Incontro con lo scrittore Eugenio Corti
Mercoledì
14 aprile, nella Sala degli Abati del Palagio Badiale di Cassino, in piazza
Corte, si è svolto un importante evento culturale e spirituale al tempo
stesso: l'incontro con uno scrittore tra i più singolari e significativi
del 900 e del mondo cattolico, Eugenio Corti.
In piazza Corte,
dicevamo, in quella piazza, antistante la Curia e la Chiesa Madre che da pochi
anni, grazie al riordino della toponomastica cittadina, ha ripreso questo
antico nome, in ricordo e in ideale continuità con quello spazio "dentro
Corte" - il Ricreatorio - che vide crescere e formarsi nell'Azione Cattolica
tanti giovani di Cassino, ai tempi dell'Abate Gregorio Diamare, sollecito
e attento promotore di iniziative a favore della formazione dei giovani.
Forte il segnale
lanciato dall'attuale, rinata, Azione Cattolica diocesana, che ha promosso
questo incontro come primo di una (si spera lunga) serie di "Colloqui
dentro Corte", momenti formativi di forte impatto e spessore culturale,
atti a visitare le coscienze e a ravvivare il dibattito culturale in atto.
E' proprio questo
che hanno sottolineato il presidente dell'AC parrocchiale di S. Germano, Salvatore
Senese, primo ideatore dell'iniziativa, il presidente diocesano Aldo Gervasio
e l'assistente diocesano don Nello Crescenzi.
E se Eugenio Corti è un autore tanto cattolico quanto "scomodo",
che fruga le coscienze e spinge ad essere migliori, che ha al suo attivo tante
ristampe dei suoi libri pur restando in un certo senso emarginato, ben venga
l'incontro con lui, andando "controcorrente".
Nessuno meglio di lui poteva avviare la rassegna dei "Colloqui",
mettendo a disposizione la sua esperienza cristiana, il suo impegno civile
e la sua speranza per il domani.
Un saluto di accoglienza è stato porto all'illustre ospite dal vicesindaco
Della Rosa e dalla dott.ssa Iris Violante, assessore alla Cultura del Comune
di Cassino che ha voluto dare il suo patrocinio e il suo contributo alla manifestazione.
Quando l'autore
ha cominciato a parlare, l'uditorio, già colpito dalla sua figura di
uomo pensoso e sereno, si è lasciato prendere, come affascinato, dal
suo dire pacato, autentico, vero, dal profondo vissuto e dalla penetrante
riflessione che na traspariva. Corti si è raccontato, ha trasmesso
i suoi ricordi, la suavita, la genesi delle sue idee e delle sue opere con
genuinità e trasparenza, con amore per la verità, con straordinaria
capacità affabulatoria.
"Sono un
cantastorie", ha detto, e davvero ha creato la magia del narrare, proprio
come un cantastorie d'altri tempi.
Ha cominciato col ripercorrere i due momenti determinanti della sua vocazione
di scrittore. Il primo, quando era sui 12 anni e, dopo aver preso in mano
da solo, per curiosità, il testo di Omero, prima ancora che la scuola
lo avviasse alla lettura solitamente proposta nella scuoa media, cominciò
a scorrerlo rimanendone e promettendo a se stesso: "Io devo fare come
questo qui, che trasforma tutte le cose che dice in bellezza"
..
Il secondo momento fu per l'autore molto più drammatico, perché
si trovava in Russia, nell'inverno del '42, durante la ritirata dal Don, in
condizioni terribili. Nella notte di Natale, persa la speranza di uscire vivo
da lì, fece una promessa alla Madonna: se si fosse salvato, avrebbe
impegnato la sua vita per il secondo versetto del Padre Nostro, l'avvento
del Regno di Dio. La Madonna lo aiutò ed egli allora cercò di
capire come mantenere la promessa; pensava di doversi impegnare nel campo
della carità, ma si avvide di non essere "costruito" per
questo e che il suo ruolo poteva trovarlo solo nella ricerca della Verità.
Era lì che si trovava perfettamente a suo agio e poteva mettere insieme
la ricerca della verità e della bellezza.
Un'altra cosa
che capì era che doveva mettere da parte le sue idee di poetica e quanto
gli veniva dalla letteratura, perché doveva innanzitutto testimoniare,
doveva poter giurare che era verità tutto quello che aveva scritto,
a costo di fermarsi e non dire, se il ricordo preciso sfuggiva.
Così il primo romanzo, I più non ritornano, che racconta la
Campagmna di Russia, Corti pensava che valesse solo come testimonianza, e
con stupore si rendeva conto che i lettori na apprezzavano anche l'aspetto
letterario, fino a che Mario Apollonio, docente di Letteratura, gli disse
che leggendo il libro si aveva, sì, l'impressione di una cronaca, ma
si veniva presto irretiti nella lettura accorgendosi che il racconto è
"romanzo, poema, dramma, storia". Per significare la sua opera Corti
richiama la figura dell'arco romano: due colonne (la bellezza e la verità),
legate insieme dall'arco, formano un unicum armonico.
Sulla domanda
cosa sia per lui la letteratura, Eugenio Corti dichiara di essersi sempre
attenuto alla linea di Omero e dei suoi seguaci, Virgilio, Dante, Tolstoi.
E se oggi per molti è determinante l'indirizzo di Sartre, che sottolinea
unicamente la funzione sociologica di denuncia della letteratura, per il Nostro
essa è "anche" questo, ma qualcosa di molto più alto:
è cercare di dare risposta ai grandi perché della vita.
Quando ha parlato
del libro Gli ultimi soldati del re, dedicato al contributo alla Guerra di
Liberazione fornito dal ricostituito esercito italiano, Corti ha avuto accenni
particolarmente vibranti per il sacrario degli Italiani a Montelungo, chiedendo
ai Cassinati, implorandoli quasi, di prendere a cuore quel cimitero che custodisce
le spoglie di soldati troppo dimenticati e di dedicare loro attenzione, ricordo
e preghiere.
Non poteva mancare
di parlare del romanzo Il cavallo rosso, costatogli undici anni di lavoro,
tradotto in molte lingue, compreso il giapponese, e ristampato più
e più volte; occasione per definire che cosa è per lui il romanzo.
"E' l'antico poema trasferito nella modernità".
Quanto al romanzo storico, corti si trova d'accordo col Manzoni dei Promessi
Sposi, non con quello della Storia della colonna infame, perché la
Storia deve essere rigorosa, sì, ma la fantasia può anche costruirci
incontro: allora sì che penetra e reca messaggi! E se il poema è
un canto, quello che sostituisce il canto nel romanzo è l'armonia della
frase. Il discorso risulta scorrevole, ma ci si accorge che se si prova a
sostituire anche solo un termine della frase, l'armonia cade e il periodo
zoppica. Molti si scoraggiano per la mole del libro, ma poi se leggono 30
o 40 pagine, non se ne staccano più, come stanno a testimoniare migliaia
di lettere che lettori comuni gli hanno spedito i tanti anni; dunque, è
come l'antico poema. Per questo, ha dato lettura di alcuni brani da lui scritti,
facendone gustare tutta l'intensità e il fascino.
Con la posatezza
dell'uomo ricco di età e di esperienza, ma anche con la vivacità
intellettuale del ricercatore della verità e dell'appassionato del
bello, Corti ha spaziato in tante direzioni, facendo capire l'ampiezza dei
suoi interessi e la profondità della sua indagine, come nel caso dello
studio sistematico e diretto della questione comunista, analizzata da vicino
e provata attraverso interviste e osservazioni condotte personalmente sul
posto, sempre alla ricerca della verità. Forse per questo considera
acutamente la letteratura italiana come un grande albero dalla cima malata,
per cui occorre scendere giù fino al tessuto sano, per continuarne
la crescita, senza farsi condizionare dalla cultura dominante, che tende a
tagliar fuori dalla grande stampa e dai premi letterari coloro che non si
adeguano.
Difficile stancarsi di un simile parlatore, il tempo scorre e nessuno si muove; quando vengono sollecitati a intervenire per intavolare un dibattito, i presenti mostrano, con le loro domande pertinenti e stimolanti, come si sono interessati al discorso del relatore; quando è lui, Eugenio Corti, a rispondere interloquendo con il pubblico, dimostra non solo l'ampiezza della sua cultura e la lucidità delle sue analisi, ma anche che grande testimone del suo tempo è stato ed è: un cristiano, un pensatore, un narratore. Straordinario.