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Data: 13 gennaio 1999
Autore: Andrea Sciffo
Fonte: Tempi
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Chi fermerà Il cavallo rosso?

E' fatta. La prima grande spallata al muro di omertà e silenzio innalzato dagli italici critici di regime è stata data: "Le figaro magazine", il prestigioso settimanale parigino di cultura, in data samedi 26 decembre 1998 pubblica una foto a tutta pagina del volto serio e rassicurante di Eugenio Corti.

E' la recensione, entusiastica, dell'edizione francese de "Le cheval rouge" (L'age d'Homme, Paris 1997, 190 F), che si annuncia con il titolo inequivocabile di "Le monde selon Corti" (da pronunciare Cortì, con l'accento sulla i): il mondo secondo Corti.

Cosa succede ai lettori e ai critici d'Oltralpe? Come mai il pantheon illuminista del laicismo culturale elogia uno scrittore cattolico lontano da ogni moda e censurato dall'intellighenzia gramsciana?

"Amatori di libri etici o morali, fate il grande salto, leggete Il cavallo rosso" scrive Etienne de Montety, a cui non sembra vero di aver trovato un romanziere "straniero a qualunque classificazione" in un epoca di pataccari a grande tiratura. E presenta al pubblico francese le 1091 pagine attraverso le quali passa la Storia del nostro tormentatissimo secolo: da Besana Brianza al Don, dall'Albania alla Linea Gotica, ecco un autore che dà voce ai suoi personaggi su tutti i fronti (di guerra e di pace, dal 1940 al 1974) e riscopre l'arte secondo Aristotele, "cantare l'universale nel particolare".

Il trionfo di Eugenio Corti in terra di Francia viene in un momento di resa dei conti per la repubblica delle lettere italiana, cioé proprio mentre l'egemonia gramsciana pienamente realizzata sta crollando su se stessa: i Vittorini, i Calvino, gli Eco chi li legge (e li regge) più? L'articolista di "Le Figaro" è perfino crudele quando scomoda nel paragone Tomasi di Lampedusa, ed elogia tramite Corti le nostre lettere, malgrado Moravia e Sciascia: cosa s'inventeranno i potenti delle antologie e delle terzepagine vedendo smascherata all'estero la propria pochezza ovvero malafede?

L'opera narrativa di Corti, a dire il vero, è apprezzata in mezzo mondo, e non da oggi. Del suo romanzo d'esordio, I più non ritornano (1947), il primo diario della ritirata di Russia, apprezzato a suo tempo dall'Apollonio e da Benedetto Croce, esiste una traduzione statunitense che sta facendo parlare di sé; Il cavallo rosso (1983) è stato tradotto in lingua spagnola, lituana e appunto francese e stanno per uscire le versioni inglese, giapponese e romena.
Quella italiana pubblicata da Ares è giunta alla dodicesima edizione: il successo di pubblico e di lettori che scrivono per ringraziare o per conoscere di più, fa di Corti il "Solgenitsin nostrano" benché più dolce, amichevole e sereno del profeta russo dei gulag.

Alla sua tenera età (è un ragazzo del '21), Corti sa leggere i segni del presente e raccogliere le memorie vive del passato; colpisce il fatto che attorno a lui si raccolgano molti giovani, studiosi e non, che amano la verità in modo intrepido. Gli intellettuali francesi hanno intuito qualcosa, con questo loro importantissimo riconoscimento: "sceneggiatore dell'epica e del famigliare", l'autore insegna che può "raccontare per immagini" il segreto del nostro cuore, conservandolo intatto. Sono ormai migliaia i lettori che hanno pianto e gioito delle vicende dei protagonisti, di Stefano, Manno, Ambrogio e Michele, della mamm Lusia e di Alma. Buon soggetto per un indimenticabile film, "Il cavallo rosso" attende il suo momento. C'è infatti tutto un capitolo da aprire sul fenomeno "ecumenico" per il quale il romanzo è stato apprezzato, appena comparso in lingua francese, nientemeno che da insigni rappresentanti della comunità calvinista di Ginevra. A suo tempo, avvenne la stessa cosa in Lituania, in Russia, in Polonia (dove il samidzat fece circolare clandestina una versione di Processo e morte di Stalin, la tragedia boicottata nel 1962 da un ambiente teatrale e televisivo sempre più succube dei Brecht e della RAI).

Infine, è nelle librerie l'ultima fatica La terra dell'indio (Ares, 1998, lire 32.000), una vicenda ambientata nel Paraguay delle "reducciones" gesuitiche del Settecento, pronta per competere con il successo sul grande schermo di Mission.

Insomma, grandi opere da conoscere di un grande autore da incontrare, magari leggendo la storia della sua vita nel libro di Paola Scaglione "I giorni di uno scrittore" (Maurizio Minchella Editore, 1997). E lasciandosi condurre dalla corsa grandiosa di un cavallo dal colore di fuoco, che si lascia dietro ronzini e firme illustri grazie alle redini d'oro di un'autenticità che i transalpini hanno definito "subversif". Ma hanno concluso che è bene "tenerla tra le mani".

 

 

Eugenio Corti