Le
responsabilità della cultura occidentale nelle grandi stragi
del nostro secolo
Delle
enormi stragi perpetrate dai comunisti e dai nazisti nel corso del
nostro secolo (in assoluto il più omicida della storia)
abbiamo già parlato in precedenti saggi e articoli. Ne
abbiamo anche esaminate le caratteristiche, e le affinità
tra loro: diamo quindi quelle stragi per conosciute dai nostri lettori.
Qui ci limitiamo a riepilogarle con riferimento al numero delle
vittime.
Stragi
comuniste
Vittime
dichiarate dai responsabili diretti - In Russia c'è stata
un'unica dichiarazione nel 1942 da parte di Stalin a Churchill, il
quale la riporta nella sua opera La seconda guerra mondiale: "Dieci
milioni" (di contadini, al tempo della collettivizzazione della terra -
N.d.R.) "rispose Stalin alzando entrambe le mani: fu una lotta
terribile che durò ben quattro anni…
più terribile di quella contro i nazisti".
In
Cina si è avuta l'8 ottobre 1971 una dichiarazione di Mao
Sedong all'imperatore d'Etiopia Hailé Sellassié
in visita ufficiale a Pechino: Mao affermò che il costo in
vite umane "delle vittorie del socialismo" dal 1949 (anno della
proclamazione della repubblica popolare cinese) era stato di "cinquanta
milioni di morti". Turbato Hailé Sellassié (il
quale, ricordiamolo, sarebbe stato dopo qualche anno ucciso a sua volta
dai comunisti etiopici) "fece notare che tale cifra rappresentava il
doppio della popolazione dell'Etiopia: ma soltanto una percentuale di
quella della Cina, precisò Mao". (C. e J. Broyelle,
Apocalypse Mao, Crassei, Parigi, 1980.)
Ciò
che è realmente accaduto - Se esaminiamo quanto
è accaduto con obiettività (senza cioè
lasciarci sconcertare dall'orrore per l'enormità di
sofferenze, strazio e sangue di povera gente, che ha comportato)
dobbiamo anzitutto constatare che entrambe le cifre sono molto al di
sotto della realtà.
In
Unione Sovietica infatti la lotta (guidata da Stalin) ai contadini
piccoli proprietari ('dekulakizzazione') comportò nel 1929 e
1930 la deportazione-sterminio di 10 milioni di kulaki, più
5 milioni di subkulaki, cui seguirono 6 milioni di morti di fame nella
conseguente carestia 'artificiale' del 1931-32 (con molti casi di
cannibalismo). Vennero dunque sacrificate complessivamente 21 milioni
di persone. Bisogna dire che questa fu la maggiore di tutte le
'repressioni' effettuate in Unione Sovietica. L'avevano però
preceduta altre 'repressioni' con molti milioni di vittime, tra cui,
sotto la guida di Lenin, quella (fra il 1918 e il 1921) delle classi
considerate più propriamente 'sfruttatrici', ossia
nobiltà, clero e borghesia; e dopo il 1921 la 'repressione',
sempre guidata da Lenin, dei cosiddetti 'piccolo-borghesi' (analoghi ai
nostri socialdemocratici).
Una
volta collettivizzati i contadini, in Unione Sovietica non esistevano
più classi 'sfruttatrici', per cui (1936, anno della "nuova
costituzione staliniana") Stalin cessò le 'repressioni' e
passò all'epurazione sistematica di tutti gli strati della
società, inclusi quelli comunisti alti e bassi (1). Anche
al vertice la violenza fu tale che delle 31 persone che dal 1919 al
1938 avevano fatto parte dei 'politburo' di Lenin e di Stalin, 19
vennero fucilate, 2 si suicidarono, 4 morirono di morte naturale, solo
6 sopravvissero a Stalin. Dei comunisti di rango minore nel solo 1937
ne vennero fucilati 400.000. Ci si immagini cosa dovette subire il
resto della popolazione. In parallelo alle fucilazioni anche i lager
(col loro ingente stillicidio di morti) vennero moltiplicati fino a
contenere 15 milioni di persone.
Quante
furono in totale le vittime in Unione Sovietica? Lo si sapeva
già da tempo, e se ne conosceva la documentazione, comunque
il 28 ottobre 1994 in un discorso al Parlamento russo (Duma)
Solgenitsin ha affermato che furono 60 milioni: nessuno, sia in
Parlamento che fuori, ha sollevato obiezioni.
Veniamo
alla Cina. Avvertiamo che in merito disponiamo di dati molto meno
dettagliati che per la Russia. In ogni caso gli stermini in quel paese
sono da raggruppare in tre grandi periodi. Anzitutto dal 1949 al 1958
ci furono le "Campagne di liquidazione politica", ossia d'eliminazione
degli avversari (sopratutto nazionalisti vinti): secondo diverse fonti
decine di milioni di persone. Nel 1959 ebbe inizio, col "Grande balzo
in avanti", il secondo e massimo sterminio, nel corso del quale i
contadini vennero espropriati e costretti nelle "Comuni popolari"
(notizia questa che produsse un'incredibile esaltazione nei nostri
intellettuali di sinistra). In realtà "nel 1960 il raccolto
mancò in circa 60 dei 105 milioni di ettari messi a
cultura", il che provocò la più terribile
carestia della storia (anche questa dunque 'artificiale'). Secondo il
grande sinologo Lazio Ladany (che fu per decenni redattore a Hong Kong
del notiziario China News Analisys da cui hanno sempre attinto materia
praticamente tutti i grandi giornali occidentali) tra il 1959 e il 1962
i soli morti per fame furono 50 milioni. In Occidente questa cifra
venne (e viene tuttora) tenuta nascosta dalla grande stampa.
Il
terzo enorme sterminio in Cina è legato alla "Grande
rivoluzione culturale proletaria" che ebbe inizio nel 1966 e si
trascinò in vario modo fino al 1976, anno della morte di Mao.
Quante furono complessivamente le vittime del comunismo in Cina?
Riteniamo che, in mancanza di dati precisi, meglio d'ogni altra cosa ce
lo indichi un importante studio demografico (di Paul Paillat e Alfred
Sauvy sulla rivista Population nel 1974) pubblicato a Parigi dopo che
Pechino ebbe finalmente resi pubblici i dati statistici relativi alla
popolazione: nelle statistiche cinesi risultavano con chiarezza
mancanti 150 milioni di persone. Seguirono altri studi demografici, che
confermarono, e misero in luce importanti particolari. Interpellato in
merito (2),
il sinologo Lazlo Ladany ha risposto di ritenere la cifra di 150
milioni corrispondente a realtà, "anche se non è
possibile darne dimostrazione".
Circa
le stragi verificatesi in Cambogia (dove dal 1975 al 1978 vennero dai
"Khmer rossi" fatte morire 2 milioni di persone, cioè in
soli tre anni circa un terzo dell'intera popolazione) riferiremo meglio
più avanti.
Negli altri paesi in cui i comunisti hanno preso il potere si ebbero
(secondo il recente calcolo minimale di S. Courtois, Le livre noir du
communisme, Laffort, Parigi 1997): in Corea del Nord 2 milioni di
vittime, in Viet Nam 1 milione, nell'Europa dell'Est 1 milione, in
Africa 1.700.000, in Afganistan 1.500.000.
Stragi
naziste
Hanno
comportato un numero inferiore di vittime, non perché i
nazisti fossero meno disposti a uccidere dei comunisti (se mai
è vero il contrario), ma semplicemente perché i
nazisti sono stati presenti sulla scena della storia soltanto per
dodici anni, dal 1933 al 1945 (3), e in tale breve periodo li ha
impegnati sopra ogni altra cosa la conduzione della guerra. In quei
dodici anni, oltre all'olocausto universalmente noto di 6 milioni
d'ebrei, essi hanno operato parecchi altri stermini. Ci riferiamo
all'eliminazione dei cittadini tedeschi malati irrecuperabili, a quella
degli zingari, ai 3 milioni di civili polacchi non ebrei, ai molti
più milioni di civili russi, anche donne, soppressi durante
l'occupazione nazista, nonché ai militari russi prigionieri
(anch'essi quindi divenuti inermi), dei quali su un totale di 5.754.000
ben 3.700.000 sono stati fatti morire nei lager germanici, sopratutto
di fame, talvolta col conseguente terribile fenomeno del cannibalismo (4).
Il
totale delle vittime dovrebbe assommare ad alcune decine di milioni.
(Per quanto ne sappiamo noi non esistono al riguardo statistiche
attendibili: dei crimini nazisti infatti i mass media occidentali
parlano si può dire ininterrottamente da più di
cinquant'anni, ma purtroppo quasi sempre in via strumentale,
cosicché non vediamo come se ne possano trarre dati certi.) (5).
Si pone la domanda: nel corso della storia moderna ci sono stati altri
episodi di stragi similari, vogliamo dire aventi le stesse
caratteristiche di quelle comuniste e naziste? La risposta purtroppo
è affermativa: troviamo infatti un episodio con
caratteristiche a tal punto simili, da essere intercambiabili con
quelle comuniste e naziste. Esso ha avuto luogo durante la rivoluzione
francese in terra di Vandea.
Un
precedente: l'episodio vandeano
Oggi
ne possiamo parlare con aderenza alla realtà solo
perché, in occasione del secondo centenario della
rivoluzione francese (anno 1989), accanto alle solite scontate
celebrazioni, sono inaspettatamente uscite in Francia alcune opere
obiettive (6),
che ci consentono di avere sotto gli occhi ciò che
è realmente accaduto.
Delle
cause che stanno all'origine dell'episodio vandeano, ci limitiamo a
ricordare per sommi capi soltanto le maggiori, e cioè: le
idee illuministe ispiratrici della rivoluzione francese; l'emanazione
da parte dell'autorità rivoluzionaria, nel luglio 1790,
della 'Costituzione Civile del Clero', assolutamente inaccettabile per
i credenti; infine l'esecuzione nel gennaio 1793, mediante
ghigliottina, del re di Francia Luigi XVI, inaccettabile per i patrioti
vecchia maniera e per i popolani in genere. Già nel 1792 si
erano avuti in parecchie zone della Francia dei moti popolari. Nel
febbraio 1793 l'ordine del governo rivoluzionario di una leva di
300.000 uomini, ha fatto precipitare la situazione in Vandea. Un grande
numero di richiamati si è infatti dato alla macchia (noi
italiani abbiamo sperimentato un fenomeno analogo nel corso di questo
secolo, in occasione delle leve della repubblica sociale fascista).
La
superficie della Vandea era di circa 10.000 chilometri quadrati, la
popolazione di 815.000 abitanti. I ribelli vandeani, uomini molto
valorosi (7),
e fin da principio ben organizzati, hanno battuto uno dopo l'altro i
reparti dell'esercito repubblicano presenti in loco o inviati da
Parigi, e conquistato per intero (= liberato) il proprio territorio.
Successivamente le forze soverchianti inviate da Parigi hanno
rovesciata la situazione.
In quei mesi imperversava in Francia il terrore giacobino, con alla
testa Massimiliano Robespierre, il quale dominava nella Convenzione,
cioè nella suprema direzione rivoluzionaria. Quale fosse la
situazione lo spiega bene il contemporaneo Babeuf (per il quale vedasi
la Nota 6):
"Bisogna
assolutamente credere verissimo quando (la Convenzione) dice che
Robespierre era più forte lui solo di tutti i membri
riuniti, e che (la Convenzione) era giunta a tale stadio di bassezza e
di viltà da pensare solo attraverso il suo padrone, che
voleva tutto quanto egli voleva, che approvava tutto senza dire parola,
per paura di essere colpita dal duro staffile che aveva avuto la
vergognosa debolezza di mettere nelle sue mani".
Questo è già un anticipo molto aderente, anzi una
fotografia, della situazione instauratasi poi in Unione Sovietica al
tempo di Stalin.
Ottenuta la vittoria, i giacobini non pensarono affatto di limitarsi a
castigare in modo più o meno esemplare i vandeani sconfitti:
per costoro - esattamente come più tardi per gli avversari
del comunismo in Russia, in Cina e altrove, e per gli antinazisti in
Germania - non poteva esserci che l'eliminazione, lo sterminio.
E
precisamente lo sterminio venne chiesto alla Convenzione di Parigi da
alcuni Rappresentanti (possiamo immaginarceli: i soliti elementi
zelanti in questo genere di cose). Secondo Hantz, Garrau e Francastel:
"La guerra sarà completamente terminata solo quando non ci
sarà più un abitante in Vandea… Una
volta dissolti completamente i nuclei di resistenza, si faranno in quel
paese scorrerie di cavalleria, che ucciderà tutto
ciò che incontrerà". Ancora Francastel: bisogna
"spopolare la Vandea". Non solo gli uomini devono essere eliminati, ma
anche le donne "tutte mostri" in quanto "solco riproduttore di futuri
briganti", così pure tutti i bambini (dalla Gazette
Nationale del 23.2.1794, voi 19, pag. 537). Di nuovo Hantz e
Francastel: "La guerra finirà quando non vi sarà
più un solo abitante" (8).
Gaudin,
che protesta, è interrotto e minacciato di sanzioni dai
membri della Convenzione. Si intende dunque effettuare, né
più né meno, il genocidio del popolo vandeano:
qui, ovviamente, il richiamo al nazismo è il più
appropriato.
Venne dato ordine che in contemporanea allo sterminio si asportasse dal
territorio tutto l'asportabile (come vedremo, si giunse anche allo
sfruttamento dei cadaveri), dopo di che - utilizzando il materiale
comburente inviato a tal fine da Parigi - doveva essere bruciato tutto
il resto. Leggiamo nelle istruzioni impartite dal capo dei generali
esecutori, Turreau, ai suoi luogotenenti: "Tutti i villaggi, tutti i
borghi, le macchie e tutto quanto può essere bruciato,
sarà dato alle fiamme".
Stabilito quanto sopra, si è proceduto all'esecuzione con
tutti i mezzi allora disponibili, sostituendo tuttavia spesso, per
risparmiare munizioni, lo sgozzamento all'uso delle armi da fuoco.
Tra i sistemi impiegati spiccano comunque per originalità
gli annegamenti in serie nel fiume Loira, e i rastrellamenti metodici
da parte di grandi colonne armate, che marciando in parallelo
attraverso il territorio da spopolare (diecimila chilometri quadrati,
come si è detto) hanno provveduto a uccidere tutti coloro
che incontravano. Vediamoli in breve.
Eliminazioni
per annegamento - Poiché "la santa madre
ghigliottina è troppo lenta", e "fucilare è
troppo lungo e si consumano polvere e pallottole, si è presa
la decisione di metterne un certo numero in grandi battelli, condurli
in mezzo al fiume… e là si cola a picco il
battello. Questa operazione si fa ogni giorno".
I disgraziati eliminati in tal modo venivano dunque soffocati mediante
l'acqua: allora infatti non esistevano ancora i gas venefici come il
Cyclon B, usato poi dai nazisti. Tuttavia un farmacista di buona
volontà di Angers, certo Proust, se ne mostrò
precursore, presentando alle autorità una sua invenzione:
una boccia contenente secondo lui "un lievito in grado di rendere
mortale l'aria di tutta una contrada", che però, in una
prova fatta con alcune pecore, non diede risultati.
Comunque non si operava solo mediante l'affondamento di vecchi
battelli, si procedeva anche, più sommariamente e
celermente, col 'battesimo patriottico', buttando in acqua le vittime a
gruppi: "Quelli che scampano sono immediatamente ammazzati a colpi di
sciabola" dalle barche circostanti.
Dice il testimone Guillaume-François Lahemec: "All'inizio
gli individui venivano annegati con i loro abiti, ma in seguito il
Comitato (rivoluzionario di Nantes), spinto dall'avidità e
dalla raffinatezza della crudeltà, spogliava dei vestiti
quelli che voleva immolare alle diverse passioni che l'animavano.
Bisogna anche che vi parli del 'matrimonio repubblicano', che
consisteva nel legare insieme, sotto le ascelle, un giovane e una
giovane completamente nudi, e precipitarli così nelle
acque..." Particolarmente auspicato era il 'matrimonio' di preti legati
a monache, o di individui appartenenti alla stessa famiglia.
Le persone annegate di cui venne preso il nome furono 4.800, ma le
vittime complessive dovettero essere ben più numerose, se il
capo del Comitato Rivoluzionario di Nantes, Carrier, si vantava di
averne lui solo fatte annegare 2.800 (tra cui, in una sola notte, da
quattro a cinquecento bambini sotto i quattordici anni).
(Questi spietati annegamenti per ragioni politiche richiamano alla
mente non solo i soffocamenti nazisti, ma anche la sconsolata tragedia
dei trecentomila annegati del 'boat people', o popolo delle barche, in
disperata fuga dal comunismo vietnamita sui mari d'Indocina).
Le
'colonne infernali' - In Vandea molto più
produttivo di vittime fu però il sistema delle 'colonne
infernali', costituite da sei grandi formazioni armate che durante
quattro mesi, a cominciare dal 17 gennaio 1794, rastrellarono in
parallelo l'una all'altra tutto il territorio, nel quale la popolazione
- dopo le sconfitte subite, ma anche in seguito alle solenni promesse
di perdono con relative garanzie, fatte dai giacobini vincitori (9) - aveva
ormai cessata ogni resistenza.
La
consegna del generale Grignon, capo della prima colonna, ai suoi
soldati fu: "Vi dò l'ordine di dare alle fiamme tutto quanto
sarà suscettibile di essere bruciato, e di passare a fil di
baionetta qualsiasi abitante incontrerete sul vostro passaggio. So che
può esserci anche qualche patriota in questo paese: non
importa, dobbiamo sacrificare tutto".
L'ufficiale di polizia Gamet, che fa parte di un'altra colonna
(comandata dal generale Turreau, capo dell'intera armata dell'Ovest),
scrive in un rapporto: "Amey fa accendere i forni, e quando sono ben
caldi, vi getta le donne e i bambini. Inizialmente si sono condannate a
questo genere di morte le donne briganti" (cioè delle
popolazioni insorte) "ma oggi le grida di queste miserabili hanno tanto
divertito i soldati e Turreau, che hanno voluto continuare questi
piaceri. Mancando le femmine dei monarchici, si rivolgono alle spose
dei veri patrioti. A nostra conoscenza già
ventitré hanno subito questo orribile supplizio".
Un'altra testimonianza: "Una donna, travagliata dai dolori del parto,
era nascosta in una casupola di La Nonette: dei soldati la trovarono,
le tagliarono la lingua, le squarciarono il ventre, ne tolsero il
bambino con la punta delle baionette. Si sentivano da un quarto di lega
le urla di quella disgraziata".
Notizie da un'altra colonna: "Dovunque passiamo, portiamo la morte.
L'età, il sesso, niente è rispettato. Non abbiamo
visto un solo individuo senza fucilarlo".
Il
chirurgo Thomas scrive: "Ho visto centocinquanta soldati maltrattare e
violentare donne, ragazzine di quattordici e quindici anni, massacrarle
subito dopo, e lanciare di baionetta in baionetta teneri bambini
rimasti a fianco delle loro madri giacenti a terra".
Beaudesson, reggente della sussistenza militare, che ha seguito la
colonna Bonnaire, riferisce: "La strada da Vihiers a Cholet era
ricoperta di cadaveri, alcuni morti da tre o quattro giorni, e altri
appena spirati. Dovunque i campi vicini alla strada maestra erano
coperti di vittime sgozzate".
Alla fine dei grandi rastrellamenti non manca chi si vanta delle stragi
compiute, così Bourbotte e il generale Turreau: "Si
farà molto cammino in queste contrade prima di incontrare un
uomo o una capanna. Ci siamo lasciati indietro soltanto cadaveri e
rovine".
Tuttavia, grazie alla presenza di grandi e intricati boschi, non pochi
sono i sopravvissuti: in certe zone costoro, dopo il passaggio dei
carnefici, si riunivano nei villaggi devastati a pregare per i morti. A
tal fine "tutte le sere hanno luogo adunate popolari per dire il
rosario: gli abitanti sono convocati per mezzo di un corno o di una
cornamusa".
Disponiamo di altre relazioni di atroci massacri, che risparmiamo al
lettore.
Sfruttamento
dei cadaveri - Siamo però tenuti, per completare
il quadro degli accadimenti in Vandea, a ricordare lo sfruttamento dei
cadaveri. Per esempio della loro pelle: "I cadaveri erano scorticati a
mezzo corpo, perché si tagliava la pelle al di sotto della
cintura, poi lungo ciascuna delle cosce fino alla caviglia, in modo che
dopo la sua asportazione i pantaloni si trovavano in parte formati: non
restava altro che conciare e cucire". Seguono a volte precisazioni
minute: "II nominato Pecquel ne ha scorticati trentadue ecc…
Queste pelli sono a casa di Prud'homme, pellicciaio".
Si ricavava dai cadaveri anche il grasso: a Clisson il 5 aprile 1794
vennero cotte a tal fine centocinquanta donne: "Facevamo dei buchi per
terra per sistemarvi delle caldaie allo scopo di raccogliere quello che
colava: avevamo messo al di sopra delle sbarre di ferro, e su queste le
donne... poi, ancora al di sopra, vi era il fuoco… Ne mandai
10 barili (del grasso così ricavato) a Nantes".
Ad
Angers ci si adopera per fare dei cadaveri un uso ornamentale: le
autorità giacobine prescrivono che le teste dei ribelli
vandeani siano "tagliate e disseccate per essere poi messe sulle mura".
Non però al modo dei selvaggi, bensì utilizzando
i sussidi della civiltà: "II laboratorio della scuola di
chirurgia di questa città è indicato per fare
questo lavoro…" Eccetera.
Qui viene spontaneo ricordare i nazisti che ad Auschwitz usavano la
pelle delle vittime per farne dei paralumi (particolarmente ricercata
quella tatuata), e che anche negli altri campi di sterminio
raccoglievano i capelli femminili, e li imballavano per poi utilizzarli
in vario modo. Dobbiamo tuttavia dire che neppure in ambito nazista
abbiamo trovato un esempio della cosificazione (= riduzione a cosa)
dell'essere umano, così perfetto come quello delle
centocinquanta misere donne di Clisson che, dopo essere state
verosimilmente sgozzate, sono state cotte per estrarne il grasso.
Riassumiamo:
l'inizio della ribellione in Vandea ebbe luogo, come s'è
detto, nella primavera 1793: le stragi maggiori si ebbero dalla fine
del 1793 all'agosto 1794 (Robespierre cadde il 27.7.94), con strascichi
anche negli anni successivi: alla vera pacificazione si
arrivò solo il 28 dicembre 1799, col riconoscimento della
piena libertà di culto religioso da parte di Napoleone
console. Secondo i recenti, accurati computi di Reynold Secher, su una
popolazione di 815.029 persone le vittime furono 117.257, pari al 14,38
per cento, con punte particolarmente elevate in alcuni cantoni
(così Cholet ha perso il 37,39% degli abitanti, Vihiers il
30,55%, Chemillé il 30,30%): la percentuale delle donne
fatte perire fu di poco inferiore a quella dei maschi. Tenuto conto che
il tempo a disposizione per il massacro è stato di un anno e
mezzo, siamo alla stessa media delle vittime in Cambogia, dove in tre
anni venne fatto morire circa un terzo della popolazione (10). Prima
di chiudere va ricordato che nel periodo della prevalenza giacobina,
non ci furono solo le vittime vandeane: nella prefazione al libro di
Secher, Pierre Chaunu, dell'Institut de France, dice: "Pensate ai
massacri di Lione, Tolone, Bordeaux, Marsiglia, in diverse zone della
'chouannerie' dell'Ovest, aggiungete la ghigliottina a Parigi, e
superate il mezzo milione".
Cosa ha preparato le stragi? (prospetto
storico)
Viene
spontaneo chiedersi se all'origine di questi stermini: il vandeano, il
comunista, il nazista - fra loro separati, eppure così
simili - non ci sia un rapporto, una nascosta parentela.
La parentela a noi sembra individuabile nel fatto che tutt'e tre:
giacobinismo, comunismo, e nazionalsocialismo, procedono, sia pure in
modo diverso, da una stessa matrice culturale, quella illuminista.
L'illuminismo
Esaminiamo brevemente: dell'illuminismo possiamo senz'altro accettare
la definizione che oggi ne danno gli stessi illuministi: "In senso lato
si può qualificare come 'illuministica' ogni forma di
pensiero e ogni corrente filosofica che si propongano di rischiarare la
mente degli uomini per liberarli dalle tenebre dell'ignoranza, della
superstizione, dell'oscurantismo, attraverso la conoscenza e la
scienza… L'atteggiamento illuministico è in
generale caratterizzato da un'illimitata fiducia nella
capacità liberatrice della ragione, che si esercita
anzitutto in forma negativa e critica, ossia sgombrando preliminarmente
il campo dalle conoscenze tradizionali che si rivelino illusorie,
analizzando e contestando leggi, costumi, istituzioni, ma sopratutto
smascherando la più potente e onnipresente delle illusioni,
la religione". (11).
Da
questa matrice teorica appunto è uscita la rivoluzione
francese, e in particolare l'episodio vandeano.
Ma da dove viene l'illuminismo? Cos'è che lo ha generato? Se
vogliamo situare le concezioni illuministe nella storia della cultura,
dobbiamo anzitutto tener presente che i periodi di suddivisione della
storia occidentale, ai quali fin da bambini la scuola ci ha abituato,
sono stati essi stessi fissati dall'illuminismo. Ci viene infatti
presentato come un tutt'uno, col nome di 'Medio evo', il millennio
all'incirca che va dalla fine dell'epoca romana al 'Rinascimento': col
suddetto Rinascimento avrebbe avuto inizio l'Evo moderno o del
progresso. Per chi guarda la storia sotto tale prospettiva,
costituirebbero dunque un unico periodo di regresso
dell'umanità i secoli effettivamente oscuri della prevalenza
barbarica, e quelli successivi del 'sacro romano impero' e della 'res
publica christiana ': gli unici, questi ultimi, in cui nei rapporti tra
gli uomini ha in qualche modo prevalso l'indirizzo cristiano.
A
dimostrare la cecità di una simile classificazione,
basterebbe il fatto che, per quanto concerne l'arte, i secoli medievali
Tredicesimo e Quattordicesimo (che partendo dalla fioritura delle
grandi cattedrali, hanno avuto il loro culmine in Dante) non sono
separabili dai due successivi secoli del cosiddetto Rinascimento: il
Quindicesimo e Sedicesimo (nei quali l'arte ha continuato ad essere -
salvo che in ambiti minori - arte sacra: fino al Cenacolo di Leonardo,
alle Madonne di Raffaello, e alla Sistina di Michelangelo). Sempre per
quanto concerne l'arte, questo periodo dei quattro secoli
dell'umanesimo cristiano, è addirittura l'unico periodo
nella storia dell'Occidente in grado di competere col Sesto, Quinto e
Quarto secolo avanti Cristo, nei quali è fiorita l'immortale
arte ellenica. Lungi dall'essere un'epoca 'oscurantista' o di regresso,
fu dunque di un livello prodigiosamente elevato: magari oggi in arte
fossimo in Europa alla metà, o anche solo a un quarto di
quel livello…
Punto di partenza: il Rinascimento
Ciò premesso, riportiamoci al cosiddetto Rinascimento. Ci
chiediamo: è rinato davvero qualcosa in quei due secoli? E
se sì, che cosa?
Riteniamo di non sbagliare se rispondiamo: è rinato, e ha
cominciato a diffondersi con forza, il paganesimo. Non però
nella sua versione antica, anteriore alla venuta di Cristo, che faceva
spazio a Dio o almeno agli dei, e comunque alla religione: "Apud nos
omnia religione reguntur: presso di noi tutto si regge sulla religione"
ha lasciato scritto Cicerone dell'età repubblicana romana.
Il rinato paganesimo non era a quel modo: respingeva infatti Cristo
dopo averlo conosciuto: era dunque, ed è, costituzionalmente
contro Cristo, ossia contro Dio. Tale nuovo tipo di paganesimo,
tendente a escludere Dio dalla vita dell'uomo, sta all'origine di un
lungo, ininterrotto processo che - concretatosi anche nell'illuminismo
- è giunto infine nel nostro tempo alla proclamazione della
'morte di Dio'. Proclamazione che secondo alcuni dei più
acuti pensatori cristiani attuali (citiamo per tutti Pier Paolo
Ottonello) tragicamente caratterizza la nostra epoca.
Sarà
interessante notare come quel nuovo paganesimo abbia prodotto subito,
cioè nel corso dello stesso Rinascimento (e addirittura
all'interno dello stato della Chiesa, a tal punto detto paganesimo
aveva fatto presa!), il primo piccolo Stalin o Hitler della storia col
duca Valentino Borgia: il 'Principe' che Machiavelli propone come
modello per la politica nuova, amorale e strettamente razionale, da lui
auspicata nella conduzione degli stati (12).
A un tale stato di cose nel 1517 hanno reagito i cristiani del nord con
Lutero: fu questa, storicamente, una novità molto
importante, giustificata e anzi auspicabile finché era
contro l'amoralità dilagante. Nei suoi sviluppi
però essa ha purtroppo preteso - istituzionalizzandosi in
Riforma - di cambiare gli ordinamenti dati da Cristo alla sua Chiesa.
La conclusione oggettiva fu la spaccatura della cristianità,
e il suo avvio verso ulteriori, continue spaccature, e quindi -almeno
come tendenza - verso la dissoluzione.
Cos'hanno
fatto, a fronte, i fedeli a Cristo? Dobbiamo dire che, avvertita la
terribile pericolosità della situazione, sono finalmente
usciti dall'inerzia, e si sono adoperati con grande energia - sempre
nel corso dello stesso Rinascimento - per porvi rimedio mediante la
Riforma cattolica attuata dal Concilio di Trento. Il che, grazie a Dio,
ha poi effettivamente portato a un progressivo recupero dei sani
costumi all'interno della Chiesa (maestro sommo in tale azione fu
l'arcivescovo di Milano San Carlo) (13).
Essendo però la cristianità ormai divisa in due,
la provvida azione del Concilio Tridentino non ha potuto raggiungere i
cristiani separati. Purtroppo non ha potuto neppure raggiungere,
all'interno della stessa cattolicità, un certo numero di
quelli che avevano ormai perduta la concezione cristiana (teocentrica)
della realtà, e ne erano venuti assumendo una
antropocentrica, erano cioè - sotto il profilo culturale -
passati dall'umanesimo cristiano all'umanesimo tout court. Il quale al
principio non era necessariamente anticristiano (anche se in genere si
definiva platonico: in contrapposizione ad Aristotile, in
realtà a San Tomaso, cioè alla filosofia
cattolica). Ha avuto con ciò inizio il fenomeno intermedio
del 'laicismo' (sia progressista che reazionario), sul quale dovremo
tornare più avanti, visto lo spazio sempre maggiore che esso
è andato poi acquistando in tutto l'Occidente.
I
secoli successivi
Dopo Trento comunque il cristianesimo ha ripreso a costruirsi con
vigore, tanto da permeare mirabilmente la vita e il pensiero non solo
dei credenti (abbiamo visto con che abnegazione e a che prezzo lo hanno
difeso i martiri vandeani), ma dell'intera società, inclusi
molti 'laici', se ne rendessero essi conto o no. L'azione salvifica di
Cristo ha seguitato in sostanza a esplicarsi e a dare ovunque i suoi
frutti. Nel secolo Decimottavo la lenta marcia verso il proclama della
'morte di Dio', si era però, per così dire, data
una teorizzazione, ed aveva prodotta una propria filosofia:
l'illuminismo appunto, dal quale è partito questo nostro
discorso. Nata nella protestante Inghilterra, tale filosofia si
è sviluppata in pienezza tra i 'laici' della Francia
cattolica, fino a portare, come abbiamo detto, alla rivoluzione
francese. Tuttavia bisogna precisare che solo una minoranza dei
rivoluzionari (grosso modo quelli che presero il nome di giacobini), si
sono attenuti con coerenza e con rigore ai suoi principi, producendo
l'episodio vandeano e le altre terribili stragi di quegli anni. Che
nella maggioranza degli stessi rivoluzionari il cristianesimo fosse
invece ancora presente e operante (ripetiamo: se ne rendessero essi
conto o no) a noi sembra bastino a dimostrarlo a sufficienza almeno tre
importanti dati oggettivi. Anzitutto lo stesso motto della rivoluzione:
"Libertà, fraternità, uguaglianza", che, piaccia
o no, è cristiano (addirittura quel "fraternità",
comunque si sia poi tentato di distorcere il significato di tale
parola).
Lo
dimostra in secondo luogo la 'Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del
cittadino', essa pure formulata dai rivoluzionari, che senz'ombra di
dubbio è un manifesto cristiano, al quale se mai si
può fare l'unica obiezione di essere incompleto. Facciamo
notare che la Dichiarazione contiene fra l'altro, all'articolo 35, il
solenne principio (già enunciato da San Tomaso d'Aquino):
"Quando il governo viola i diritti del popolo, l'insurrezione
è, per il popolo e per ogni parte del popolo, il
più sacro dei diritti e il più indispensabile dei
doveri". Precisamente questa convinzione ha mosso i cristiani di
Vandea, e appunto contro tale comportamento cristiano si sono scagliati
con furore i giacobini.
In
terzo luogo occorre ricordare anche l'importantissima decisione -
quanto mai in linea con l'insegnamento cristiano - presa negli anni
successivi dai governi europei in merito all'istituto della
schiavitù, che era stata senza dubbio la più
grande piaga del mondo pagano antico. Il cristianesimo l'aveva con
lento processo estirpata, tanto che nel mondo da esso civilizzato non
esistevano più schiavi da secoli. La schiavitù
era però ricomparsa nel corso del Rinascimento,
sviluppandosi grandemente - nonostante la fortissima opposizione dei
papi - nelle terre del nuovo mondo, e in genere di nuova conquista.
Poté essere estirpata di nuovo quando le corti regnanti
europee che, tranne la spagnola, erano state insensibili alla voce dei
papi, sotto la pressione dell'opinione pubblica postrivoluzionaria
laica si sono finalmente decise a vietarla con opportune leggi (14).
Dopo
la rivoluzione francese gli sviluppi teorici dell'illuminismo sono
proseguiti. Dal testo di storia della filosofia che abbiamo citato
avanti, riportiamo ancora: "al culmine di questa tradizione di pensiero
si pone Kant, nella cui opera sono armonizzati e svolti il filone
illuminista inglese…, quello francese…, e la
grande tradizione filosofica tedesca" (15). Kant ha così poste
le basi per il filosofo apice dell'intero processo: Hegel, e nella scia
di costui per Feuerbach e Nietsche (16), in una parola per la grandiosa
filosofia anticristiana tedesca, la quale appunto ha portato infine
alla proclamazione (separatamente da sinistra e da destra) della 'morte
di Dio'.
Notiamo che tutte le immense stragi del nostro secolo sono derivate in
via diretta da quella filosofia. Senza la 'dialettica' di Hegel
infatti, unita al materialismo di Feuerbach, la dottrina marxista (o
del 'materialismo dialettico') non sarebbe stata neppure concepibile (17). Allo
stesso modo senza la concezione particolare dello stato elaborata da
Hegel, e senza la diffusione a tutti i livelli delle idee di Nietzsche,
non si sarebbe potuto far abbracciare nel giro di appena qualche anno a
un popolo ch'era stato altamente civile come quello tedesco, la
spietata 'volontà di potenza' nazista e il folle mito del
'superuomo'.
La
visione agostiniana della storia
Ovviamente
l'esclusione di Dio dalle società comuniste e da quella
nazista, non ha portato alla sua morte. Ha portato invece alla morte di
un numero sterminato d'esseri umani. Nel presente studio ne abbiamo
disegnato un prospetto - ancora incompleto - parlando dell'Unione
Sovietica (60 milioni), della Germania nazionalsocialista (alcune
decine di milioni, in soli dodici anni, causati dall'ideologia), della
Cina comunista (150 milioni), della Cambogia (un terzo della
popolazione) e degli altri paesi comunisti (almeno 8 milioni).
Un
numero così inconcepibile di morti, i non cristiani non
riescono a spiegarselo (come non riescono a spiegarsi un secolo
Ventesimo improvvisamente tornato alle caverne, dopo un Diciannovesimo
tutto sommato civile). Le spiegazioni da loro proposte - per es. il
culto della personalità di Stalin, o che Hitler fosse un
gangster, come suggerisce Brecht - non spiegano assolutamente niente.
Ai cristiani invece non è difficile individuare nel processo
storico che sopra abbiamo delineato, l'alterno sovrapporsi tra loro
delle due 'città' che stanno nella visione cristiana della
storia formulata e trasmessaci dal filosofo Agostino. La
'città (o società) terrena', che esclude Dio dal
proprio ambito, e la 'città (o società) celeste',
che invece gli fa spazio e cerca di costruirsi secondo i suoi
insegnamenti. Di solito, dice il filosofo, le due società si
presentano mescolate tra loro, secondo proporzioni che variano. Ed
è appunto la prevalenza alterna dell'una o dell'altra a
costituire il vero filo conduttore di tutta la storia degli uomini.
Avverte
ancora Agostino: i costruttori della 'città terrena' -
indipendentemente dalle loro intenzioni - finiscono sempre col
comportarsi alla maniera del 'principe di questo mondo' di cui parla il
Vangelo, cioè, piaccia o non piaccia, del demonio. Ora noi
sappiamo, perché ce lo dice il Vangelo, che gli attributi
specifici del demonio sono di essere 'omicida', 'menzognero', e
'scimmia di Dio'.
Ecco:
nel nostro secolo in due distinti ambiti, quello comunista e quello
nazista, è stata portata avanti la costruzione di due
società 'terrene' - una di sinistra, e l'altra di destra -
senza quasi mescolanze con 'società celesti' che, se anche
imperfette, avrebbero come in passato costituito un ritegno. In
particolare senza più la presenza del timor di Dio, del
quale era stata proclamata la 'morte' (18). Appunto per questo in tali due
ambiti si sono verificati anzitutto quegli omicidi su scala
così inconcepibile; in secondo luogo vi sono comparse delle
menzogne sistematiche, addirittura due giganteschi sistemi di menzogne,
presentati come modernissima scienza della società: ed erano
tali sistemi ad alimentare di continuo gli omicidi; in terzo luogo vi
si è preteso d'imporre ai cittadini quei coacervi di errori
e menzogne in sostituzione della fede portataci da Cristo: il che fu,
né più né meno, comportamento da
'scimmie di Dio'.
Va precisato che all'interno di una società integralmente
demoniaca non potrebbe sopravvivere neppure un uomo. Ebbene proprio in
tale senso sembrava essersi incamminata la più recente di
quelle società (1975-1978), la società comunista (19)
cambogiana, in cui come si è detto un terzo circa della
popolazione, del tutto ignara di ciò che accadeva,
è stato annientato in soli tre anni.
(Che Agostino, pur considerato da sempre un filosofo grandissimo, abbia
potuto un millennio e mezzo fa prevedere così lucidamente
ciò che è accaduto nel nostro secolo,
è un fatto davvero sbalorditivo. È
però anche una conferma di come l'apporto del cristianesimo
costituisca per l'uomo di cultura un arricchimento incomparabile).
La
responsabilità della cultura occidentale
Come
già si è accennato, nel corso del processo
secolare che ha portato dal paganesimo rinascimentale alla
proclamazione della 'morte di Dio', la categoria intermedia tra
cristiani e anticristiani, costituita dai 'laici' e 'laicisti', sia di
sinistra che di destra, è andata crescendo lentamente
d'importanza e di numero, fino a diventare un po' alla volta dominante
nella cultura d'Occidente (20).
Nei
riguardi del comunismo - tranne quando venivano in modo troppo evidente
alla luce le sue immense stragi - l'atteggiamento dei suddetti 'laici'
e 'laicisti' è stato in genere di benevolenza, non di raro
di fiancheggiamento (21).
Ciò ha comportato conseguenze non da poco. Il silenzio
infatti, o un'informazione ridotta e neutra mentre erano in corso le
imprese comuniste più atroci (che venivano di norma
scambiate dai 'laici' per eccessi temporanei), o ancora la
presentazione come verosimile, da parte dei giornali occidentali, del
punto di vista del potere comunista (talvolta al limite del
paradossale: si pensi ai processi staliniani), ha creato nel mondo
intero confusione su ciò che era in corso.
In
pratica si deve a tale linea di comportamento della cultura laica -
ripetiamo: dominante in Occidente - se il comunismo ha potuto
effettuare indisturbato i suoi sterminati massacri.
Possiamo dunque affermare, come conclusione, che l'Occidente ha fornito
alle popolazioni poco difese culturalmente dell'Est non soltanto le
tragiche utopie che hanno generato gli stermini, ma ha favorito anche,
con le sue coperture, l'attuazione degli stermini stessi.
Oggi (sul finire del secolo) la cultura laica e laicista prosegue in
quella sua malefica linea d'azione sopratutto con l'impedire che la
gente comune si faccia un'idea chiara del numero delle vittime che il
comunismo è costato all'umanità. Ciò
deriva dal fatto che gli esponenti di quella cultura, e in particolare
i detentori dei media, sono gli stessi di ieri: scontato dunque che si
adoperino per coprire le proprie marchiane sviste ed errori.
In
vista del futuro: l'imbestiamento nuovo
Intanto
il processo di scristianizzazione non si arresta. Così nuovi
cadaveri hanno cominciato ad accumularsi: prodotti adesso dalla droga,
e sopratutto dall'aborto (già milioni ogni anno). Ma sta
forse per affacciarsi anche qualcosa di più propriamente
barbarico: allo scrivente sembra infatti che stia prendendo corpo una
sorta d'imbestiamento nuovo, via via più diffuso tra le
giovani generazioni private degli ideali cristiani, e ormai di
qualsiasi ideale (non potendosi dire tali quelli del consumismo:
cioè per i giovani il sesso, l'abbigliamento più
o meno eccentrico, la motocicletta e lo sport). Di tale imbestiamento
ci sembrano essere indizio, in più di un paese d'Europa, a
cominciare dall'Inghilterra, le lotte a coltello tra bande di giovani
(i cosiddetti 'uligani', termine non a caso d'origine russa), che si
riducono al livello di bruti mediante ubriacature in occasione di
comuni gare sportive (e non solo di queste, tanto che in diversi luoghi
la gente non si arrischia più a uscire di casa la sera).
In
America si sono andati sviluppando altri tipi di selvaggi scontri tra
gruppi giovanili, tali da costringere ad esempio il sindaco della
capitale Washington a imporre il coprifuoco sui giovani. Se si
aggiungono i ferimenti e le uccisioni ad opera delle persone adulte, in
certe grandi città americane si arriva a consuntivi da
bollettino di guerra… (Leggiamo in Newsweek del 18 aprile
1994: "negli ultimi trent'anni il crimine in America è
aumentato del 500%".)
In Italia è apparso un fenomeno più modesto, ma
pure a suo modo indicativo: quello dell'imbrattamento crescente dei
muri delle città fino ad altezza d'uomo (macroscopico a
Milano) ad opera in genere di minorenni. I quali evidentemente vuoti di
tutto, e in particolare di ritegni, cercano d'imporre all'ambiente
circostante l'abbrutimento che sentono crescere in sé stessi.
Sono per ora soltanto indizi, degni però d'attenzione.