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Il grido silenzioso



 

Il peccato dei cristiani è tacere
 di Antonio Socci

[Da "il Giornale", 15 ottobre 2004]

La vicenda Buttiglione è grottesca (i fondatori dell’Europa unita, De Gasperi, Adenauer e Schuman certamente professavano le sue stesse convinzioni morali: vogliamo estrometterli per questo dalla storia?). Tuttavia l’anatema anti-Buttiglione - che il Wall Street Journal ha giustamente definito «estremismo laico» - è solo la punta dell’iceberg. 

Nei giorni scorsi sulla prima pagina dell’Unità lo storico Tranfaglia firmava un fondo intitolato «O la Fede o la Costituzione». Sul banco degli imputati il Papa e Ruini (con Buttiglione). Perfino Pierluigi Castagnetti è insorto davanti all’aut aut fra Fede e Costituzione, temendo che di questo passo basti essere cattolici per venir dichiarati fuori dalla Costituzione. Il giorno precedente sempre l’Unità, secondo la ricostruzione di Avvenire, «fa dire al Papa in prima pagina che i cattolici debbono essere "in politica per imporre la fede"». Imporre la fede? 

E ieri Tranfaglia è tornato a precisare che i cattolici hanno sì diritto di cittadinanza, purché però abbiano le sue stesse idee. Vuole definire lui cosa devono pensare i cattolici sui problemi pubblici come l’istruzione o la fecondazione assistita. Poi - curiosa idea della laicità - si è spinto fino a pretendere di dettar legge al Papa in materie dottrinali interne alla Chiesa su cui sarebbe, a suo dire, retrivo. Insomma, sembra che sia stato finalmente individuato il pericolo pubblico numero uno: il Papa. 

Se poi dai giornali passiamo al bombardamento mediatico in corso nelle grandi rappresentazioni pubbliche (cinema, telefilm, libri) possiamo concludere che adesso è finalmente chiaro chi è la causa di tutti i mali dell’umanità: la Chiesa. È questa - non Al Qaida - l’organizzazione criminale planetaria che sta sprofondando il mondo nell’orrore. Attenti, perché mostri assetati di atrocità si nascondono pure dietro le timide e dolci suorine che incontrate per strada.

Se non bastava infatti il noto film premiato a Venezia, Magdalene, è arrivato adesso nelle sale la La mala educación di Almodóvar (e, sul piccolo schermo, La monaca di Monza in prima serata). Nel frattempo è stato diffuso in milioni di copie il polpettone Il codice da Vinci che insieme agli altri citati «capolavori» partecipa alla campagna: «Dàgli alla Chiesa Cattolica! Dàgli ai preti! Dàgli alle suore!». 

Tanto chi vuoi che li difenda... Nemmeno loro si difendono, né si ribellano. Subiscono e tacciono. Sono come i neri in Alabama all’inizio del secolo. L’anticattolicesimo come unica intolleranza e discriminazione accettata e legittimata nel mondo del «politically correct» è stata ampiamente denunciata da un autorevole sociologo americano (peraltro non cattolico), Philip Jenkins col volume The New Anti-Catholicism (Oxford University Press 2003). La casistica è ormai sterminata.
Ma naturalmente talvolta la «mostrificazione» è così esagerata che finisce per screditare i suoi autori piuttosto che le vittime in tonaca prese a bersaglio. Capita col film di Almodóvar, tanto che Francesco Merlo - commentatore laicissimo di Repubblica - si è trovato a difendere i sacerdoti cattolici con un sorprendente editoriale («Non esagerare, Almodóvar») in cui spiega che il prete di quel film «non somiglia, neppure lontanamente, ai veri salesiani, né, tanto meno, ai salesiani eroi popolari dello sceneggiato su don Bosco andato in onda su Rai 1». 

Qualunque gruppo umano o qualunque minoranza, laddove venisse rappresentata con stereotipi mostruosi e così palesemente falsi, oggi solleverebbe un putiferio clamoroso e otterrebbe scuse pubbliche e universali. Ma preti, frati e suore no: loro si possono tranquillamente criminalizzare, ridicolizzare, coprire di ogni sorta di infamia senza timore di conseguenze. Senza che nessuno faccia proteste pubbliche. 

Poniamo che un marziano sbarcasse in questi giorni da noi e gettasse un’occhiata in giro, su questi spettacoli di massa. Si convincerebbe che se il mondo è dilaniato dalla barbarie, fino a far presentire a René Girard un apocalittico e planetario appuntamento con l’autodistruzione, la colpa è dei cristiani. Che nelle chiese cova la malvagità e l’orrore. Come già proclamò Nerone nell’anno 64 quando Roma fu distrutta da un immenso incendio. Sono loro - i cristiani - la cloaca di ogni nefandezza, di ogni crimine e perversione, di ogni violenza. 

Non il terrorismo, non le tante ideologie dell’odio, non l’egoismo, non il nichilismo che minaccia la vita umana dal grembo delle madri fino alla vecchiaia. Di tutto questo non c’è traccia nella rappresentazione pubblica della realtà. Il male è la Chiesa.
Questo nei cosiddetti Paesi liberi, dove - sta accadendo in Francia - fra un po’ sarà proibito ai preti perfino indossare la tonaca. Se poi consideriamo i Paesi ove i cristiani sono minoranze va pure peggio. 

«Alcuni imam dicono: uccidere un cristiano non è reato, né una colpa davanti a Dio». Questa la testimonianza raccolta ieri dall’agenzia Fides a Mosul, in Irak, dove i fondamentalisti islamici hanno ormai reso impossibile la vita ai credenti: «La situazione è molto grave. Fanno irruzione nelle case dei cristiani, prendono quel che vogliono, rapiscono e uccidono». 

Così sono costretti a sopravvivere i cristiani in decine di Paesi islamici o comunisti o in certi regimi africani. Carne da macello. Nessuno li difende. Nessuno se ne preoccupa. Possiamo continuare a subire e tacere. Possiamo addirittura comportarci come quei cattolici che alla Settimana sociale di Bologna si sono rifiutati perfino di solidarizzare con Buttiglione. Per tutti costoro c’è un monito che arriva da un grande cristiano e un grande testimone del nostro tempo, Aleksandr Solzenicyn: «Delle atrocità che ho subito io non accuso i miei carcerieri, ma solo me stesso, perché quando c’era da parlare io ho taciuto».

© il Giornale

 


 
   

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