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Il grido silenzioso



 

Il dogma di Darwin: la sinistra non accetta dibattiti
 di Giuseppe Sermonti

[Da "il Giornale", 29 Maggio 2003]

Il fattaccio è avvenuto il 19 maggio scorso nell’aula A del Dipartirnento di chimica dell’Università «La Sapienza» di Roma. Oltre cento persone si sono trattenute ad ascoltare la presentazione del mio libro Dimenticare Darwin (Rusconi 1999; Il Cerchio, 2003). Messi in allerta dall’invito, alcuni professori di Scienze avevano cercato di impedire la riunione intimando al Rettore (che aveva annunciato il suo saluto) di annullare l’evento perché le ultime scoperte biomolecolari hanno «destituito l’antievoluzionismo di qualsiasi credibilità scientifica e hanno relegato la stagione dei "monkey trials" (processi alla scimmia) e il dibattito creazionismo/evoluzionismo, darwinismo/antidarwinismo nei più reconditi recessi dell’America bigotta e fondamentalista». Un manifestino del Collettivo di Scienze proclamava: «Tutti in aula a difendere Darwin!».

La conferenza si è tenuta, tranquillamente, i quattro professori non si sono fatti vedere (e neppure il Rettore); i ragazzi sono venuti. La discussione è stata pacata e. in conclusione, sia il Collettivo che alcuni docenti mi hanno invitato a partecipare a un dibattito aperto sull’evoluzione. I contestatori si sono tatti sentire su Il Messaggero accusandomi di pensare (senza dirlo esplicitamente) che «la causa dell’uomo e delle altre specie è in un "disegno intelligente", di ispirazione divina, che rende non casuale la nostra presenza sulla Terra». Non c’è scelta: o accetti che tutto dipende dal caso, o fuori dell’università!

Dopo la conferenza, i darwinisti romani hanno intimato «che il Rettore promuova in tempi brevi un dibattito scientifico pubblico sull’Evoluzione». Ma non sono gli stessi che hanno definita la stagione del dibattito pro o contro Darwin relegata «nei più reconditi recessi dell’America bigotta e fondamentalista»? Lo vogliono o non lo vogliono questo dibattito? La mia sensazione è che lo temano, e sperano che il Rettore non glielo conceda, cosi che si possano evitare e possano sentirsi, come loro stessi si chiamano, «docenti dimenticati».

Su l’Unità del 22 maggio viene in loro soccorso Pietro Greco, che mette gli ingenui sull’avviso: guardate che Sermonti è uno che tenta di conciliare scienza e fede e quindi è più papista del Papa (che crede a Darwin), è un integralista religioso. In conclusione, egli «dà del comunista a Darwin e dell’eretico a Galileo». La sua «è un’impresa priva di credibilità, non solo scientifica ma anche culturale, cui un’università non dovrebbe prestarsi con troppa facilità. Non si tratta di censura - sottilizza - ma di adesione a una soglia minima di rigore culturale».

Ma è davvero la sinistra convinta che Darwin sia uno dei loro e non avrebbe preferito, dopo un secolo e mezzo, un sereno oblio? A parte la simpatia che ebbe per lui Marx, non dimentichiamo che Darwin fu il teorizzatore del colonialismo e del razzismo estremo, che accettò l’idea che «le razze umane civilizzate quasi certamente stermineranno e rimpiazzeranno le razza selvagge della Terra...». (The descent of man, 1874). Promosse il cosiddetto darwinismo sociale e auspicò l’eugenica. Darwin fu avversato in Unione Sovietica come reazionario e conservatore, e anche il Pci esitò prima di adottarlo. Dimenticare Darwin non è un operazione di destra, non è un’operazione politica, è una ricetta di igiene scientifica.

L’auspicio di quel «dimenticare» è che gli ultimi darwinisti la piantino di scatenare i loro cani contro chiunque osi dubitare che Darwin abbia risolto il problema dell’esistenza. Problema che, più pacatamente, chiamerei della diversificazione e della discendenza biologica e che secondo me (e molti altri) è, all’inizio del nuovo pensoso millennio, più aperto di quanto lo fosse nel romantico Ottocento.
gsermonti@hotmail.com

© Il Giornale

 


 
   

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