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Data: settembre 1999
Autore: -
Fonte: Tracce
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Omaggio a Eugenio Corti

Massimo Caprara
Che cosa ispira Corti, che cosa a me ha ispirato Corti? Il crollo dell'impero comunista fu dovuto soprattutto a una insorgenza dell'uomo, della coscienza dell'uomo. Questo è quello di promettente che c'e oggi nella storia del comunismo passato, ma non sepolto. La crisi dell'impero sovietico fu a mio parere un'insorgenza metastorica e tu nello stesso modo una vittoria dello spirito. Fu preparata da anni di clandestinità, di opposizione, di sacrificio, di persecuzioni. Questa e la storia della crisi dell'impero sovietico e poiché Corti conclude parlando di Agostino come filosofo, io desidero dire che la crisi dell'impero sovietico mi pare essere stata veramente un trionfo della dottrina di Agostino. Un trionfo cioé della validità del rifiuto dell'uomo e dell'insorgenza dell'uomo che é in ogni uomo. E' un'insorgenza e una libertà che nessuna dittatura, che nessuna violenza ha potuto, né potrà mai sommergere. Con questo impegno io sono venuto qui a parlare per Corti e per dare testimonianza di una vita di errori, ma anche di una vita che può contribuire, che vuole contribuire alla verità.

Alessandro Maggiolini
Corti esprime la vita di ogni giorno, quella vita che ha dentro i valori che sono cristiani e umani. In questo senso non è semplicemente inviso al marxismo, ma è anche inviso all'ideologia radical-chic. E mi pare di dover dire che devo ringraziare il maestro Corti perché non si è perso, per vedere se fosse uno scrittore cattolico o un cattolico scrittore, era un cattolico che si è messo a scrivere e si è accorto che la poesia se l'è trovata fra le mani. Corti facendo poesia invita a un impegno cristiano, cioé fa capire che la gente ha bisogno di un tessuto connettivo che strutturi una comunità cristiana in cui ci si sostiene, ci si aiuta e si propone la verità dell'uomo. Così come - a mio parere - 1'opera di Corti è un'opera eminentemente politica: non che Corti faccia politica, ma parla dell'uomo e mette dentro delle idee che poi generano un tipo di convivenza diversa dalla convivenza for-ata di tipo marxista o dalla convivenza anarchica.

Ettore Bernabei
Eugenio Corti è un uomo che crede in Dio, e i suoi personaggi sono creature di Dio. Ecco la sua posizione fondamentale. E così si spiega il caso Corti, cioe il silenzio fatto intorno a lui e alle sue opere di così grande valore letterario e poetico, perché una cultura ufficiale che si pretende monopolista ha deciso che Dio non esiste, non dice che è morto. Ed è la cultura letteraria, la critica ufficiale, la pubblicistica, la televisione. Impegnatevi a fare quello che ha fatto Corti, cioè a rendere testimonianza di quella che è la realtà del mondo, la realtà dell'uomo, dell'uomo creatura di Dio, dell'uomo che sta ogni momento nel Mistero di Dio. E come? Basta avere il dono dell'intelligenza che Dio dà a tutti gli uomini, esercitarlo con coerenza, con coraggio, proprio nel mondo della cultura e della comunicazione. Corti ha fatto un bel romanzo e un buon romanzo, raccontando la vita vera degli uomini e delle donne di tutti i giorni, della vita comune. E come Corti ha fatto della narrativa di grande pregio letterario ma soprattutto di grande testimonianza cristiana, voi soprattutto che siete ancora alle prime vicende della vita, della giovinezza e della maturità, sono sicuro che potrete fare della buona comunicazione telematica. Ve lo auguro con tutto il cuore.

Davide Rondoni
Ciò da cui Corti trae la forza per scrivere non sono gli argomenti polemici che lo affascinano e che lo tirano, non sono nemmeno gli argomenti ideologici, nel senso alto del termine, che egli usa. C'è qualche cosa da cui egli trae il respiro. Le parole sprofondano in qualche cosa che le precede, la forza delle parole sprofonda e trae la propria energia da qualcosa che le precede. A differenza di tanta narrativa contemporanea e di tanta poesia contemporanea - permettetemi - Corti ha una straordinaria figliolanza, consuetudine e confidenza con il senso, con il fatto che il mondo ha un senso. La scrittura di Corti testimonia la posizione di un uomo che dice al mondo: "Tu mi piaci, tu sei qualcosa che in qualche modo mi attrae, m'incanta, sei un fiato che mi nutre, sei un respiro da cui io traggo respiro". Guardate che oggi queste affermazioni, soprattutto nella letteratura del '900, sono assolutamente contradditorie alla storia, completamente contro corrente. La maggior parte della letteratura del secolo dice al mondo: "Io non ti voglio".

Eugenio Corti
"Io mi sento un soldato. Lo so bene che tutti noi siamo soldati, Militia est vita hominum super terra (la vita dell'uomo sulla terra è battaglia; ndr), ma io mi sento un soldato, parlando proprio razionalmente, perché io non avrei dovuto sopravvivere alla ritirata di Russia; sotto un profilo razionale, visto come ho cercato di spendermi, non dovevo venirne fuori. E' stata una strage tale, così spaventosa, così grande, che se le cose andavano via lisce secondo la razionalità, non ne uscivo. Invece ne sono uscito. Allora mi sono chiesto il perché; perché io non sono stato preso, ma sono stato lasciato? A caso, forse? E sentivo che non era così, io ero stato lasciato per una qualche precisa ragione, che ho concretato in questo, che ho sentito profondamente in questo: io dovevo continuare a combattere, non dovevo morire, restare lì, dovevo continuare a combattere per il Regno". (E. Corti durante 1'incontro a lui dedicato)

D. Corti,quasi ottantanni, i libri tradotti in francese, un nuovo testo nelle scuole… E una nuova primavera.
R. E' sempre primavera in questo lavoro. Non è un lavoro divertente, ma ci sono sempre novità. Io cerco di fare quello che sento come mio lavoro e vedo che ci sono molti ostacoli, soprattutto quello della cultura dominante, che mi respinge. E ha ragione, perché io continuo ad attaccarla, con la dimostrazione dei suoi errori e dei suoi crimini.

D. Come ha vissuto 1'esperienza della recente guerra nei Balcani, lei che è stato testimone privilegiato della Seconda guerra mondiale?
R. lo un po' quei popoli li conosco. I croati sono più vicino a noi, perché sono di alfabeto latino e cattolici, gli sloveni prima ancora di loro, che sono stati di orbita piuttosto austriaca, i serbi sono tutti dei magnifici soldati. Ma tutti, compresi quelli dell'Albania, sono stati spinti al brigantaggio da una occupazione secolare dei turchi, per cui per sopravvivere dovevano sparare addosso alla gente per difendere le donne. I più civilizzati dovrebbero essere gli sloveni: sono quelli che hanno fatto le foibe e vi hanno buttato dentro 10.000 italiani e molti di più slavi. Quando si sono messi in urto tra di loro era difficile poter scegliere, perché i serbi consideravano il Kosovo come una loro regione non marginale; per loro il Kosovo é come per noi la Toscana. Tutta la loro cultura e la loro civiltà è nata e si è sviluppata lì: loro credono che la loro pittura sia alla testa della grande pittura rinascimentale di tutto 1'Occidente.

D. Che differenza c'è tra questa pace di oggi e quella del '45?
R. Non esiste soltanto 1'America pagana, ma esiste anche 1'America cristiana, che è quella che tiene il campo, che prevale là da loro. Questa America cristiana e puritana. Ha una sua missionarietà, che non è come la nostra. Noi abbiamo più missionari nei Paesi in via di sviluppo. Per loro la missionarietà è impostata come correzione del mondo. L'America si è scontrata piu volte con l'Islam, perche 1'Islam sta preparando la sua rivincita sul cristianesimo, soprattutto con la diffusione della natalità. Gli americani una volta tanto hanno scelto la causa degli islamici in Albania, con 1'idea di dare un contentino, senza risultati. Non si sa cosa proporre: forse 1'unica proposta è di dividere il Kosovo tra albanesi e serbi, lasciando agli albanesi le zone delle chiese medievali. Nel '45 la guerra è finita per esaurimento di tutti.

D. Rispetto alla tesi di Fejto sulla fine dell'Impero asburgico, lei cosa dice?
R. lo ho grande stima dei popoli asburgici e penso che ora in Europa la direzione dei popoli venga assunta dai tedeschi anziché dagli austriaci. Ci sarà un'impronta ancora sostanzialmente cattolica, anche coi tedeschi, perché il cristianesimo che tiene in quelle zone lì e ancora quello cattolico, 1'altro è secolarizato; però non è cattolico alla maniera di quello austriaco.

D. Cosa ne pensa del rapporto pacifico tra i popoli? E' possibile?
R. Bisognerebbe che gli uomini si comportassero da cristiani e bisognerebbe che i cristiani non fossero così divisi culturalmente.

 

Eugenio Corti