Totus Tuus, portale di cattolici

 

 

 

Data: 9 ottobre 1999
Autore: Cesaremaria Glori
Fonte: -
Argomenti correlati:
Recensioni e articoli

Eugenio Corti, pagine da scoprire

Per la stragrande maggioranza degli italiani il nome di Eugenio Corti non dice assolutamente nulla. Un carneade qualsiasi, forse conosciuto soltanto da pochi omnvori librari, adusi a divorare libri e pubblicazioni note, meno note e amatoriali.

Ma chi è veramente Eugenio Corti e che cosa ha scritto? Di lui si sono accorti, quasi giudicandolo una scoperta, in Francia e nella Svizzera francofona. Negli ultimi tempi sono apparse sulla stampa francese e svizzera recensioni sempre più entusiastiche dell'opera di questo scrittore e, soprattutto, del suo capolavoro che ha il titolo, abbastanza significativo, de II cavallo rosso. Per la critica d'oltralpe Corti potrebbe essere annoverato fra i maggiori, se non il maggiore, tra gli scrittori italiani del secolo ventesimo.

Questo romanzo è la storia di una famiglia italiana, lombarda per la precisione, che è transitata per questo secolo vivendone le tragedie e i profondi mutamenti. È la visione del mondo moderno attraverso lo sguardo attento e interessato di un cattolico. Un cattolico che si sofferma a capire gli eventi del secolo ventesimo e come essi sono vissuti dai protagonisti. Quando la sua prima opera uscì nei primi anni sessanta una sola voce si levò a valutarne con obiettività e con entusiasmo la grande levatura. Fu il critico letterario Mario Apollonio, che già aveva recensito il dramma scritto dallo stesso Corti sulla morte di Stalin. Assieme ad Apollonio il solo Benedetto Croce, sebbene in maniera molto sfumata, si espresse con favore per il grande romanzo. Se su quel primo lavoro dell'autore brianzolo era calata la impenetrabile cortina di silenzio della cultura ufficiale, dominata dalla ideologia marxista in chiave gramsciana, molto più impenetrabile essa si fece per il grande romanzo II cavallo rosso e per gli altri libri che lo seguirono. Nel mese di dicembre 1997 è stato pubblicato, sempre per le edizioni Ares, l'ultimo libro di Corti dal titolo La terra dell'indio.

Quest'ultimo libro è la versione romanzata, ma non meno affascinante e veritiera, della fioritura e della successiva distruzione, da parte delle milizie del marchese di Pombal, delle missioni gesuitiche del Sudamerica.

Ma torniamo a Il Cavallo rosso. Esso si dipana sulle vicende di tre protagonisti, tutti legati alla famiglia Riva. Ambrogio, il designato alla successione nella conduzione dell'azienda tessile paterna, il cugino Manno, rimasto orfano di entrambi i genitori ed allevato nella grande famiglia ed avviato ad un brillante avvenire di architetto, ed infine l'intellettuale e scrittore in erba Michele Tintori (il più autobiografico dei tre), che diventerà compagno di studi alla Cattolica di Milano dei due cugini e finirà per sposare la sorella di Ambrogio.

I primi anni e le prime pagine del romanzo ci rivelano un'Italia ancora contadina da poco uscita dalla guerra fratricida del primo ventennio del secolo. Timori e speranze, inquietudini ed entusiasmi si percepiscono nettamente nella descrizione di situazioni e di stati d'animo dei vari attori del dramma. Ma ecco la grande guerra, preceduta dai focolai di Spagna e d'Africa. È come un uragano che s'abbatte con una violenza inaudita sull'intera umanità, ed in modo particolarmente crudele sulla vecchia Europa. L'eco del grande evento del socialismo in un solo paese si faceva già sentire nel periodo anteguerra, ma con lo scoppio del conflitto le vicende dell'Unione Sovietica diventano il nucleo centrale del dramma. La descrizione dell'evento bellico, seppur sommaria dal punto di vista tattico/strategico, è viva e cruda nel suo realismo. L'antagonismo dei due sistemi che si fronteggiano, dilaniandosi l'un l'altro e mietendo milioni di vittime, è paragonabile alla descrizione fatta da Vassilj Grossman in Vita e Destino. In entrambe queste opere lo scontro tra le due ideologie, nazismo e comunismo, è visto come una lotta fra sistemi che nascono dalla stessa matrice ateo/razionalista della sinistra hegeliana.

Due mostri nati dalla stessa malattia della ragione umana. In Vita e Destino di Grossman la rivelazione di questa identità è nel colloquio dell'aguzzino nazista e del suo prigioniero commissario politico sovietico. Ne Il Cavallo Rosso è nel colloquio avvenuto nello scantinato del carcere nazista di Milano fra il collaboratore e repubblichino Praga e il capo partigiano di fede comunista. Nel colloquio scontro di questi quattro personaggi è la constatazione consapevole della identità di fondo dei due sistemi in lotta fra loro. Ma questa constatazione non conduce alla crisi e al ravvedimento. Come nel dramma il Giuda Iscariota finisce nell'autodistruzione e nel desiderio di dissoluzione tipicamente nichilistico. Le vicende di Russia sono impressionanti per la crudezza degli eventi descritti e per il loro spietato realismo.

Il sacrificio degli alpini è visto come l'epopea di una non piccola frangia di uomini impegnati nella immensa lotta. Ciò che li caratterizza è la loro umanità, la loro voglia di vivere, la loro speranza, la loro solidarietà. Verso i compagni ma anche verso i nemici, nemmeno quando li si fronteggia con la forza della disperazione. La loro grandezza e il loro eroismo derivano dalla loro semplicità, dall'abitudine al sacrificio cristianamente accettato e condiviso con i propri simili. Nello sterminato gelo russo resiste soltanto chi è animato da una fede che travalica i mezzi. Fede in Dio prima che in sé stessi. Gli alpini riuscirono a vincere, unici in terra di Russia, non perché alpini, ma perché furono i veri soldati cristiani in quell'immenso macello: un sentire collettivo che nasceva dall'intimo delle loro coscienze, così radicato e così profondo da travolgere ogni altro ideale o motivazione, li animò di un coraggio e di una abnegazione straordinaria. Attorno a loro migliaia di uomini sfiduciati e rassegnati, ripresero coraggio e speranza. Gli alpini furono la loro salvezza.

Come loro, circa diciotto secoli prima, s'erano comportati interi nuclei di legionari romani neofiti del Cristianesimo, le cui memorie ci sono tramandate dal martirologio e dalle leggende. L'avventura degli alpini in terra di Russia potrebbe avere un che di profetico. Nel crollo delle ideologie e delle filosofie e in quello futuro delle tecniche di manipolazione dei diritti fondamentali della persona umana, potrebbe toccare ai cattolici trovare il coraggio dalla propria fede e guidare l'umanità verso la salvezza e il riscatto.

Una vicenda a sé è quella di Manno, che dall'Africa ritorna awenturosamente in Italia, sbarcando in Sicilia dopo un viaggio pieno di tensioni e paura di essere intercettati dagli aerei. Aerei che erano tutti nemici, sia che appartenessero all'Asse che agli alleati. Dalla Sicilia risalire la penisola per salvare l'onore dell'Italia e per evitare alla Patria un trattamento ancora peggiore di quello che subì.

Furono Gli ultimi soldati del Re (questo è il titolo del suo terzultimo libro) a far rientrare l'Italia nel novero delle nazioni da non trattare spietatamente ed unicamente come soccombenti nel conflitto. Cosa che fecero anche i partigiani, ma essi svolsero un ruolo infinitamente minore e comunque di sostegno all'azione delle truppe regolari inquadrate nelle Forze Alleate. Manno alla fine si sacrificherà, quasi alle porte di Bologna, vero eroe cavalleresco e generoso.

Ambrogio e Michele torneranno dalla Russia e vedranno lo sfacelo di una nazione. Sfacelo materiale e morale. Assisteranno al cambiamento radicale dei costumi e al trionfo di ideologie alienanti. Assisteranno, opponendovisi con tutte le forze, al trionfo del razionalismo e dell'edonismo di massa. È 1'Italia del 68, del referendum sul divorzio, della legge sull'aborto. E' il tramonto definitivo di un'Italia contadina e semplice, nei costumi e nelle aspettative della gente. Si fa strada inarrestabile una moda di vivere superficiale, chiassosa, insensibile ai valori del passato, anzi di ogni passato.

La droga, la degenerazione dei costumi sono più evidenti che mai nei giovani. Le grandi famiglie patriarcali si lacerano e le prime incrinature coniugali si avvertono anche nelle famiglie dei protagonisti. I quali si guardano attoniti intorno e si chiedono sgomenti quale significato possa avere questo stravolgimento di costumi che è più violento della guerra che si sono lasciata alle spalle. Perché se la guerra offendeva soprattutto i corpi, ben poco potendo sulle coscienze o quanto meno non ne ribaltava il sentire, questa rivoluzione di costumi minava alle radici tutta la storia di un popolo e lo trasformava completamente. Chi riconoscerebbe in un italiano d'oggi un discendente dell'italietta spartana e semplice dell'anteguerra? I giovani d'oggi non si rendono conto dell'enorme cambiamento sopravvenuto in pochi decenni. Certe abitudini e certi costumi sono per loro incomprensibili. Eppure erano la nostra vita appena cinque decenni or sono. Questo romanzo può costituire per essi un impareggiabile strumento di conoscenza e di comprensione, del mondo dei loro padri e dei loro nonni.

Ed ora una spiegazione sul titolo. II cavallo rosso è il simbolo di uno dei quattro angeli dell'Apocalisse. Questo cavallo ha percorso al galoppo sfrenato un mondo in ebollizione. L'angelo che lo cavalca spazza l'intero pianeta seminando […]. Esso è il simbolo del nostro secolo di lutti e rovine a dimensione planetaria. Una meditazione sofferta su questo rivolgimento mondiale dei costumi è rappresentata dal suo saggio Il fumo nel tempio, che assume il titolo da una riflessione di Paolo VI sulla crisi della cultura cattolica. L'ultimo romanzo La terra dell'indio è ancora fresco di stampa. Con maggiore precisione e vivezza del film Mission rievoca la straordinaria avventura dei gesuiti in Sudamerica.

Eugenio Corti era stato invitato a Belluno dal Circolo Culturale Stampa Bellunese lo scorso anno. Sarebbe venuto ben volentieri, anche per rivedere la vallata agordina ove operò militarmente nell'ultimo conflitto. Nato nel 1921, aveva subito un duro colpo alla sua salute. Ha potuto ora inserire Belluno tra i suoi appuntamenti e incontrerà la cittadinanza bellunese il 22 ottobre per offirire con la sua diretta parola qualche nuovo spunto e qualche nuova idea.

 

 

Eugenio Corti