Corti,
25 anni da long seller
Mentre
esce lennesima edizione (la ventitreesima), il «soldato
del Regno», come simpegnò a essere
durante la ritirata dal fronte russo, continua il suo
lavoro da «cantastorie»: «Credo nel
romanzo, dove la storia è completata dalla fantasia»
Venticinque
anni dopo la prima edizione, Il cavallo rosso di Eugenio
Corti continua la sua corsa per le librerie e (ora) le
edicole: un vero e proprio 'long seller' che è
giunto ormai alla ventitreesima ristampa. Quasi un prodigio
editoriale per un romanzo di 1270 pagine e privo del sostegno
promozionale degli editori che contano (è pubblicato
dalle Edizioni Ares di Milano).
Eppure,
anno dopo anno, edizione dopo edizione, questo scrittore
cristiano, estraneo ai 'salotti culturali', ha venduto
in Italia oltre trecentomila copie del suo maggior romanzo,
che vanta anche un bel numero di traduzioni: in spagnolo,
francese, inglese, romeno, lituano, persino giapponese;
mentre sono in preparazione quelle in olandese, polacco
e serbocroato. «Non dimentico la febbrile attesa
della prima edizione, nel maggio 1983 rievoca Corti
. La stampa era finita, la copertina no: così
quindici libri furono lucidati a mano perché potessi
consegnare la prima copia a Papa Giovanni Paolo II in
visita a Desio». E ora, quasi a suggello del venticinquesimo
anniversario, la prossima settimana uscirà con
Famiglia Cristiana unedizione (altre cinquantamila
copie) in tre tomi, corrispondenti ai tre volumi di cui
il romanzo si compone.
Eugenio
Corti, nato nel 1921 a Besana in Brianza (Milano), ha
fatto parte di quella gioventù che nel 1940 si
trovò catapultata sui diversi scenari di guerra,
proprio come molti dei personaggi del romanzo. Scampato
alla morte nella ritirata dal fronte russo (raccontata
nellopera I più non ritornano del 1947, ora
reperibile nella Bur), ha combattuto ancora tra i reparti
dellesercito regolare che hanno accompagnato gli
Alleati nella liberazione dellItalia (materia del
suo Gli ultimi soldati del re). Dal dopoguerra in poi
ha visto le trasformazioni di una società che,
modernizzandosi, ha via via perso quellimpronta
cristiana che caratterizzava gran parte dellItalia,
certamente la Brianza dei 'paolotti'. Corti sente di dover
contribuire alla battaglia per il Regno (di Dio), come
aveva promesso in un momento tragico della ritirata di
Russia. «Lidea del Cavallo rosso spiega
Corti era di rendere la realtà delluomo
del mio tempo con un romanzo storico contemporaneo. Credo
nel valore del romanzo: il completamento della fantasia
serve a rendere la realtà storica in modo più
compiuto. Se vogliamo ricordare la peste del Seicento
a Milano, infatti, pensiamo ai Promessi Sposi e non alla
Storia della colonna infame ». Assoluto però
resta il rispetto della verità: «Anche se
non volevo entrare nel romanzo come voce narrante, gran
parte delle vicende che racconto le ho vissute in prima
persona, ma le ho distribuite tra i vari personaggi. Che
hanno tutti tratto spunto da persone reali».
Facendo
centro sul microcosmo cristiano di Nomana, Corti accompagna
Ambrogio, Stefano, Manno, Michele, Alma, Giustina, Colomba,
Fanny nei risvolti lieti e dolorosi della vita e compone
un grandioso affresco delle vicende del nostro Paese dal
1940 al 1974.
Ciò
che non è autobiografico è stato scrupolosamente
verificato: Corti ha perlustrato le coste della Tunisia
per riferire della traversata di uno dei protagonisti
dallAfrica così come ha percorso migliaia
di chilometri in Paraguay per documentarsi sulle Riduzioni
dei gesuiti (ambiente del romanzo La terra dellindio,
il primo dei 'racconti per immagini', seguito da Lisola
del paradiso e Catone lantico). «I tre volumi
del Cavallo rosso sono intitolati con espressioni tratte
dallApocalisse: il cavallo rosso simboleggia la
guerra, il cavallo livido (verdastro dice il testo biblico)
raffigura la guerra civile, mentre lalbero della
vita indica il ritorno alla pace che sempre segue anche
le vicende più tragiche». E la conclusione
del romanzo, con la salvezza ultraterrena anche dei malvagi,
ci ricorda che «la Provvidenza sa far nascere il
bene anche dal male».
Nella
tragedia Processo e morte di Stalin (con la geniale intuizione
del dittatore sovietico eliminato da una congiura dei
suoi fedelissimi) e in altri testi di saggistica Corti
ha messo a frutto la conoscenza del comunismo acquisita
in Russia per cercare di illuminare sugli orrori di un
mondo che voleva fare a meno del cristianesimo. Sono opere
che hanno decretato lemarginazione di Corti, ma
se la critica 'ufficiale' lo ignora, il sostegno dei lettori
non è mai mancato a questo cantastorie, come gli
piace definirsi: i raccoglitori nel suo studio conservano
migliaia di lettere di ammirazione giunte da tutto il
mondo. Allestero le opere di Corti hanno trovato
ottima accoglienza, soprattutto in Francia: numerose sono
le ristampe e tra i lettori entusiasti del Cavallo rosso
si può annoverare anche il cardinale Philippe Barbarin,
arcivescovo di Lione. Con 87 primavere sulle spalle, Eugenio
Corti continua il suo lavoro di narratore: «Scrivo
sempre prima a matita [ne ha una schiera sulla scrivania,
ndr] e poi batto il testo, un tempo a macchina ora al
computer. Ora sono alla seconda stesura di una storia
ambientata nel mio amato Medioevo, lepoca delle
cattedrali gotiche, che ha come protagonista una monaca,
antenata della famiglia di mia moglie, che fondò
un ordine francescano femminile dedito alla vita attiva
e non solo a quella contemplativa». Il soldato del
Regno è ancora in servizio.