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Il grido silenzioso



 

I timori del cardinale Herranz: «Si sta abbattendo un’ondata di fondamentalismo laicista»
 di Andrea Tornielli

L'intervista al giurista del Vaticano

[Da "il Giornale", 19 ottobre 2004]

«Temo che ci troviamo di fronte a un’ondata di fondamentalismo laicista». È pacatissimo nei modi ma inequivocabile nei giudizi il cardinale spagnolo Juliàn Herranz, presidente del Pontificio consiglio per i testi legislativi, un giurista che prima di abbracciare il sacerdozio si è laureato in medicina. Il porporato ha appena tenuto a Roma un’omelia nella quale ha accennato ai progetti di legge annunciati in Spagna dal governo Zapatero, criticate dall’episcopato.

Il cardinale Martino ha detto che in Europa sta prendendo piede un’inquisizione anticattolica. Condivide il giudizio?

«Pienamente. Stiamo assistendo al manifestarsi di una insofferenza che confonde la laicità dello Stato con il laicismo e che non soltanto assume l’agnosticismo e il relativismo morale come propria filosofia ma considera politicamente scorretta qualsiasi altra posizione».

Quali sono questi segnali?

«Non c’è soltanto il caso spagnolo, non c’è soltanto il caso della bocciatura del commissario europeo Buttiglione causata dalla manifestazione delle sue personali convinzioni C’è anche il divieto di portare la tonaca imposto ai sacerdoti che insegnano nelle scuole pubbliche francesi e la proposta di legge che vorrebbe impedire alle suore di vestire l’abito religioso quando insegnano. Sono tutte manifestazioni atipiche della laicità....».

Perché le definisce atipiche?

«Perché la laicità è un valore da salvaguardare. Il cristianesimo è stato il primo a difendere il dualismo, la separazione tra il pubblico civile e il religioso, tra la religione e lo Stato. E noi oggi vediamo quanti problemi esistano lì dove questa separazione non esiste, come nel caso dei Paesi che applicano la saharia, la legge islamica».

Che cosa la preoccupa di queste manifestazioni?

«Il tentativo di fare del laicismo - non della laicità - una religione di Stato. Con il rischio di instaurare cosi una forma di totalitarismo laico, finendo con ledere uno del diritti fondamentali della persona, che è la libertà religiosa Bisogna rileggere la Carta dei Diritti fondamentali dell’uomo, approvata in sede internazionale nel 1948».

È stato detto che oggi i cattolici si possono insultare tranquillamente, mentre lo stesso non si può fare con altre religioni. È d’accordo?

«Bisogna riconoscere che quando viene vilmente attaccata una sinagoga, la stampa insorge e si indigna. E fa molto bene a indignarsi. Purtroppo però, se a Bagdad bruciano cinque chiese, questo è un fatto di cronaca che non suscita particolare interesse. Sembra che contro la Chiesa cattolica si possa infierire senza problemi».

Parlando della democrazia, più volte il Papa ha denunciato il pericolo del «relativismo etico». Che cosa significa?

«È la perdita di fiducia nella capacità della ragione umana di arrivare alla verità: tutto diventa relativo,come insegna la filosofia libertaria. Ognuno diventa legge a se stesso. Questo è un pericolo perché il relativismo non è la filosofia di una buona democrazia che invece deve essere fondata su valori autentici. Uno di questi è certamente la libertà, che perö, come insegna il Papa, non può essere mai staccata dalla verità. Altrimenti essa si trasforma in libertinaggio e in nichilismo».

Certi valori della morale cattolica non sono più condivisi. Ci sono maggioranze pronte a votare le nozze gay...

«Qui non si tratta della morale cattolica. L’equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio è inammissibile non tanto perché va contro le convinzioni delle grandi religioni monoteiste, ma perché va contro la natura umana. Basta la ragione per capire che il matrimonio, che sta alla base della famiglia, è l’unione tra due persone di sesso diverso che unendosi trasmettono la vita».

Non crede che così si discriminino le persone omosessuali?

«La chiesa non vuole discriminare nessuno, ma il legislatore deve avere presente il bene comune, il bene pubblico. Alcune minoranze possono trovare, grazie all’azione della politica, altre forme di riconoscimento e di tutela. Ma basta la retta ragione per comprendere che quello tra omosessuali non può essere un matrimonio cosi come non e possibile fare adottare bambini a una coppia gay, perché questo andrebbe contro i diritti dei bambini stessi».

Non teme che le contrapposizioni Ira laici e cattolici finiscano per sfociare in nuove guerre dl religione?

«Spero proprio di no. Spero che trionfi la ragionevolezza. Ci vuole fede nella ragione umana. Bisogna rileggere la grande enciclica di Giovanni Paolo II dedicata a questo tema, la Fides et ratio. Certe contrapposizioni non hanno fatto bene alla stona e alla cultura del nostro continente».

© il Giornale

 


 
   

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