una "sensibilità", un atteggiamento spirituale, prima di essere una serie di norme.
o Per giungere a tanto occorre un lungo e robusto lavoro educativo: nozioni, visione del mondo e stile di comportamento.
- A dare una prospettiva autenticamente ecologica concorrono diverse competenze: non ultime, delle informazioni scientifiche sicure. Da completare e da verificare secondo scansioni opportune. Sennò, si salta di palo in frasca, si comanda e si proibisce a giorni alterni.
- Sono da preferire persone pacate e misurate anche in campo ecologico. Pure in questo settore vi possono essere maniaci in varia gradazione. Un eccessivo zelo, poi, può nascondere interessi di bottega dove, invece, dovrebbe prevalere lo splendore e il culto della persona.

2) L’uomo deve a un tempo dominare (Genesi 1,28) e custodire (Genesi 2,2) il creato

- Il cosmo è un’opera incompiuta affidata all’uomo perché questi la porti a perfezione. Sta qui il compiacimento per il progresso scientifico e tecnico. Finché tale progresso non si ritorca contro l’uomo stesso almeno come una minaccia.
- Il cosmo è anche un’opera che merita contemplazione e che suscita meraviglia e gratitudine (verso chi?). Esso, infatti, può essere considerato come chiuso in se stesso, o formato da segni che indicano altro (quale altro?).

3) L’uomo è la creatura più alta fra tutte le realtà naturali. È l’unica creatura che si pone come fine a se stessa e che non può essere resa fungibile se non a Dio, a cui è orientata

- Il dominio dell’universo fa sì che la realtà materiale si ponga quasi come prolungamento del corpo umano.
- L’uso degli esseri infraumani è consentito nei limiti del necessario e dell’opportuno.
- La trasformazione dei viventi vegetali o animali è da accogliere quando non nuoce ma serve e non è espressione di gioco e di volontà di potenza. Non pare congruo, per esempio, difendere gli animali e acconsentire l’aborto, l’eutanasia, qualsiasi manipolazione genetica ecc.
- Con il lavoro, l’uomo deve affinare la gioia del riposo, la meraviglia della preghiera, lo stupore dell’incontro interpersonale, la capacità di cercare la verità, di tendere al bene e di gustare la bellezza. Al termine, l’uomo è fatto per il "sabato" (cfr. Tm. 4,1-7), e non per l’affanno.

4) La persona umana vive ecologicamente non quando imposta l’esistenza in chiave individualistica, ma quando si considera e agisce dentro la storia dell’intera umanità

- L’armonia con il creato presuppone e provoca rapporti di parentela e di amicizia vissuti con limpidezza e intensità. A cominciare dalle persone più vicine per giungere all’intera umanità.
- Il senso di rispetto e di simpatia con cui ci si lega agli altri deve manifestarsi anche verso coloro che nasceranno in futuro. Bisogna lasciare il mondo almeno come lo si è trovato. Meglio se reso più facilmente consumabile e più profondamente godibile. Come persone educate lasciano il luogo di un picnic.
- Cade a questo punto l’esigenza almeno di un accenno al problema demografico. Da non risolvere necessariamente con l’esclusione di persone dalla tavola: ancor meno con l’eliminazione di persone deboli e innocenti. Da non risolvere con mezzi moralmente contrari alla logica dell’amore nell’esercizio della sessualità.

5) La sensibilità ecologica trova il primo settore di applicazione nella persona stessa che la sperimenta e la esprime

- Sembra del tutto logico, in questo senso, evitare sostanze nocive alla salute, almeno se consumate in eccessiva quantità: droghe fumo, alcol ecc.
- Anche con le medicine occorre essere cauti: non è bene assumerne di quelle che possono essere evitate con un certo sforzo di austerità.
- Forse occorre stabilire anche una dieta che non tenda solo a far perdere peso, ma aiuti a rendere il corpo sempre più docile allo spirito: docile e scattante.
- Qui si apre in particolare il capitolo dello sport: dello sport non da identificare con la violenza, non solo da vedere, ma da praticare in prima persona.

6) Un mondo ecologicamente perfetto chiede un’unità ordinata tra uomini, aggregazioni, nazioni

- Come minimo ci si deve impegnare al superamento delle discriminazioni razziali, coloniali ecc. Così pure - ancor più - al superamento della violenza e della guerra, specie combattuta con armi atomiche, biologiche e chimiche in generale.
- Spingendo verso il massimo possibile, ci si deve sforzare di conservare e accrescere la propria identità, aprendola però all’integrazione che può ricevere da e dare anche alle altre identità.

7) Una società ecologica si orienta anche a eliminare squilibri economici e civili ingiusti tra persona e persona, tra popolo e popolo

- L’inserimento nell’ambiente deve essere facilitato a tutti.
o Non è giusto che in Paesi sviluppati tecnologicamente ci si abbuffi e si sciupino oggetti anche di qualità, mentre in Paesi poveri si muoia di fame e si manchi anche del necessario.
- L’interdipendenza tra zone geografiche e culturali che si va imponendo costringerà forse le nazioni opulente a impostare una vita più sobria ed essenziale. Bisogna essere pronti a questo passo. Bisogna prepararne le motivazioni.

8) I paesaggi e in genere le bellezze del creato possono apparire inutili, mentre sono una necessità per una vita umana passabile

- L’uomo non vive soltanto di averi e di guadagni: vive anche di gioia per la bellezza che incontra.
- In montagna non si butta nemmeno una carta di caramella. Al mare non si affidano scarichi inquinanti o rottami. Una strada panoramica non la si deturpa con cartelli pubblicitari a non finire. Ecc.
- Flora e fauna vanno considerate come motivi di lode. (Si pensi al Cantico delle creature di S. Francesco di Assisi). Vanno coltivate e nutrite con stima e affetto, senza diventare feticisti. Pesca, caccia, tagli, incendi ecc. possono essere elementi utili quando riportano un equilibrio che si sta alterando. Se no, no.

9) Nella progettazione delle città non va dimenticato il verde, l’esigenza di respirare, lembi di natura da contemplare e qualche spazio simbolico

- Città non deve essere il contrario di paesaggio e di richiamo agli ideali, al punto da non riuscire più a vedere il cielo né di giorno né di sera, e di non incontrare un monumento possibilmente elegante.
- Il traffico, la fretta, i rumori ecc. abbiano qualche sprazzo di quiete.
- La società dei consumi sta fino a quando vi sarà qualcosa da consumare. Attenti, però: occorre tener conto dei rifiuti. Dove buttarli?

10) L’ecologia prepara un mondo che troverà il suo compimento nell’escatologia.

- Allora l’uomo risorgerà
- Vi saranno cieli nuovi e terra nuova.
- Verranno recuperati anche i beni prodotti dalla saggezza e dalla carità.
- Si ignora come si giungerà a questo sorprendente universo: se per esplosione o per sbadiglio. Il fatto comunque rimane certo.
In chiave cristiana, umanità e cosmo sono assunti e trasfigurati nel Cristo glorioso che di tutti e di tutto è causa, modello e fine.

Alessandro Maggiolini è arcivescovo di Como

© Liberal

 


 
   

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