Cause
di una rovina
Falso
l'umanesimo che mette i cattolici al servizio del mondo. Il rimedio
è nella coerenza cristiana.
Tra
le principali cause dell'attuale smarrimento di identità
della cultura cristiana si deve collocare la comparsa, poco prima della
seconda guerra mondiale, di un corpo di idee nuove, promosse dal
filosofo cattolico francese Jacques Maritain.
Costui,
convertitosi nel 1905 dall'ateismo rivoluzionario al cattolicesimo,
aveva in un primo tempo scritto opere antirivoluzionarie (come
Antimoderno e i tre riformatori), e si era in seguito distinto per un
efficace ammodernamento del tomismo, per il quale gli siamo debitori
ancora oggi. Aveva insomma molto bene meritato nel campo della cultura
cattolica, e glien'erano venuti ampi riconoscimenti e una straordinaria
autorità. Per farsi un'idea della grande autorità
acquisita da Maritain tra le due guerre e nel dopoguerra, si pensi a
quella - nello stesso periodo di tempo - di Benedetto Croce nella
cultura laica italiana: con la differenza che l'autorità di
Maritain non si limitava all'ambito francese, ma si estendeva alla
cultura cattolica del mondo intero.
Prima
della guerra, però, Maritain aveva formulato un suo grande
progetto di "nuova cristianità", che si staccava non poco
dall'insegnamento perenne della Chiesa, e l'aveva diffuso mediante un
volume che divenne notissimo; Umanesimo integrale (uscito in Francia
nel 1936, tradotto in italiano nel 1946). L'opera si caratterizzava per
la ricerca delle verità e virtù, e valori
cristiani "impazziti" - cioè delle verità e
virtù, e valori cristiani "prigionieri dell'errore" ma pur
sempre cristiani - che si trovano nel patrimonio culturale di
determinati gruppi avversi alla Chiesa, segnatamente dei comunisti e
dei laicisti radicali. Di questi gruppi Maritain prospettava
l'inclusione nella "nuova cristianità", appunto sulla base
di tale patrimonio comune.
Le
sue idee vennero severamente confutate dalla rivista dei gesuiti
"Civiltà cattolica" (anno 1956, v. III, pagg. 449463) in un
importante articolo del direttore padre A. Messineo, considerato allora
portavoce di papa Pio XII: detto articolo si conclude con le parole:
"L'umanesimo integrale non è l'umanesimo dell'uomo
rigenerato dalla grazia... Nella sua sostanza l'umanesimo integrale
è un naturalismo integrale".
Malgrado
questo, le idee di Maritain incontrarono sempre maggior credito e
adesione tra i cristiani: qui in Italia il successo si fece un po' alla
volta addirittura travolgente, favorito anche dagli stessi avversari, i
quali, mentre non intendevano certo farsi inquadrare dai cristiani,
vedevano pero in quel progetto un'occasione d'incontro che bloccasse
l'avanzata allora in atto dei cristiani su piano nazionale.
Va
detto, per amore di verità, che diversi dei primi portatori
delle idee di Maritain, e del suo discepolo e braccio destro in
politica Mounier, erano persone colte, disinteressate e per
più aspetti esemplari. Tali, del resto, erano gli stessi
Maritain e Mounier; così qui in Italia Dossetti, Lazzati, La
Pira e parecchi altri fino a Martinazzoli. Tuttavia il chiudere troppo
a lungo gli occhi sulla realtà delle cose, il fare - anche
se in buona fede - spazio all'errore, può comportare sbocchi
molto gravi. Paradigmatico fu il caso di La Pira che, a quanto sembra,
allorchè nel 1956 venne richiesto da Crusciov - col quale
aveva notoriamente scambio di corrispondenza - di far conoscere in
Occidente il suo famoso "rapporto segreto" al XX Congresso, in cui si
denunciava e demoliva lo stalinismo, non ne volle sapere. La Pira
cioè non avrebbe accettato di collaborare al ristabilimento
di una verità comportante la liberazione dalla
schiavitù per centinaia di milioni d'esseri umani;
evidentemente perchè, se avesse accettato, avrebbe con
ciò stesso implicitamente riconosciuto di avere costruita la
propria testimonianza anche su una colossale menzogna. Viene spontaneo
chiedersi fino a che punto si debba a questa omissione di La Pira - e
ad altre consimili di personaggi "esemplari" come lui il fatto che tra
i cattolici italiani l'enormità negativa dell'esperimento
storico comunista venne recepita in modo del tutto inadeguato. Tanto
che, al pari degli altri italiani, i cattolici vivono ancora oggi in
uno stato di semi menzogna.
Dice
il Vangelo: "riconoscerete i falsi profeti dai loro frutti". Dai
frutti, cioè dai fatti.
Cos'è derivato nei fatti dall'apertura che tanti cattolici
finirono col fare non soltanto al mondo contemporaneo in generale, ma
specificamente al comunismo, al laicismo, e ad ogni genere di
modernismo? Per cominciare, una spaccatura nella cultura cattolica che
ha portato alla sua paralisi. Poi limitandoci ai soli accadimenti
maggiori una cessazione, nell'ambito delle società
più avanzate, delle conversioni al cattolicesimo, che prima
si contavano ogni anno a centinaia di migliaia. Inoltre una crescente
perdita della nostra identità, con conseguente caduta delle
vocazioni religiose: nel giro di appena una decina d'anni i chierici
nei seminari si ridussero alla metà, e in qualche diocesi
addirittura a un quinto o a un sesto. Negli ordini religiosi si ebbero
colossali defezioni: tra i gesuiti diecimila padri su trentaseimila
abbandonarono lo stato religioso, tra i domenicani (altro ordine
culturalmente avanzato) la percentuale delle defezioni fu ancora
più elevata (si fa presto a dirlo: ma quando mai nella
storia millenaria della Chiesa si era assistito a qualcosa di simile?).
In pari tempo, l'Azione Cattolica italiana ha visto il numero dei
propri membri precipitare da tre milioni a seicentomila.
È
ben noto il lamento di papa Paolo VI già nel giugno 1972:
"Il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio... Si credeva
che dopo il Concilio sarebbe venuta una "giornata di sole per la storia
della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di
tempesta, di buio". E la sua precisazione (18.9.74): "Grande parte di
essi mali non assale la Chiesa dal di fuori, ma l'affligge,
l'indebolisce, la snerva dal di dentro. Il cuore si riempie di
amarezza".
Contemporaneamente, ha avuto luogo sul piano storico una nuova,
tumultuosa avanzata della società secolarizzata, che si
è affermata rapidamente nel costume (paganesimo sessuale,
droga, scristianizzazione crescente del popolo), nonchè
nell'ambito delle leggi (divorzio, aborto ed altre).
Quanto
a Jacques Maritain va ricordato che più tardi si
è spaventato e ricreduto. Nel suo ultimo libro importante
infatti, Il contadino della Garonna (1966; traduzione italiana
ritardata al 1969), Maritain ha parlato, riprovandolo, di un
"neo-modernismo" inaspettatamente scatenatosi nella Chiesa, confronto
al quale quello che a principio secolo preoccupava tanto non fu che "un
modesto raffreddore da fieno".
Ma
ormai il danno era fatto. I suoi seguaci non sono più
tornati indietro: anzi, dopo che si è arrivati alla
spaccatura del partito politico cristiano, essi si sono subordinati
agli eredi del comunismo, dandogli modo di prendere la guida del
governo.
Che
fare oggi, in tale situazione? Ci richiamiamo a un'altra affermazione
di papa Paolo VI: "Ciò che mi colpisce, quando considero il
mondo cattolico, è che all'interno del cattolicesimo sembra
talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e
può avvenire che questo pensiero non cattolico all'interno
del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non
rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che
sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia". Il Papa
aggiunge: "Ciò che manca in questo momento al cattolicesimo
è la coerenza".
Ecco:
i cattolici che non si sono messi al seguito degli atei devono
conservarsi coerenti, e conservare gelosamente la propria
identità. Consci di quella promessa che è pegno
di vittoria, fatta da Cristo ai suoi: "Io sarò con voi sino
alla fine". Dobbiamo anche ricordare quel severo ammonimento del
Vangelo: "Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il suo
sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro
serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini" (Mt 5,13).
Bibliografia
- Eugenio Corti, Le
responsabilità della cultura occidentale nelle grandi stragi
del nostro secol!o, Mimep-Docete, Pessano (Ml) 1998.
- Eugenio Corti, Breve storia della Democrazia Cristiana, con
particolare riguardo ai suoi errori, Mimep-Docete, Pessano (Ml) 1995.
- Giovanni Cantoni, La ”lezione italiana”,
Cristianità, Piacenza 1980.