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Il grido silenzioso



 

Sfida etica all’Europa
 di Massimo Caprara

[Da "il Giornale", 17 ottobre 2004]

Numerosi ed anche autorevolissimi interventi sono stati scritti in merito alla importante questione della bocciatura del professor Buttiglione quale candidato italiano a ricoprire la carica di commissario alla giustizia e alla immigrazione. Mi iscrivo a questo dibattito con rispetto di quanti sono prima di me intervenuti e hanno apportato, per dottrina e competenza, ragioni essenziali. La materia è tale da non potersi ritenere chiusa. Leggo infatti stamane un comunicato di Comunione e Liberazione intitolato «L’Europa pericolosa» che fornisce elementi per un ulteriore approfondimento in sede non tanto teologica, in cui sarei del tutto impreparato, ma politica, con la quale avrei una qualche familiarità. Il comunicato del quale parlo fa dell’episodio Buttiglione un «evento sentinella» pari a quello che in medicina segnala «il pericolo incombente di un’epidemia o di altri disordini patologici». Aderendo liberamente esprimo il mio timore che l’episodio non verrà discusso in sede politica ma verrà affrontato in sede religiosa, come compassionevole rispetto della fede privata del personaggio: quasi un’eccezione secondaria per una professione intima e particolare, insomma, un permesso, una licenza speciale. In Europa gia questa visione riduttiva sarebbe, a mio parere, inaccettabile poiché quello cristiano è un valore fondante. in ogni caso il significato politico mi pare determinante, attinente all’agire materiale ed etico, valido per una filosofia civile delle nazioni, senza peraltro cessare di essere, come e, un capitolo della teologia. Il professor Buttiglione, dichiarandosi cattolico e coerentemente contrario al matrimonio dei gay e con una idea della femminilità che non contempli il ruolo naturale dl madre dl famiglia, ha compiuto un passo pienamente, legittimamente laico e politico per un motivo portante: respingere la concezione secondo la quale oggi in Europa dovrebbe dominare un totale relativismo etico.

Il crollo delle ideologie sembra infatti aver lasciato il posto ad un dilagante relativismo e ad un disincantato scetticismo contrabbandati come modernità, libertà nell’epoca della globalizzazione. Come se fallita l’ideologia comunista, non vi fosse alternativa per la liberazione dell’uomo. Con la sua presa di posizione, Buttiglione afferma il contrario. Esistono una pratica ed una cultura che propugnano la democrazia, che non rompono con la violenza il passato ed il presente, ma elaborano le vie del rinnovamento con il dibattito e il confronto, con i concetti generali e particolari della scienza del cattolico liberale Tocqueville. I principii della libertà dell’uomo, della giustizia sociale, delle istituzioni e del libero mercato non sono fra loro incompatibili. Sono valori attuali, politicamente qualificati contro il collettivismo bocciato dalla storia. Ad essi fa riferimento il gesto liberale di Buttiglione, oggetto e bersaglio di una condanna politicamente illiberale, perché volutamente totalitaria.

L’affermazione di Buttiglione contiene inoltre un altro valore propositivo. Essa è una sfida. Egli professa l’alternativa cristiana come filosofia politica che salvaguarda i principii fondamentali della convivenza umana, ha cura delle sue funzioni, ha rispetto per la sua trascendenza. Se ne può discutere ed anche dissentire ma non trascurare come irrilevante. È un fatto politico e come tale va preso nella sua completezza e attualità. Per spiegarsi, essa corre sui binari delle ricerche dello storico della politica Augusto Del Noce. Egli non poteva considerare accettabile il «pensiero debole» che rifiuta ogni realtà come personalistica e ipotetica, il dominio della «politica come spettacolo» sganciato da ogni rispetto per la verità, i pareri che tendono alla totalità politica perché portano in sé la debolezza dell’errore. Del Noce vide giustamente tutto ciò nel comunismo e lo combatté strenuamente. Non esalto in Buttiglione un arcangelo del libero pensiero o un ispirato eroe della verità assoluta. Lo vedo come un onesto cristiano, che si batte, fra l’altro, contro il silenzio imposto o il nichilismo o l’ipocrisia di chi tace e non dovrebbe, di chi sorvola e subisce senza reagire una forma pericolosa e sdrucciolevole di mutismo della coscienza. Non è indispensabile essere d’accordo con lui. Oggi siamo purtroppo al punto che occorre difendere il suo diritto alla parola in un regime rappresentativo. Leggo nelle sue affermazioni una serena e coraggiosa testimonianza della libertà contro ogni fondamentalismo, coerente con la sua opera pubblicata nel dicembre 1993 e intitolata «Il problema politico dei cattolici» che giustamente è da inquadrare nella lotta del nostro secolo per il riconoscimento della giusta misura dell’uomo.

© il Giornale

 


 
   

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